GIORGIO PETTENÒ

Dottore di ricerca

ciclo: XXXVII


relatore: prof. Renato Capozzi, prof. Armando Dal Fabbro

Titolo della tesi: L'inizio della continuità. Archetipi ed ectipi in architettura

La tesi affronta uno di quei temi e nodi teorici fondamentali della ricerca nel campo della composizione architettonica, ovvero quello del ruolo efficiente degli archetipi in architettura. Nel primo capitolo “L’inizio”, dopo una preliminare ricognizione sul significato di archetipo – dalla semiotica alla sociologia, dalla psicologia analitica alla filosofia – la ricerca si sofferma sulla declinazione/ricezione del concetto di archetipo sub specie architecturæ, raccogliendo e sintetizzando le principali posizioni di teorici (Ugo, Masiero, Capozzi), trattatisti (Vitruvio, Alberti, Quatremère, Semper, Kircher) e architetti (Le Corbusier, Mies, Monestiroli, Grassi), in merito all’attualità e pregnanza degli archetipi in ordine al continuo processo di rifondazione e ‘inizio’ inaugurante delle forme, nonché delle strutture profonde, archetipali appunto, soggiacenti. La tesi di fondo, sviluppata nel secondo capitolo “Archetipi”, è che, seguendo alcune ipotesi formulate da Vittorio Ugo e da altri studiosi, vi siano delle relazioni assiologiche e strutturali tra gli archetipi naturali, i tipi e alcuni corrispettivi ectipi, consistenti in opere selezionate nello spessore storico dell’architettura. All’analisi critica di tali exempla ectipici è dedicato il terzo capitolo “Ectipi”, individuando alcuni tipi fondamentali – templi classici/sale ipostile, edifici a corte/edifici ad aula, piramidi/torri – ed i loro corrispettivi ectipi: il Partenone di Atene; la sala ipostila di Ramesses II° a Karnak; l’agorà di Mileto; il Pantheon di Roma; la Piramide di Cheope a Giza e l’Etemenanki di Babilonia. Infine, nel quarto capitolo “Continuità”, a sostegno e a dimostrazione della tesi sulla permanenza dell’archetipo nella continuità dell’architettura, mediante un processo di analogia comparata, vengono anteposti agli exempla paradigmatici proposti nel terzo capitolo, altrettanti corrispettivi ed emblematici exempla riscontrabili nel moderno e nel contemporaneo, chiamati in causa e ridisegnati criticamente a dimostrazione della continuità e della persistenza delle strutture modellistiche archetipiche, o per meglio dire degli schemata, nelle opere emblematiche nella ricerca di alcuni maestri – Boullée, Mies, Kahn / Vacchini, Monestiroli, Meda, Polesello, Rossi, Libera, Venezia – sostanziando e dimostrando in definitiva la sua sincronicità a-temporale, la sua cogente attualità e la sostanziale indipendenza dalla evoluzione storica.

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