Seminari


2020


Roma Capitale delle istituzioni. Una sperimentazione progettuale sui brandelli dello SDO fra recupero e rigenerazione urbana. Il nodo Tiburtina Pietralata - proff. A. Bruschi e P.V. Dell'Aira
Workshop nel periodo settembre - ottobre
Il 150° anniversario di Roma Capitale rappresenta un’importante occasione per riflettere sulla città in relazione al sistema delle Istituzioni dello Stato, nodo cruciale del suo impianto urbano. La macchina amministrativa infatti interferisce fortemente con l'assetto della città e ne condiziona il funzionamento, saturando il centro urbano e addensando nelle sue aree i gangli vitali dello Stato. Collegandoci a una Domanda di Ricerca d’Ateneo, formulata sul tema, intendiamo proporre ipotesi e sperimentazioni di rigenerazione rivolte ad alcune delle “sospese”, ormai tramontate, aree, di quel forte e intelligente disegno che fu il Sistema Direzionale Orientale, nelle sue originarie “visioni”. La cornice è quella di un possibile rilancio della “figura” di Roma Capitale, allora intravista. Di quel momento, restano infatti “le prove”. Anche se rare e mal relazionate, oltreché insufficientemente servite dal sistema della mobilità, sopravvivono porzioni edificate appena parziali, lacune urbane, lacerti, prodotti isolati, fermi al loro momento storico. Il Seminario ipotizza azioni progettuali localizzate nel settore urbano ex_SDO e mira a razionalizzare il rapporto fra i grandi interventi pubblici e la città della residenza, completandone l’assetto e migliorando la qualità dei servizi e il rapporto cittadini/istituzioni.
La sovrascrittura dell’esistente nel panorama internazionale. Riflessioni sulle operazioni progettuali dalla ri-significazione al displacement urbano.
4/5 incontri nel mese di dicembre
Negli interventi di rigenerazione di parti di città, riuso o riqualificazione, dove il progetto del nuovo integra o sostituisce il preesistente, il fattore tempo è frequentemente disatteso o poco analizzato. Nel recupero materiale e immateriale del patrimonio, nella ricostruzione, il progetto è portatore di una intenzione: confrontarsi con la preesistenza, con l’identità precedentemente acquisita del luogo. Nel ri-attribuire un valore ai luoghi è difficile riconsiderare i tempi di costruzione e di uso ormai stratificati quando il nuovo progetto, portatore di un linguaggio autonomo, ha un uso veloce, un tempo immediato. Lo spazio è noto nella sua identità mentre l’intervento contemporaneo rispetto al consolidato presenta un fattore tempo debole: un displacement temporale. L’identità del progetto rivisitata, assimilata o ridisegnata non appartiene solo al manufatto, ma alle relazioni con il contesto nel suo significato più ampio che “colui che vive lo spazio” riconosce emotivamente come tali e stabilisce come proprie con il contesto stesso. Molte sono le interpretazioni sul modo di esplorare lo spazio in architettura che ci hanno permesso di consolidare la correlazione tra spazio e architettura e queste derivano dall’immediatezza con cui si esplicita l’architettura come una “cosa spaziale”. Husserl concepisce lo spazio com’era già definito da Platone nel Timeo, cioè come avente una natura che non è intelligibile né sensibile, e che soltanto può essere conosciuta da un “ragionamento”, e oggi possiamo anche dire da “un sentimento”. Lo spazio non si manifesta, non diventa fenomenico; non esiste una vita specifica dello spazio, piuttosto si costituisce insieme alle cose. Modalità: Saranno proposte ai dottorandi progetti e letture sul tema. Al termine sarà loro richiesta una riflessione progettuale. Parteciperanno al seminario due ospiti.
Architettura italiana contemporanea: linee di ricerca, temi, linguaggi.
4/5 incontri nel periodo 26 ottobre / 27 novembre
Il seminario, in continuità con il lavoro svolto dai dottorandi nell'a.a. 2018-19, propone un'indagine critica sull'architettura italiana nel periodo dal 2000 ad oggi attraverso la quale individuare linee di ricerca, temi e linguaggi contemporanei. Rispetto a quanto svolto l'anno precedente sulle linee di ricerca, si propone di focalizzare l'attenzione su continuità o superamento delle tendenze architettoniche sviluppatesi nel periodo che va dal secondo dopoguerra agli anni '90, anche attraverso brevi saggi monografici su singoli autori. Il seminario sarà diviso in due fasi, la frequenza sarà bisettimanale e concentrata nella prima settimana di ogni fase con un massimo di 4/5 incontri più la consegna e la discussione dei risultati finali in forma di saggio breve (15.000 / 20.000 battute max).
Architettura come contenitore ibrido: lo spazio pubblico negli edifici all-inclusive
5 incontri: uno a ottobre (28) e 4 a novembre (4, 11, 18 e 25)
Nella città contemporanea, multiforme e smisurata, lo spazio pubblico e le attività collettive vengono sempre più spesso inserite all’interno di grandi edifici all-inclusive (hybrid-building). La concentrazione di porzioni di urbano e l’introversione delle funzioni pubbliche dentro del grandi contenitori non è però una novità dell’architettura contemporanea: già le grandi esposizioni universali avevano inventato l’idea di una città racchiusa all’interno di contenitori. Sono però alcuni progetti della tarda modernità – il Parlamento di Le Corbusier a Chandigarh, la Facoltà di architettura di Vilanova Artigas, il SESC Pompeia di Lina Bo Bardi – insieme ai sistemi urbani strada-edifici pubblici – per esempio l’avenida Paulista con l’Instituto Moreira Salles di Andrade-Morettin, il Conjunto Nacional di David Libeskind, il MASP di Lina Bo Bardi, il FIESP di Rino Levi, – e alle “storiche” strip commerciali americane a mostrare i prodromi di un’ibridazione tra edificio e città che sembra essere divenuta una “forma tipica” dello spazio pubblico contemporaneo che si ritrova in numerosi progetti contemporanei della mixité. Il seminario intende proporre una lettura critica dell’architettura del contenitore ibrido a partire dalle definizioni di spazio pubblico e collettivo e dall’analisi di casi studio moderni e contemporanei. I dottorandi iscritti al seminario saranno chiamati a partecipare attivamente al seminario con letture comparate di progetti esemplari presentati in chiave critica attraverso una selezione di parole chiave per tracciare una tassonomia dei cambiamenti spaziali e formali dell’edificio pubblico e delle relazioni con i contesti urbani. Nell’ambito dei 5 incontri si prevede di dedicarne uno a una conferenza con ospiti esterni.
Forma urbis e iconografia. Organico - meccanico - telematico: dalla città della rappresentazione alla città della comunicazione.
Worshop di 1 settima - dal 19 al 24 ottobre
Il seminario propone una lettura iconografica e iconologica dell'immagine della città premoderna, moderna e postmoderna per individuare, di queste rappresentazioni, alcune invarianti formali che le caratterizzano ma anche per individuare gli elementi di forte differenziazione che i diversi cicli figurativi, pongono all'attenzione disciplinare. La lettura iconografica e iconologica propone una possibile interpretazione dello sviluppo della ricerca teorica e figurativa della forma urbis dalla premodernità alla postmodernità. La progressione tematica delle immagini proposte indicherà le trasformazioni subite dagli statuti e dai codici disciplinari della rappresentazione dell'architettura nonché le trasformazioni subite dall'architettura stessa, dei suoi significati e delle sue finalità operative.
Nuove forme di complessità del progetto architettonico e urbano - proff. M. Pazzaglini e N. Trasi
4 incontri (un incontro a settimana) nel periodo 21 settembre / 16 ottobre
Il Seminario, intende focalizzare l'attenzione sulle sfide delle trasformazioni urbane contemporanee, esplorando il futuro dell’architettura attraverso la chiave della complessità. Esplorare la città e l’architettura come sistema complesso di flussi e di reti; come sistema integrato di artificio e natura; come luoghi plasmati di continuo da una pluralità di soggetti, individui, traiettorie; le città come luoghi di produzione materiale e immateriale; come luoghi in cui la specie umana ha l’occasione di invertire gli effetti disastrosi del cambiamento climatico, rigenerando gli spazi e le relazioni. E il mondo dell’architettura, in tutte le sue sfaccettature, gioca un ruolo fondamentale in questa fase di necessaria inversione di rotta. L’architetto deve stare al passo con i tempi e con le sfide urgenti da fronteggiare; deve essere dunque preparato a comprendere in maniera profonda i sistemi complessi e interconnessi in cui viviamo; deve altresì essere capace di adottare una prospettiva a lungo termine e di suggerire una serie di misure concrete che possono ispirare abitudini e attitudini per ricostituire, tra le altre cose, i nostri legami con la natura. Articolazione del Seminario : 4 incontri con i coordinatori del Seminario + 1 o 2 ospiti : ogni incontro affronterà un tema specifico attraverso la prestazione di un libro di cui sarà presente l’autore. Per ogni incontro sarà chiesto ai dottorandi di redigere un testo critico del libro presentato accompagnato da un concept progettuale. I dottorandi dovranno produrre quindi 4 testi critici e 4 concept, orientati verso l’obiettivo suddetto di redigere una sorta di Manifesto, di Carta di intenzioni che mirano a pensare in maniera diversa alla nostra relazione con l’ambiente.
Architettura e città dei margini costieri - prof. Roberto A. Cherubini
8 incontri in due settimane dal 1 al 15 ottobre
Seminario di tipo intensivo: 4+4 incontri in due settimane. La prima in mobilità estera. La proposta di Seminario si inquadra in una tradizione di studi sull’architettura e sulla città costiera proposta nell’ambito dell’offerta formativa del Dottorato che data ormai da più di un decennio. Il Seminario offre ai partecipanti una esperienza di ricerca legata a questioni operative correlate ad un soggetto ampio, capace di dispiegarsi in relazioni con oggetti progettuali specifici, con fonti archivistiche vicine e lontane, con Enti ed Istituzioni partner del Dipartimento. Questo in un contesto, quello mediterraneo, che rappresenta l’orizzonte più ampio dell’interesse di ricerca istituzionale del Dipartimento e del Dottorato nel loro muovere dal locale (Roma, il suo territorio e i suoi temi) verso l’ambito ampio che mantiene in Roma il suo centro, ma ha come confini i limiti dei territori affacciati sul mare che le appartiene per baricentricità geografica e culturale. Nell’ambito del tema della trasformazione delle aree costiere e portuali e della sostenibilità del progetto, il seminario intende esplorare la logica di una città capace di attrezzarsi puntualmente per il risparmio della risorsa territorio, riutilizzando per le nuove funzioni spazi marginali oggetto di trasformazione e valorizzazione e focalizzando la sua attenzione sul forte vincolo imposto dalla presenza della linea di costa a forma urbana e architettura. Obiettivo operativo del seminario, che sarà condotto in stretta relazione con l’attività di ricerca di LabMed – Laboratorio di ricerca modellistica progettuale per il Mediterraneo (DIAP Sapienza) – diretto da Roberto A. Cherubini, è la messa a punto da parte di ogni partecipante di un ragionamento guidato – debitamente circostanziato e supportato da materiali iconografici e bibliografici – della dimensione di un articolo o di un saggio breve, riguardante un argomento o un caso di studio nell’ambito della problematica in esame. Il seminario si svolgerà nel corso di quattro incontri settimanali più una consegna, utilizzando ampiamente nel lavoro feedback per via telematica.
Nota sul genere progettuale della "città interroga" - prof. Lucio V. Barbera
4 incontri nel periodo 14 settembre / 9 ottobre 2020
Esercizio progettuale che propone di lavorare sul quartiere dell'Eur immaginandolo nelle condizioni in cui si trovava dopo la guerra, rendendolo il campo di un gioco progettuale di completamento, nei limiti esatti del territorio che ha fatto parte del patrimonio dell'Ente EUR (e oggi della EUR spa). Un gioco progettuale da sperimentare di getto, con libertà di linguaggi, ma sempre con intensità; dopo una breve preparazione, altrettanto intensa. Due punti fermi; il primo riguarda lo spirito con il quale affrontare il progetto o, se meglio si intende, l'ispirazione che deve muoverlo. L'E42 è nata come città della suggestione intellettuale e retorica del sogno fascista (o meglio Piacentiniano), ma nel dopoguerra fu imposta come l’ideale città della soddisfazione della borghesia del dopoguerra e delle sue istituzioni – amministrazione locale, ministeri, grandi società di Stato, Banche e monumenti sportivi alla modernità; una ideale città borghese e statalista, solo apparentemente trasognata. E sarebbe potuta essere, invece, l'imponente testimonianza del dramma storico, allo stesso tempo utopico e impotente, che vive nella città italiana moderna e che emerge nei giganteschi quartieri dell'euforia progettuale, da Corviale al Laurentino 38, dalle Vele di Napoli al Rozzol Melara di Trieste. O avrebbe potuto rappresentare il campo dove sommergere le rovine imperiali della modernità fascista in un paesaggio di realizzata città pasoliniana, esito estremo di un connubio possibile tra il realismo magico d'anteguerra e il neorealismo lirico del dopoguerra, sino al punto di far giocare gli archi del capolavoro di Lapadula con un nuovo paesaggio poetico e plebeo, proprio come gli archi degli acquedotti antichi giocano col paesaggio romanesco dei film di Pasolini, appunto. Il primo punto fermo, dunque è quello di affrontare il progetto carichi di suggestione, la propria, tratta da una riflessione storica ed emozionale sull'EUR e i suoi rapporti con Roma e la sua gente. Un secondo punto fermo deve essere quello di tener presente che l'EUR, nel dopoguerra, rappresentò un'occasione unica in Europa. Roma con l’EUR si trovò ad avere già impiantato lo scheletro di un nuovo “quartiere direzionale moderno” (persino dotato di una linea metropolitana!) prima di Parigi (la realizzazione della Défense a Parigi iniziò con grande lentezza nel 1958, il primo vero grattacielo fu costruito nel 1970, la metropolitana per l'Etoile fu realizzata nel 1974, ma la spinta maggiore venne all'epoca della presidenza Mitterand, negli anni ottanta), prima di Londra (soltanto nel 1981 il Segretario di Stato britannico per l'ambiente, Michael Heseltine, formò la London Docklands Developmente Corporation la cui più appariscente realizzazione è il complesso Centro Direzionale di Canary Wharf); per non parlare delle città tedesche, ancora in pezzi negli anni del dopoguerra. Come sempre l'occasione fu colta a metà, le ambizioni furono misurate su una idea del futuro soddisfatta e pacificata secondo la tipica tendenza italiana a considerare una visione “mediana” e “armonica”, dunque surreale del presente come profezia realizzata. Il seminario di progettazione, da considerare un workshop intensivo, sarà preceduto da una conversazione ricognitiva, non tanto pedantesca, sul progetto d'insieme dell'E42 piacentiniana e sui progetti elaborati per essa.
Architettura contemporanea cinese tra contaminazione e ibridazione - prof. N. Valentin
4 incontri nel periodo 1 Giugno - 15 Luglio
Il seminario propone una riflessione critica sui principali elementi propulsori della rapida e inarrestabile trasformazione architettonica e urbana di molte città della Cina ma soprattutto su quali siano i fattori che hanno favorito il grande processo di modernizzazione di gran parte del paese. In particolare, all’interno del seminario verrà approfondito il ruolo fondamentale che, soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento, ha assunto l’influenza dell’architettura occidentale. Infatti, in molti progetti, si possono individuare una varietà di stili architettonici e impostazioni urbane provenienti da lontano, in particolare dall’Occidente, che assimilati o reinterpretati, separatamente o congiuntamente, nei confronti dei dettami culturali del luogo, trasmettono una serie articolata di simboli e significati che vanno oltre il loro aspetto formale. Per tali ragioni all’interno del seminario verrà proposto lo studio e l’analisi dell’influenza occidentale in Cina come elemento fondamentale di lettura per comprendere come nel tempo esso sia diventato parte di un più complesso processo di evoluzione e ibridazione con l’architettura autoctona del paese. Infatti, nello sviluppo dell’architettura moderna e contemporanea cinese è possibile riconoscere molte similitudini e contraddizioni sospese all’interno di un dialogo architettonico tra Est e Ovest. Ai partecipanti del seminario è richiesto un testo critico metodologico di 8000-10.000 caratteri sul tema in discussione.
Dismisura. Le parole e l’Architettura Laboratorio di teoria e scrittura d’architettura - prof. L. Molinari
Giugno. 3 cicli di due lezioni in due giornate affiancate (3-4, 10-11, 17-18)
La maggior parte dei termini che utilizziamo faticano a rappresentare i fenomeni e i luoghi che abitiamo oggi. E se non condividiamo lo stesso vocabolario come facciamo a immaginare che la pratica del progetto, che abitualmente lavora sulla sintesi concettuale dei problemi e sulla produzione di visioni, possa generare immagini e soluzioni condivise da una comunità? La pratica del progetto oggi ha bisogno di tornare alla definizione di una possibile teoria del progetto che riparta da un ascolto problematico e laterale delle realtà che attraversiamo oltre che da una forma diversa e critica di consapevolezza dei termini che usiamo e applichiamo. I termini individuati lavorano sullo spiazzamento concettuale e insieme sulla definizione di un patrimonio di termini/immagini che ampli una visione asfittica e limitata di architettura per renderla capace di provocare reazioni/azioni utili a riportare al centro il progetto come identità necessaria. Il corso si caratterizza come laboratorio sulla parola e il progetto attraverso 6 lezioni incentrate su coppie tematiche e dialoghi con ospiti esterni chiamati a portare punti di vista spiazzanti dal punto di vista disciplinare. Ogni lezione sarà introdotta da storie di architettura capaci di esemplificare i temi proposti. Agli studenti verrà chiesto un saggio scritto/illustrato che utilizzi uno dei termini portati nelle sei lezioni e che diventi occasione teorica per ragionare sul proprio lavoro di ricerca dottorale.
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2019


Massimo Zammerini, La flessibilità nella concezione dell’alloggio
autunno 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / 18, 25 novembre, 2, 9, 10 dicembre

Guendalina Salimei, con Emanuele Habib (DIAEE Sapienza, Università di Roma) e Monika Schultz (Transsolar Klima Engineering GmbH), Forma architettonica e sostenibilità ambientale: dal progetto sull’esistente alle figure del riuso sostenibile
autunno 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / 13, 14, 15 novembre, 5, 6 dicembre

Domizia Mandolesi, Architettura italiana contemporanea: linee di ricerca, temi, linguaggi
autunno 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / 21, 24, 28 ottobre, 4, 8, 26 novembre, 16 dicembre

Federico De Matteis, Forme e culture dello spazio
autunno 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / 17, 31 ottobre 7, 21, 28 novembre

Alessandra Criconia, Architettura come contenitore ibrido: lo spazio pubblico negli edifici allinclusive
autunno 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / 6, 13, 20, 27 novembre, 4 dicembre

Roberto Cherubini, Architettura e città dei margini costieri
autunno 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / 14, 15, 16, 17, 18 ottobre

Andrea Bruschi, Paola Veronica Dell'Aira, Piero Ostilio Rossi, Ipotesi per un Museo della Scienza nel comparto di via Guido Reni a Roma
autunno 2019, Sede DiAP, via Flaminia 359 / 1, 2, 3, 4, 7, 8 ottobre / concluso

Maurizio Bradaschia, Il progetto di architettura temi per un approccio metodologico alla costruzione dell’architettura
autunno 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / calendario da definire

Andrea Grimaldi, Stanza per sé: progetto per un'unità minima di spazio abitabile tra archetipi e nuovi scenari
dalla 1a settimana di giugno alla 2a settimana di luglio 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / concluso

Andrea Bruschi, il nuovo architetto. Riflessioni sul futuro di una disciplina in crisi
1a e 2a settimana di giugno 2019, Sala del Dottorato, piazza Borghese 9 / concluso

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