Titolo della tesi: Ambivalent Im/mobilities: Rethinking South Asian Migrations to Italy Through and Beyond Queerness
Questa tesi indaga una traiettoria migratoria ancora poco esplorata nel panorama delle mobilità contemporanee: quella di persone ‘queer’/lgbt+ provenienti dal Sud Asia, i cui percorsi di migrazione terminano in Italia. Lungi dal concentrarsi su un singolo gruppo nazionale, religioso o sociale, la ricerca assume fin dall’inizio una prospettiva volutamente ampia, articolata attorno a tre coordinate intrecciate – ‘Sud Asia’, ‘Italia’ e ‘queerness’ – nel tentativo di far dialogare ambiti di studio che raramente si incontrano nell’accademia italiana.
In assenza di lavori che abbiano messo sistematicamente in relazione queste tre dimensioni, l’obiettivo del presente lavoro non è offrire un quadro esaustivo di una presunta ‘queerness sud asiatica in Italia’, bensì aprire alcune prospettive situate e individuali, su un’esperienza migratoria rimasta ai margini del dibattito accademico. La ricerca si basa su due anni e mezzo di lavoro etnografico qualitativo (2023-2025), condotto attraverso osservazione partecipante, interviste biografiche e semi-strutturate e “mobile methods”, coinvolgendo un gruppo ristretto ma eterogeneo di partecipanti: in prevalenza giovani uomini provenienti da Pakistan e Bangladesh, giunti in Italia spesso attraverso percorsi di riconoscimento dell’asilo per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere (SOGI).
In dialogo con i queer migration studies, la tesi esplora il rapporto dinamico tra migrazione e sessualità, interrogandosi su come queste si ridefiniscano reciprocamente. Analizza le strategie con cui i/le partecipanti negoziano visibilità e invisibilità, affrontano processi di razzializzazione e precarietà, e costruiscono spazi di abitabilità diasporica, all’interno della loro quotidianità. Allo stesso tempo, mette in discussione l’idea che la migrazione verso l’Europa coincida automaticamente con un ampliamento delle libertà sessuali, interrogando la sfera del desiderio come campo attraversato da disuguaglianze di classe, cittadinanza e potere. In alcuni casi, infatti, la migrazione può persino restringere, anziché ampliare, le possibilità di vivere il proprio desiderio.
Collocandosi all’intersezione tra studi sulle migrazioni sud asiatiche in Italia e studi italiani sulle migrazioni queer, la tesi propone un approccio “area-sensitive”, capace di tenere insieme attenzione al contesto regionale, da un alto, e analisi delle soggettività di genere/sessuali ‘non-normative’, dall’altro. Attraverso tre crescenti scale etnografiche di im/mobilità – ‘gesturing’, ‘walking’ e ‘migrating’ – la migrazione emerge come un processo continuo e multiscalare, che attraversa corpi, spazi e desideri, e che non si esaurisce in un singolo evento di spostamento da uno stato-nazione ad un altro.