Titolo della tesi: Behind Bars: Gendered Pathways, Trauma and Psychological Functioning in Incarcerated Women and Fathers
La tesi esplora il quadro teorico ed empirico dei gendered pathways to prison. Negli ultimi decenni, il numero di donne detenute è aumentato a livello globale, superando il tasso di crescita osservato nelle popolazioni carcerarie maschili. Nonostante questo, le esperienze delle donne in carcere restano relativamente sottorappresentate sia nella ricerca empirica sia nella riflessione teorica. Questa tesi intende apportare un nuovo contributo alla comprensione del funzionamento psicologico delle donne detenute, focalizzandosi sull’interazione tra trauma, dissociazione, affettività mentalizzata e fiducia epistemica, dimensioni che hanno ricevuto finora un’attenzione empirica limitata - se non nessuna - in questa popolazione. Sebbene l’attenzione principale di questo lavoro sia rivolta alle donne detenute, lo studio 3 avrà come popolazione target i padri detenuti, le cui esperienze risultano ugualmente trascurate, non in quanto autori di reato o uomini, ma specificamente come caregivers.
Verranno discussi tre studi empirici.
Lo Studio 1 confronta un gruppo di donne detenute con un gruppo di controllo non clinico composto da donne non detenute. Lo studio esamina diverse dimensioni del funzionamento psicologico, tra cui trauma, affettività mentalizzata, fiducia epistemica, esperienze dissociative, sintomi psicopatologici e supporto sociale percepito, con l’obiettivo di individuare fattori di rischio e di protezione. In linea con la letteratura precedente, si ipotizza che le donne detenute riportino un’esposizione al trauma più elevata, una maggiore presenza di sintomi psicopatologici e di esperienze dissociative, e livelli inferiori di fiducia epistemica e affettività mentalizzata. Il supporto sociale percepito verrà testato come variabile moderatrice nella relazione tra esposizione al trauma e incarcerazione.
Lo Studio 2 si concentra sulle donne detenute coinvolte in percorsi di psicoterapia psicodinamica, confrontando coloro che sono in trattamento da almeno sei mesi con quelle che non sono in terapia. Questo studio indaga se la psicoterapia in carcere sia associata a differenze nell’adattamento psicologico, in particolare a una riduzione dei sintomi psicopatologici, a un miglioramento dell’affettività mentalizzata e a un incremento della fiducia epistemica. Si ipotizza inoltre che le donne in terapia presentino storie traumatiche più complesse, in linea con le evidenze che suggeriscono come le persone con maggiore esposizione al trauma siano più propense a cercare un trattamento.
Lo Studio 3 estende l’indagine ai padri detenuti, esplorando la funzione riflessiva, l’affettività mentalizzata, lo stress genitoriale in carcere e gli stili di attaccamento in età adulta. Questo studio integra approcci quantitativi e qualitativi, combinando la valutazione psicologica con interventi psicoeducativi, come l’approccio del Circle of Security, finalizzati a favorire una consapevolezza riflessiva del ruolo paterno, a potenziare le capacità di cura e a promuovere rappresentazioni di attaccamento più sicure.
I risultati sottolineano l’importanza di interventi informati al trauma e orientati alla relazione nei contesti penitenziari, e la necessità di approcci sensibili al genere nella prevenzione, nel trattamento e nella riabilitazione.