Titolo della tesi: Sustainable Nutrition in Italy
L'attuale sistema agroalimentare è un fattore primario della crisi ecologica, responsabile del 34% delle emissioni globali di gas serra, dell'occupazione dell'83% dei terreni agricoli (principalmente per la zootecnia) e del 70% del consumo di acqua dolce. Questo sistema genera costi nascosti (esternalità) per 14 trilioni di dollari annui, il doppio della spesa alimentare globale, gravando per 8,3 trilioni sulla salute umana e per 5,7 trilioni sugli ecosistemi. L'inefficienza è palese: l'allevamento fornisce solo il 18% delle calorie e il 38% delle proteine globali, a fronte di un immenso dispendio di risorse. Il cuore dell'analisi si basa sui dati dell'Indagine Multiscopo ISTAT, utilizzando il consumo di carne bovina come indicatore chiave (proxy) per l'impatto dello stile di vita. La popolazione italiana è stata segmentata in "alti", "medi" e "bassi" consumatori per studiarne i profili e le abitudini. La tendenza principale emersa è una netta e costante diminuzione del consumo di carne bovina in Italia. Gli "alti consumatori" (chi la mangia quotidianamente) sono scesi dal 9% del 1994 al 5% del 2022. Questo calo della domanda si riflette in una contrazione degli allevamenti e delle macellazioni, e in uno spostamento dei consumi verso carni alternative come maiale e avicoli. L'analisi dei cluster rivela che la transizione non è uniforme, ma guidata da fattori socio-demografici precisi: istruzione (il fattore più potente. Un livello di istruzione più elevato è direttamente correlato a un minor consumo di carne bovina e a una maggiore consapevolezza), genere (Le donne si dimostrano più propense e rapide degli uomini a ridurre il consumo di carne, spinte da maggiori preoccupazioni per la salute e la sostenibilità), geografia (Esiste una frattura territoriale. Il Nord-Est è l'area più virtuosa e veloce nel cambiamento, mentre il Sud Italia e le Isole sono più resistenti e presentano i consumi più alti), età (contrariamente alle aspettative, i giovani dai 14 ai 34 anni sono sovrarappresentati tra gli alti consumatori mentre il cambiamento è trainato dalla fascia adulta tra i 35 e 64 anni) e famiglia (Single e famiglie monogenitoriali tendono a consumare di più, mentre le coppie senza figli emergono come le più attente agli sprechi). Le scelte alimentari sono parte di "universi comportamentali" coerenti: Alto Consumo: È associato a diete ricche di snack, alcolici, bevande gassate e cibi processati. Questo profilo è legato a maggiori rischi per la salute (obesità, patologie cardiovascolari, cirrosi) e a una minore consapevolezza e preoccupazione per i problemi ambientali.Basso Consumo: È associato a diete ricche di vegetali, a stili di vita più sani e a un maggior livello di informazione critica (tramite lettura di libri e stampa). Questo gruppo mostra una coscienza ambientale più alta e articolata. Uno dei risultati più critici è l'evidenza di un profondo "knowing-doing gap" (divario tra sapere e fare). Nonostante un'elevata preoccupazione dichiarata per il cambiamento climatico e l'inquinamento, questa consapevolezza raramente si traduce in azioni concrete e quotidiane. Comportamenti come la lettura delle etichette, l'acquisto di prodotti biologici o l'uso di trasporti alternativi rimangono pratiche di nicchia. La causa risiede in barriere psicologiche come la percezione di inefficacia individuale, l'inerzia delle abitudini e la delega della responsabilità a entità esterne. La transizione verso un sistema alimentare sostenibile in Italia è in atto, ma è troppo lenta. Per accelerarla, è necessario superare il divario tra consapevolezza e azione.
Le strategie future devono abbandonare la comunicazione generalista e adottare un approccio: Segmentato e Digitale: Utilizzare i canali digitali per raggiungere specifici profili di consumatori con messaggi mirati, sfruttando le leve motivazionali più adatte a ciascuno (salute, economia, ambiente). Orientato all'Azione (Empowerment): Fornire strumenti pratici e semplici che facciano percepire ai cittadini il potere delle loro scelte quotidiane, spostando il focus dal "perché" al "come" agire. Olistico: Integrare la comunicazione con politiche pubbliche (tasse, sussidi, etichettatura chiara) e innovazioni dell'offerta (promozione di alternative proteiche) che rendano le scelte sostenibili più facili e convenienti per tutti. La chiave del successo risiede in un'azione combinata che unisca responsabilità individuale e un contesto socio-economico favorevole al cambiamento.