Ricerca: Virtualitas. Storia di un concetto deleuziano dalle origini scolastiche alle prospettive neomaterialiste
Il processo interpretativo che consiste nel seguire l'evoluzione di un concetto nel tempo equivale a fare un calco delle acque già trascorse di un fiume. Ne persistono le tracce, i residui, i detriti negli argini ormai inesorabilmente diversi da quelli in cui il concetto era emerso. Questa è una delle prerogative fondamentali dello storico della filosofia: identificare la fonte semantica di un determinato lemma per mostrarne il processo di risemantizzazione a cui è stato sottoposto. Donare nuovo senso: è questo davvero quello che fa la filosofia? Certo, il paradosso filosofico per eccellenza: servirsi di una lingua standard per esprimere, astrarre, definire ciò che è fuori dal linguaggio e dal senso comune. Ma questa concezione è fondata su basi solide? È possibile forse che il senso sia già presente? Un senso intrinseco, inautentico, non esplicito. Un senso virtuale, sempre in potenziale attualizzazione. Si potrebbe dunque inferire che l'azione filosofica stessa sia una prassi che si lega al virtuale, al divenire-sempre-possibile del senso inespresso di una parola e
che, dunque, in questo senso essa sia intrinsecamente legata al suo sviluppo storico?
Queste domande guidano la presente ricerca che si propone di indagare la storia del concetto deleuziano di “virtuale”. L'aggettivo “deleuziano” non solo circoscrive l'ambito di ricerca sul virtuale, escludendone gli usi comuni del lemma, ad un tema squisitamente filosofico, – il “virtuale” così come Gilles Deleuze l';ha definito – ma indica nel medesimo tempo la prospettiva dalla quale ci posizioniamo e che orienta la nostra ricerca. Quest’ultima è articolata in tre sezioni. Una prima di analisi della stratificazione della struttura concettuale del virtuale in Gilles Deleuze, attraverso una disamina della pluralità dei materiali che hanno permesso a quest’ultimo di elaborarne una prospettiva originale. Una seconda di ricostruzione delle tappe dell’evoluzione del concetto di “virtuale” nella storia della filosofia, inseguendone le trasformazioni e lessicali e di senso, fino all’età in cui questo concetto è giunto nelle mani dello stesso Deleuze. E in ultimo una terza parte che ne esplori le modalità di applicazione nel pensiero contemporaneo dopo la morte dell’autore parigino.
La struttura tripartita della tesi mira a rispecchiare il triplice intento che sottende il lavoro di ricerca. In primis, dimostrare ad un tempo la peculiarità del metodo storico filosofico di Deleuze tout court e del concetto di “virtuale” in sé. In secondo luogo, rendere manifesto il profondo legame che unisce un’idea oggi giorno di dominio pubblico del mondo globalizzato, a cui si dà il nome di “Occidente”, con le sue radici nel pensiero storico-filosofico della stessa cultura occidentale. E infine allargare la domanda sull’essenza – storica e teoretica – di un concetto ad una domanda sulla
sua pragmatica: non soltanto come si definisce e, dunque, che cosa è il virtuale, ma anche che cosa esso fa, in particolare nei margini del pensiero filosofico contemporaneo.