LUCA POZZATI

Dottore di ricerca

ciclo: XXXVII


supervisore: Prof. Anna Irene Del Monaco
relatore: +

Titolo della tesi: Architettura della "Spettatorialità": visioni virtuali e illusorie nella messinscena dello spazio domestico / Architecture of Spectatorship: virtual and illusory visions in the staging of domestic space

In un’epoca in cui i confini tra realtà e virtualità si fanno sempre più sfumati, e in cui la cultura dei mass media e dei social network ha irrimediabilmente invaso lo spazio domestico attraverso schermi e dispositivi digitali, questa ricerca si propone di indagare il rapporto tra virtualità e architettura dello spazio costruito, concentrandosi in particolare sull’ambito domestico. Nel percorso di un corso di dottorato che si pone l’obiettivo di esplorare il legame tra architettura e costruzione in una fase storica segnata dalla globalizzazione – che tende a omologare le identità locali riducendo le differenze culturali – questa tesi nasce dalla volontà di riportare l’attenzione su un aspetto specifico dell’abitare all’italiana: la spettatorializzazione dello spazio domestico, intesa come pratica progettuale che, sin dall’antichità, ha fatto ricorso a immagini virtuali e dispositivi illusori e teatrali per costruire una dimensione abitativa ricca di visioni, immaginazione e artificio. Dalla domus romana di Pompei, passando per il palazzo rinascimentale e barocco, fino alla casa borghese e aristocratica del Novecento, si delinea una linea di continuità nella cultura architettonica italiana che, in forme diverse, ha anticipato un tema oggi centrale: l’incontro tra la virtualità e la domesticità. La tesi parte dal presupposto che ogni innovazione storica legata alle scoperte nella scienza della visione abbia prodotto trasformazioni nell’immaginario collettivo, influenzando in modo significativo la percezione dello spazio e generando nuovi modelli di visualità architettonica, che hanno inciso profondamente sulla progettazione dello spazio domestico. Architetti e artisti, in ogni epoca, hanno reinterpretato le innovazioni visive del loro tempo, producendo effetti immaginativi che si sono tradotti in nuove forme di rappresentazione e messa in scena dello spazio dell’abitare. Il quesito centrale che guida questo studio nasce da una riflessione critica sul concetto contemporaneo di architettura virtuale, solitamente associato a tecnologie digitali avanzate come rendering e ambienti simulati. In alternativa a questa visione limitata, la tesi propone una rilettura del termine virtualità, recuperandone le accezioni originarie e analizzandone le implicazioni nel campo architettonico. L’indagine si sviluppa quindi come un percorso storico e teorico volto a comprendere come immagini virtuali e illusioni abbiano plasmato la percezione dello spazio e si siano progressivamente trasformate in veri e propri strumenti progettuali dell’architettura domestica. Al centro della ricerca si pone la relazione tra percezione e illusione, tra spazio corporeo e visione virtuale, intesi come componenti fondamentali nella costruzione di un’architettura della spettatorialità. Tale concetto, elaborato e approfondito da Anne Friedberg nel volume The Virtual Window, ha rappresentato uno dei principali punti di partenza per lo sviluppo delle riflessioni contenute in questa tesi. Friedberg descrive lo schermo – qualunque esso sia: pittorico,cinematografico, televisivo o digitale – come un elemento architettonico, una “finestra virtuale” che apre lo spazio costruito a una dimensione immaginaria e illusoria, ma percettivamente reale. In questo senso lo schermo, inteso come superficie portatrice di immagini virtuali, diventa parte integrante dell’architettura, un’interfaccia fra materialità e immaginazione, tra visione e corpo, contribuendo a costruire uno spazio abitato in cui la virtualità si manifesta come estensione della realtà. Questo studio si concentra sugli spazi architettonici domestici che hanno espresso in modo significativo il rapporto tra percezione e illusione, e tra fisicità e virtualità, impiegandoli come strumenti progettuali per la teatralizzazione dell’ambiente domestico. Un carattere che si manifesta proprio nell’accentuazione dell’esperienza visiva virtuale vissuta dallo spettatore-abitante. Ciò che definisce la spettatorialità di uno spazio, in questa ricerca, è il rapporto tra l’individuo e il limite fisico dell’edificio — il muro o il soffitto — su cui, o entro cui, le immagini virtuali ridefiniscono la relazione stessa tra soggetto e spazio. Queste immagini, infatti, suggeriscono una possibilità di azione e di movimento che rimane tuttavia esclusivamente virtuale, attivandosi attraverso la sospensione della credulità associata alla vista e a quell’esperienza visiva che, in alcuni ambienti, si impone come senso predominante. A questo proposito, la ricerca si inserisce in un dibattito attuale, ben esemplificato dagli studi del filosofo Andrea Pinotti sul tema dello spazio-soglia rappresentato dalle immagini e sul desiderio ancestrale dell’individuo di “entrare nell’immagine” — un impulso che, in ogni epoca, è stato declinato da ciascuna cultura visuale attraverso i mezzi tecnici e simbolici disponibili. Si tratta di una questione oggi particolarmente rilevante, alla luce della capacità delle tecnologie di realtà virtuale di rendere l’immagine presente all’interno dello spazio percepito, generando ambienti immersivi. Infatti, la presenza a 360 gradi di immagini virtuali ha determinato la dissoluzione delle “cornici” che tradizionalmente separavano lo spazio dell’immagine da quello corporeo, aprendo un passaggio bidirezionale tra mondo reale e mondo dell’immaginario: l’individuo può penetrare nello spazio dell’immagine, ma al contempo l’immagine invade e modifica lo spazio reale abitato dal soggetto. Come si vedrà, questo processo non riguarda esclusivamente le tecnologie digitali contemporanee, ma coinvolge anche quelle immagini virtuali del passato che, sin dall’antichità, hanno trasformato la percezione dello spazio, suggerendo l’esistenza di un “oltre la superficie”: è il tema della virtualità pre-digitale. Analogamente, queste trasformazioni hanno investito anche lo spazio architettonico, modificando il modo in cui si percepisce — attraverso lo schermo — uno spazio “oltre il muro”, oltre il limite fisico dello spazio costruito, che si trasforma in soglia verso un altrove immaginario. L’analisi di questo rapporto tra schermo, immagine virtuale e spazio corporeo, che si manifesta in forme diverse nel corso delle epoche storiche, costituisce il fondamento di questa ricerca, ponendola come contributo allo studio del tema nella contemporaneità. In modo deliberato, questo lavoro si arresta prima dell’ingresso delle immagini virtuali digitali nello spazio costruito, concentrandosi invece sulle forme di immagine virtuale fino all’avvento dello schermo cinematografico come dispositivo architettonico. Affrontare il tema delle immagini virtuali e illusorie, così come delle arti che le producono e dei loro effetti nello spazio architettonico, implica un approccio interdisciplinare. Per questo motivo, la ricerca attinge a contributi provenienti dalla storia dell’arte, dalla teoria dei media, dalla letteratura, dall’informatica, dalla fotografia e dal cinema, al fine di restituire una visione ampia e stratificata del concetto di virtualità applicato all’architettura degli interni. In un contesto in cui il termine virtuale tende a essere ridotto a semplice sinonimo di digitale, l’obiettivo è quello di restituire profondità storica e teorica a questo concetto, esplorandolo come dimensione potenziale capace di coesistere con la realtà fisica attraverso l’illusione, fin dall’antichità. Sarà quindi fondamentale, nel corso della tesi, definire con precisione i concetti di spettatorialità, virtualità e illusione, analizzando le principali teorie sulla visione e comprendendone l’applicazione progettuale nello spazio domestico. Solo attraverso questa chiarificazione sarà possibile comprendere come la casa, nel suo continuo mettersi in scena, sia sempre stata – e forse più che mai oggi – luogo privilegiato dell’incontro tra realtà e finzione, tra costruzione e immaginazione, tra corpo e visione. La ricerca si sviluppa secondo un impianto cronologico, pur attraversato da consistenti salti temporali. A fungere da filo conduttore è il tema della visione virtuale e illusoria nel contesto del progetto dello spazio domestico: è questo il nesso che consente di stabilire confronti e parallelismi intertemporali, alla ricerca di una continuità nel concetto di spettatorializzazione e teatralizzazione dell’ambiente domestico, con particolare riferimento al territorio italiano. Lo studio si apre con un’indagine sullo spazio domestico dell’antichità romana, in cui il concetto di illusione visiva e di virtualità è analizzato attraverso gli apparati pittorici di carattere architettonico e proto-prospettico. Queste soluzioni visive devono molto alle innovazioni maturate nell’ambito della scienza della visione greco-romana, in particolare grazie agli studi sulla scenografia teatrale antica, da cui derivano dispositivi illusionistici applicati poi all’ambiente domestico. Il percorso prosegue con l’analisi dello spazio spettatoriale e virtuale del palazzo rinascimentale e, successivamente, barocco. In particolare, si approfondisce il genere pittorico e architettonico della quadratura, l’atto pittorico di creare architettura tramite il disegno prospettico illusorio su pareti e soffitti, che segna l’ingresso strutturale della dimensione virtuale all’interno del progetto architettonico d’interni. Lo spazio domestico diventa in questa fase un vero e proprio laboratorio di sperimentazione per quel programma di spettacolarizzazione teatrale della vita civile e religiosa che caratterizza l’intera epoca barocca. Questi studi sull’illusione visiva e sulla virtualità nella domesticità, sia antica che moderna, consentono di compiere un ulteriore e ampio salto cronologico, proiettando la ricerca nel XIX e XX secolo. In questa fase, l’attenzione si concentra sugli effetti delle innovazioni tecniche legate alla scienza della visione, in particolare la fotografia e il cinema, insieme ai loro predecessori ottocenteschi, i cosiddetti panorami, che hanno dato origine a nuovi modelli di visualità architettonica e trovato concreta applicazione in specifici progetti di spazi domestici nel Novecento. Tali modelli, pur radicati nello spirito tecnologico e culturale della modernità, si pongono in dialogo — talvolta per continuità, talvolta per rottura — con le soluzioni dell’antichità. In questa parte dello studio si analizzano le ricerche di diversi studiosi sul tema della spettatorialità e della teatralità dello spazio domestico, evidenziando il ruolo dei media e degli strumenti ottico-tecnologici all’interno del progetto di architettura degli interni. La parte conclusiva della ricerca si focalizza sull’opera di due architetti italiani del Novecento, Carlo Mollino e Renzo Mongiardino, entrambi autori di interni profondamente influenzati dalla loro esperienza nella scenografia teatrale e cinematografica, nonché capaci di incarnare pienamente lo spirito dei modelli tecnico-visivi della propria epoca rappresentati dalla fotocamera. Nel lavoro di Carlo Mollino, l’uso della macchina fotografica non si limita a essere uno strumento di documentazione: essa diviene parte integrante del processo progettuale, un dispositivo critico per indagare i punti di vista e la messa in scena dello spazio domestico a partire dall’obiettivo della fotocamera. Ne derivano ambienti fortemente connotati da una teatralità latente, permeati da immagini virtuali e in cui il carattere scenografico e cinematografico dello spazio risulta amplificato dalla visione mediata dell’obiettivo. Analogamente, l’opera di Renzo Mongiardino concepisce la casa come uno spazio eminentemente spettatoriale: ambienti dell’abitare costruiti secondo logiche sceniche e narrative di chiara derivazione cinematografica e teatrale, in cui la dimensione illusionistica non è semplice decorazione, ma strumento espressivo per dar forma a una vera e propria drammaturgia dello spazio. In entrambi i casi, l’architettura d’interni si fa palcoscenico e racconto, sintesi tra immaginazione progettuale, memoria visiva e tecnologia. Per comprendere appieno le radici profonde di questa attitudine progettuale, è necessario compiere un salto all’indietro nella storia e interrogare gli spazi domestici dell’antichità. È infatti in questi ambienti originari che si manifesta una precoce tensione verso l’illusione visiva e la teatralizzazione dello spazio abitativo, anticipando modelli che riaffioreranno nei secoli successivi in forme sempre nuove.

Produzione scientifica

11573/1764070 - 2026 - La camera dei bambini. Inquadrare il cielo
Del Monaco, Anna; Pozzati, Luca - 02a Capitolo o Articolo
libro: Spazio alla scuola Mantova ad esempio - (979-12-5644-180-8)

11573/1738023 - 2025 - Pescetrullo: contromanifesto narrativo
Pozzati, Luca; Rebecchini, Federico - 02a Capitolo o Articolo
libro: under construction 01. manifest architecture - (9788833657677)

11573/1700781 - 2024 - Pandemia: lo spazio pubblico addomesticato e la domus pubblica
Pozzati, Luca - 02a Capitolo o Articolo
libro: Under Construction 00. new togetherness - (9788833655567)

11573/1568463 - 2021 - Divagazioni romane. Al caffè con Robocoop
Del Monaco, Anna; Pozzati, Luca; Zandri, Lorenzo - 02a Capitolo o Articolo
libro: Frammenti romani - (9788833654218)

© Università degli Studi di Roma "La Sapienza" - Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma