Ricerca: Per un’estetica politica della trasmissibilità storica: Arendt e Benjamin tra eredità e rivoluzione
La presente ricerca interroga il rapporto tra rivoluzione e tradizione a partire dalla costellazione di pensiero che unisce Hannah Arendt a Walter Benjamin. Ripercorrendo i punti di scarto e di contatto tra le loro esperienze biografiche, le riflessioni e i riferimenti (da Kafka e Brecht alla Lega di Spartaco), questo lavoro mira a illustrare il problema della “trasmissibilità” storica dell’azione politica rivoluzionaria attraverso un’analisi del significato teorico e politico dei concetti di eredità, testamento, testimonianza. Affiancando la critica alla storiografia dominante e il recupero di una “tradizione degli oppressi” operati da Benjamin all’idea dei “tesori perduti” della tradizione rivoluzionaria nella concezione politica di Arendt, verrà messo a tema il problema degli usi delle rappresentazioni storiche delle rivoluzioni e delle condizioni estetiche e politiche della loro trasmissibilità storica. Attraverso le diverse articolazioni della congiuntura tra estetica e politica, si guarderà alle modalità con cui processi collettivi di costruzione di senso (sense-making) permettono di rompere con blocchi epistemologici riconducibili a rapporti di dominio differenziati. Il materialismo di Benjamin può informare criticamente alcuni aspetti del pensiero di Arendt che, al netto della sua distanza dalle condizioni materiali, mettono in gioco positivamente il problema della materia – dalla materializzazione del mondo alla materialità dell’apparenza. Le temporalità plurali insite nei rispettivi concetti di rivoluzione e tradizione verranno interrogate alla luce del difficile rapporto tra la rottura rivoluzionaria e la durabilità del cambiamento politico, mostrando gli aspetti più critici del rapporto con i concetti di istituzione e costituzione, dagli esempi conflittuali di democrazia radicale alle derive contro-rivoluzionarie del paradigma “fondazionale”. Il rapporto tra la discontinuità rivoluzionaria e la sua simbolizzazione storica verrà considerato alla luce del ruolo che i concetti di mondo, terra e pianeta hanno assunto nella prospettiva storica “planetaria” e nel dibattito francese sulla “cosmopolitica”, che in entrambi i casi permettono di rintracciare nella concezione politica di Arendt i termini per uno spazio materiale e simbolico condiviso che, attraversato da conflitti, frontiere, passaggi e tempi differenziati della crisi climatica, ospita tanto il deposito intergenerazionale di storie, memorie e traumi, quanto la possibilità di trasformazioni politiche.