LUIGI ARCOPINTO

Dottore di ricerca

ciclo: XXXV



Titolo della tesi: Grammatica euclidea. L'architettura delle geometrie elementari

La geometria, ovvero, la materia che ci consente di indagare le forme del mondo, oggi comprende specifici studi su figure piane, figure dello spazio e sulle loro mutue relazioni, ma fino al XIX secolo è coincisa con la geometria euclidea che è fatta soltanto di piani e forme bidimensionali. Ho sempre nutrito la profonda convinzione che il cervello dell’uomo sia più a suo agio a concepire e a pensare delle cose che vivono in un campo di esistenza bidimensionale. La tridimensionalità non ci appartiene a livello immaginativo e cognitivo, proprio a causa dei nostri limiti e della nostra finitezza o forse perché, fin da bambini, le prime figure con cui abbiamo a che fare sono quelle che risiedono nelle due dimensioni e quindi siamo più abituati a pensare così. Non a caso le rappresentazioni più significative dei progetti di architettura, quelle più intrise di astrazione cognitiva e non di fotorealismo da facili emozioni, si riferiscono alla triade ortogonale. Parlo di pianta, prospetto e sezione e, quindi, di cose che delimitano il loro campo di esistenza a un supporto cartaceo a due dimensioni. Così ho pensato di prescrivermi una cura dalla facilità tridimensionale che spesso inquina il progetto di architettura contemporaneo e le sue rappresentazioni. Un’operazione fondamentale se si immagina di agire in uno spazio planare, atemporale nel quale si riversa la successione infinita di momenti del tempo come parodia dell’eterno: ogni momento è costituito da un tassello di architettura. Non ci interessa l’epoca in cui è stato progettato o realizzato, ma lo consideriamo avulso dal suo contesto storico e ne studiamo la genesi formale. Solo in questo modo è possibile indagare e postulare la retorica formale della geometria nell’architettura e capire se si siano attuate o se si possano attuare delle trasformazioni semiotiche, delle corruzioni della forma compositiva che portano a gesti inattesi. Tutto ciò per inseguire il sogno - che a me sembra possibile e docile - della geometria euclidea. Partendo dal successo del triangolo, del quadrato e del cerchio in architettura vorrei comprendere se esista - o se possa ancora esistere - una reale possibilità di utilizzo degli elementi geometrici del piano come forme nella composizione. L’espediente di organizzare Grammatica euclidea come il bugiardino di un farmaco è il tentativo di convincere un architetto, uno studioso o un cultore della materia ad avvicinarsi alla perfezione intoccabile delle figure geometriche euclidee e alle mille possibilità di uso, anche apparentemente improprio, in architettura, senza essere dominati dall’ansia di imbattersi in qualcosa di intoccabile, dimenticato e molto resistente a quelle variazioni e azioni modificative che rendono duttili, utili e maneggevoli anche le più iperuranie idee di architettura. Questo approccio è utile anche in termini ideologici perché i temi, i casi di studio e i testi a cui si fa riferimento sono frutto di una scelta censoria. Penso, infatti, che solo praticando una riduzione si possa facilitare quel meccanismo quasi ipnotico che ci fa guardare le cose con occhi diversi, riuscendo a essere profondi e creativi al tempo stesso, con tutta la dose di leggerezza, ma non di velleitaria approssimazione, che ciò comporta.

Produzione scientifica

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