Titolo della tesi: Investigations and aetiological analyses on serious decline of olive trees in Apulia due to fungal microorganisms, and confusable with OQDS (Xylella fastidiosa)
L’olivo (Olea europaea L.) rappresenta una coltura di rilevante importanza per il Bacino del Mediterraneo, con un ruolo centrale a livello economico, culturale ed ecologico, in particolare nel Sud Italia. Negli ultimi due decenni, gli oliveti della Puglia sono stati gravemente colpiti da un fenomeno di deperimento diffuso, inizialmente attribuito esclusivamente alla Sindrome del Deperimento Rapido dell’Olivo (OQDS), associata al batterio Xylella fastidiosa (Xf). Tuttavia, osservazioni sul campo e indagini preliminari sempre più dettagliate hanno suggerito che ulteriori fattori biotici possano contribuire all’espressione e alla progressione della malattia.
Il presente lavoro di dottorato ha come obiettivo quello di chiarire il contributo dei microrganismi fungini al deperimento degli olivi in Puglia, la loro interazione con Xf e l’influenza di fattori abiotici sulle relazioni ospite–patogeno. Tra il 2022 e il 2024 è stata condotta un’ampia indagine a livello regionale, integrando campionamenti sistematici con isolamenti fungini, diagnostica molecolare e analisi filogenetiche multi-locus. Sono stati inoltre effettuati saggi di patogenicità, comprensivi di esperimenti mono- e multifattoriali, per valutare la virulenza dei funghi in condizioni di stress e non stress.
I risultati delle indagini hanno evidenziato un’alta prevalenza e una frequente co-infezione di Xf con funghi appartenenti alle famiglie delle Botryosphaeriaceae e Apiosporaceae nelle piante sintomatiche, supportando l’ipotesi di un sistema patologico complesso e multifattoriale.
All’interno delle Botryosphaeriaceae, Diplodia seriata si è rivelata la specie più ricorrente nelle aree indagate, sebbene si sia rilevata essere avirulenta in condizioni di piante ben irrigate. I saggi di patogenicità hanno dimostrato che il suo potenziale patogenico è fortemente modulato da fattori ambientali, aumentando in modo marcato quando le piante inoculate sono sotto stress idrico e, in particolare, sotto combinazione di stress idrico e termico.
Al contrario, Neofusicoccum mediterraneum, sebbene rilevato con una frequenza relativamente bassa, si è confermato come la specie più virulenta nelle prove di patogenicità, inducendo sintomi gravi indipendentemente dallo stato idrico della pianta.
Neofusicoccum stellenboschiana ha mostrato un livello di virulenza intermedio rispetto alle altre Botryosphaeriaceae, pur essendo ampiamente distribuito nelle aree indagate. Questa combinazione di ricorrenza e patogenicità moderata suggerisce che il suo ruolo nel deperimento dell’olivo potrebbe essere sottostimato e merita ulteriori approfondimenti in scenari con stress abiotici.
Le analisi metagenomiche, introdotte e parzialmente sviluppate in questa tesi, forniranno una visione ulteriore e imparziale sulla composizione e la ricorrenza delle comunità fungine, integrando gli approcci diagnostici tradizionali.
In conclusione, il presente lavoro di tesi offre nuovi elementi di comprensione del patosistema olivo, facendo luce sulla distribuzione delle comunità fungine e sulla loro associazione con le sindromi di deperimento. I risultati evidenziano la natura opportunistica di tali microrganismi, con particolare riferimento alla loro capacità di operare una transizione, passando da una fase endofitica latente a una virulenta, qualora gli stress ambientali indeboliscano le difese dell’ospite. Nel complesso, lo studio sostiene il superamento del paradigma del 'singolo patogeno' a favore di un approccio multifattoriale, in cui le interazioni microbiche e le variabili ambientali assumono un ruolo determinante nei deperimenti di olivo nell’ambiente mediterraneo.