GIUSEPPE MIGLIORE

Dottore di ricerca

ciclo: XXXVIII


supervisore: Lucio Tufano

Titolo della tesi: Le metamorfosi di Armida. Evoluzione drammaturgica di un soggetto tassiano nel teatro musicale italiano del Seicento

La presente ricerca analizza l’evoluzione drammaturgica della figura di Armida nel teatro musicale italiano del Seicento, dalla fase genetica del melodramma fino alla sistematizzazione del modello francese con Armide di Lully (1686). Assumendo come nucleo fondativo l’episodio tassiano della Gerusalemme liberata, lo studio indaga le modalità attraverso cui il personaggio viene progressivamente rifunzionalizzato in ambito scenico, acquisendo una fisionomia autonoma rispetto al modello epico originario. L’indagine si concentra prevalentemente sulle fonti librettistiche, a causa della frammentarietà delle testimonianze musicali superstiti, e adotta un approccio comparativo volto a ricostruire le principali direttrici di trasformazione del soggetto armidiano. Attraverso l’analisi delle strutture drammatiche, delle soluzioni scenotecniche, dei paratesti e delle strategie narrative adottate nei libretti italiani tra il 1600 e il 1677 (da Giovanni Villifranchi a Benedetto Ferrari, Virgilio Puccitelli, Ascanio Pio di Savoia, Carlo Plantamuro, Francesco Maria Santinelli e Angela Orsi), emerge un processo di progressiva centralizzazione della figura di Armida, che da antagonista epica si trasforma in protagonista tragica e motore dell’azione scenica.Particolare attenzione è dedicata alle dinamiche di genere che ne orientano la rappresentazione tra empowerment e contenimento patriarcale. La figura di Armida viene inoltre letta alla luce di una più ampia tradizione mitica e letteraria della femminilità perturbante, che affonda le proprie radici in archetipi antichi e si rideclina nel contesto controriformistico. La ricerca si completa con l’analisi di rare testimonianze musicali superstiti –il manoscritto autografo di Alessandro Capece e un intermezzo anonimo tardo-seicentesco – che contribuiscono a restituire frammenti sonori di una tradizione in gran parte dispersa. Lo studio dimostra come il Seicento rappresenti non una fase preparatoria, ma il laboratorio decisivo in cui si definiscono le coordinate strutturali, simboliche e spettacolari della figura di Armida nel teatro musicale europeo. La straordinaria duttilità del personaggio, capace di modulare il proprio profilo tra furor e abbandono, magia e vulnerabilità amorosa, costituisce la ragione della sua longevità nella storia del melodramma.

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