Titolo della tesi: SCOTOMA PERFUSIONALE NELL'ICTUS ISCHEMICO ACUTO: FREQUENZA, CAUSE E IMPLICAZIONI CLINICHE
L’ictus ischemico acuto rappresenta una delle principali cause di mortalità e disabilità a livello mondiale; l'introduzione della trombectomia meccanica ha migliorato in modo significativo l’outcome clinico dei pazienti trattati. In questo scenario, la corretta selezione dei pazienti riveste un ruolo cruciale, soprattutto dopo l’estensione della finestra terapeutica fino a 24 ore, resa possibile grazie all’utilizzo di tecniche di imaging avanzato.
Tra gli strumenti più diffusi, il software RAPID consente una stima automatica e standardizzata del core ischemico e della penombra, facilitando la selezione dei candidati alla ricanalizzazione endovascolare. Tuttavia, la sua accuratezza può essere limitata da fenomeni di errore come la sovrastima (ghosting) e la sottostima (scotoma perfusionale).
Nel presente studio retrospettivo monocentrico, condotto su 100 pazienti sottoposti a trombectomia per occlusione di grosso vaso anteriore (gennaio 2021 – febbraio 2024), il software RAPID ha fornito una valutazione corretta del volume ischemico nel 72% dei casi, mentre nel restante 28% sono state osservate discrepanze diagnostiche: ghosting nel 13% e scotoma perfusionale nel 15%.
L’analisi statistica ha evidenziato che i pazienti con scotoma perfusionale presentavano una maggiore frequenza di esordio non noto (unknown onset) rispetto agli altri gruppi (p = 0,011), un tempo esordio–imaging significativamente più lungo (p = 0,013) e un volume ischemico alla RM (MRI ICV) più elevato (p = 0,002).
Non sono emerse differenze significative per età, sesso, sito o lato dell’occlusione, NIHSS o grado di ricanalizzazione (p > 0,05).
Tali risultati suggeriscono che lo scotoma perfusionale non derivi da un mero errore tecnico del software, ma rifletta una condizione fisiopatologica riconducibile alla “perfusione di lusso”, caratterizzata da un flusso paradossalmente aumentato in tessuto necrotico per perdita dei meccanismi di autoregolazione.
In conclusione, sebbene i software automatici costituiscano un ausilio diagnostico prezioso, la revisione neuroradiologica esperta resta essenziale per garantire un’accurata interpretazione dei dati perfusionali. Nei casi di sospetta sottostima del core ischemico, l’integrazione tra parametri perfusionali (rCBF <30%) e valutazione automatica o manuale dell’ASPECTS può migliorare significativamente la stima della lesione cerebrale.
In prospettiva, l’evoluzione di algoritmi di intelligenza artificiale capaci di riconoscere i pattern di perfusione di lusso e di adattare dinamicamente le soglie perfusionali ai parametri clinici del paziente potrà rappresentare un importante passo avanti verso una diagnosi più precisa e una selezione terapeutica personalizzata nel trattamento dell’ictus ischemico acuto.