Titolo della tesi: Metamorfosi dell’immediatezza. Il difficile equilibrio tra efficienza e garanzie nel rapporto del giudice con la prova.
Il giudice che acquisisce le prove dichiarative deve coincidere con colui che le valuta ai fini della decisione. L’indagine sull’evoluzione - divenuta, in tempi recenti, marcatamente involutiva - di tale principio muove da un inquadramento storico, rilevandone le radici tanto classiche quanto illuministiche, fino a rintracciarne un riconoscimento formale nella disciplina del codice del 1930. Si analizza, quindi, l’impostazione del “nuovo codice” del 1988, che postulava una rigorosa separazione tra le fasi del procedimento al fine di garantire che la formazione della prova avvenisse esclusivamente in sede dibattimentale, nel rispetto del contraddittorio e al cospetto del giudice della decisione. Segue una ricostruzione sistematica della collocazione del principio di immediatezza nel panorama costituzionale e sovranazionale, a partire dall’originaria proposta formulata in sede di Assemblea costituente, sino alla sua previsione nell’art. 111 Cost., il quale sancisce il diritto dell’imputato a confrontarsi con le fonti dichiarative “davanti al giudice”, nonché ai riconoscimenti espressi dalla Corte europea dei diritti umani.
Muovendo dalla consapevolezza della matrice storica e del rilievo costituzionale e convenzionale della regola in oggetto, lo studio si propone di vagliare criticamente gli istituti - vecchi e nuovi - che nel perimetro del codice e sotto l’egida di interpretazioni via via più flessibili, ne hanno progressivamente eroso la portata effettiva. Particolare attenzione è dedicata alle più recenti innovazioni normative rappresentate dalla liberalizzazione del ricorso al collegamento da remoto e dalla sostituzione della rinnovazione probatoria, in caso di mutamento del giudice, con la visione delle riproduzioni audiovisive: fenomeni che sollevano interrogativi profondi circa le prospettive evolutive del principio d’immediatezza nel processo penale contemporaneo.