MATTIA BONASIA

Dottore di ricerca

ciclo: XXXVII


supervisore: Prof.ssa Franca Sinopoli
co-supervisore: Prof. Romuald Fonkoua

Titolo della tesi: Scritture della Relazione. Comparazione tra Édouard Glissant, Luigi Meneghello e Salman Rushdie

L’oggetto della tesi è il rapporto tra mondo e letteratura a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, alla luce dei processi di globalizzazione e di creolizzazione che hanno complicato le nozioni di contatto, lingua, identità, luogo. In particolare, la tesi si propone di analizzare similarità e divergenze tra le poetiche e le espressioni romanzesche di Édouard Glissant, Luigi Meneghello e Salman Rushdie attraverso quattro direttrici: 1) la mondializzazione del fatto letterario (Letteratura Mondiale) e il movimento nel campo letterario transnazionale; 2) la particolare riflessione e forma romanzo utilizzata, che definiamo come romanzo-mondo e il suo rapporto tanto col global novel quanto con la tradizione del romanzo; 3) un approccio rizomatico e relazionale alla propria autorialità e identità, e le conseguenti strategie narratologiche (narratore-rizoma, multifocalità); 4) i rapporti tra lingua scritta e lingua orale, lingua dominante e dominata, il translinguismo, la centralità della poetica della traduzione e l’intertestualità transculturale. La poetica della relazione di Glissant nasce dalla ricerca di una lingua/identità per il soggetto martinicano, diviso tra il francese (lingua scritta del colonizzatore) e il creolo (orale). Il contesto delle Antille è per Glissant un modello, in quanto nella contemporaneità tutto il mondo si creolizza (le identità si ibridano tra di loro in maniere violente e imprevedibili): all’identità-radice occidentale Glissant oppone l’identità-relazione, che si fonda nell’interazione col diverso. Lo scrittore del tout-monde scrive in presenza di tutte le lingue del mondo”: la scrittura è una pratica multilingue non generata dal genio autoriale, ma da processi traduttivi tra le lingue. Il dispatrio è il fuoco generativo della poetica di Meneghello: le traduzioni dall’inglese all’italiano, passando per il dialetto vicentino, e la ricerca accademica a Reading caratterizzano una forma-di-vita transculturale. Il soggetto dispatriato trova la propria stabilità nel perpetuo movimento a corrente alternata tra i poli identitari. I suoi romanzi sono il luogo di un interplay che gioca su: la defascistizzazione della lingua italiana attraverso i liberi trasporti tra le lingue e il superamento dei moduli del realismo e del neorealismo attraverso contaminazioni poetiche, antropologiche, saggistiche. Rushdie interpreta la sua condizione migrante (Bombay, Karachi, Londra, New York) attraverso la poetica dell’uomo-tradotto: ibridare nella propria identità differenti lingua, linguaggi, culture in un’ottica transculturale. Rushdie scrive in un inglese creolizzato attraverso i ritmi, le musiche, le località dell’hindi/urdu. La condizione autoriale permette di comprendere la natura immaginata delle nazioni: Rushdie riscrive il romanzo borghese occidentale attraverso una narrazione polifonica, un racconto della folla dove lo scrittore si rizomatizza. Trattasi di una narrazione orale in forma scritta, della decostruzione della storia officiale attraverso una proliferazione di microstorie.

Produzione scientifica

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