L’urgenza determinata dal ritmo crescente con cui le catastrofi climatiche si verificano sul nostro pianeta Terra, ha posto la necessità di riflettere collettivamente su alcuni concetti fondamentali per le discipline scientifiche che, pur con origini e finalità diverse, si occupano degli insediamenti umani e delle loro modalità di trasformazione. A maggior ragione in questo dottorato di ricerca in “Ingegneria dell’architettura e dell’urbanistica” che ha mantenuto, dalla sua fondazione, un forte orientamento al confronto multi e interdisciplinare. Le critiche sempre più ampie e radicali a statuti epistemologici basati su astratte razionalità improntate allo sviluppo, e l’esigenza di capire in profondità – essendovi implicati – i contesti locali (senza mai perdere lo sguardo d’insieme), costituiscono i caratteri essenziali del contesto di ricerca e di insegnamento di questo corso di dottorato, che incentra la sua riflessione su città e territori. “Terra” è dunque, per noi, concetto fondamentale e “parola-chiave”. Seppure dalle nostre molteplici e diverse provenienze, l’urbanistica, intesa come impegno a garantire l’interesse pubblico delle trasformazioni territoriali, è un ambito di ricerca e di azione per noi essenziale. A questo proposito non possiamo non osservare con preoccupazione l’atteggiamento di progressiva rinuncia a realizzare contesti di vita più sostenibili e meno iniqui e, al contrario, il suo piegarsi a idee ultraliberiste orientate a un modello di città fatto “per pezzi” o per singoli edifici. Tale modello, infatti, non solo comporta una progressiva disattenzione per lo spazio pubblico (e un totale disprezzo della vita collettiva) che si osserva prima di tutto nella crescente privatizzazione degli spazi e nella conseguente mortificazione delle occasioni d’incontro che sono (erano) alla base del vivere insieme, e del modo di vita “urbano”, ma implica anche la compressione e la perdita di una serie di funzioni, urbane ma irriducibili alla dimensione edilizia: in primis, aree verdi e permeabili, reti ecologiche e biodiversità che innalzano la soglia della vulnerabilità ai rischi climatici, nonché il benessere sanitario delle collettività, umane e non umane, insediate nelle città.