Titolo della tesi: Voci sospese: liuti nordafricani tra sradicamento culturale e memoria musicale. Un’indagine etno-organologica all’intersezione tra studi di cultura materiale, etnomusicologia storica e museografia decoloniale
Questa tesi prende avvio dallo studio di liuti a pizzico nordafricani storici conservati in tre importanti musei italiani; tuttavia, il suo centro di gravità è soprattutto metodologico. L’indagine formalizza e valuta criticamente un approccio all’etno-organologia storica nato in modo empirico durante la mia ricerca magistrale e qui ricostruito nei suoi fondamenti teorici, nelle sue assunzioni implicite e nelle condizioni della sua applicabilità. In una prospettiva dichiaratamente riflessiva, il metodo viene collocato entro una costellazione di pratiche e saperi che attraversa l’organologia storica, il paradigma indiziario della microstoria, l’etnomusicologia di terreno e, per analogia, alcuni modelli euristici della criptozoologia: ambiti distanti, ma messi in dialogo per chiarire come si costruisca conoscenza quando le fonti sono frammentarie e l’oggetto di studio è marginalizzato, secondo un’epistemologia della complessità.
L’approccio proposto è sottoposto a verifica empirica attraverso il confronto con sei esemplari, organizzati in tre casi di studio, così da far emergere non solo i risultati ottenibili ma anche gli aspetti critici e i limiti della procedura. Il metodo risulta particolarmente produttivo quando l’esemplare può essere triangolato con un repertorio di fonti eterogenee e quando la comparazione consente di trattare le microvariazioni morfologiche come indizi; in questi contesti, anche l’assenza può essere assunta come “evidenza negativa” e la rinuncia intenzionale a una parte della risoluzione diventa un gesto di rigore, non una sconfitta. Al contrario, l’efficacia dell’approccio si indebolisce di fronte a esemplari frammentari, morfologie singolari, campioni di confronto ridotti e catene documentarie interrotte.
In questa cornice, l’originalità del lavoro risiede nell’attenzione epistemologica rivolta a oggetti non conformi alle tipologie consolidate, talvolta criptici, spesso esclusi dalla letteratura e privati della propria “voce” da complesse vicende di musealizzazione. Un ulteriore elemento di forza consiste nell’uso regolato di fonti non canoniche e nell’impiego dell’iconografia come campo problematico e non accessorio, utile anche a leggere i dispositivi esotizzanti che hanno contribuito a ridurre questi esemplari al silenzio dei depositi.