Titolo della tesi: Processi partecipativi e welfare a Roma: i casi dei Piani Urbani Integrati a Corviale e Tor Bella Monaca
La tesi analizza la trasformazione della governance del welfare locale italiano attraverso i processi di co‑programmazione e co‑progettazione introdotti dalla Legge 328/2000 e consolidati dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), esaminando empiricamente due casi studio: i Piani Urbani Integrati (PUI) di Corviale e Tor Bella Monaca a Roma. L’obiettivo è verificare se e in quali condizioni l’istituzionalizzazione della partecipazione riesca a produrre esiti deliberativi effettivi, ridefinendo i rapporti tra amministrazioni pubbliche e terzo settore e incidendo sulle forme di cittadinanza sociale e sull’innovazione istituzionale.
Il quadro teorico assume una prospettiva neo‑istituzionalista e di network governance, integrando contributi sulla social innovation. Seguendo i principali modelli teorici di riferimento, la ricerca valuta gli esiti dei processi partecipativi come funzione congiunta di due fattori principali: il grado di istituzionalizzazione delle procedure (chiarezza del mandato, regole di rappresentanza, responsabilità amministrativa) e il grado di coesione del tessuto associativo (densità relazionale, capitale sociale, capacità di mediazione).
L’impianto metodologico è qualitativo e comparativo, fondato su osservazione partecipante, interviste semistrutturate e analisi documentale, con l’obiettivo di mappare relazioni, leadership e apprendimenti collettivi. La comparazione tra Corviale e Tor Bella Monaca consente di evidenziare traiettorie differenziate di costruzione del welfare territoriale.
A Corviale la co‑programmazione si caratterizza per un elevato grado di integrazione e per una partecipazione ormai istituzionalizzata, frutto di un capitale relazionale sedimentato e di reti cooperative strutturate. Il processo raggiunge un livello decisionale effettivo, pur con alcuni rischi di egemonia dei soggetti più forti. A Tor Bella Monaca, invece, la partecipazione si colloca in un modello incrementale: forte formalizzazione procedurale ma coesione ancora debole. Il percorso ha avviato meccanismi di facilitazione e crescita fiduciaria, pur tra tensioni e frammentazione del tessuto associativo.
Dall’analisi emerge che la capacità decisionale di tali processi dipende dalla formalità delle procedure ma anche dalla combinazione tra leadership politica e amministrativa, capitale sociale e continuità relazionale. La partecipazione efficace richiede dunque una regia istituzionale orientata all’implementazione e alla costruzione di fiducia come infrastruttura decisionale.
In conclusione, i due casi dimostrano come la co‑programmazione possa agire da catalizzatore di welfare di prossimità e innovazione amministrativa, a condizione di essere sostenuta da contesti coesi e da leadership cooperative. Il modello proposto mostra anche una potenziale trasferibilità in altri contesti urbani, ponendo le basi per una riflessione complessiva sulla cittadinanza societaria, intesa come pratica collettiva di corresponsabilità e co‑produzione del bene pubblico.