Thesis title: Il vuoto tra le parti. Nuove figure naturali sullo sfondo della città consolidata europea
La ricerca dottorale, che si inserisce nell’ambito disciplinare della morfologia urbana e dello studio dei fenomeni della città, tenta di comprendere le rinnovate relazioni che si possono stabilire tra i principi insediativi propri della città consolidata europea e i “vuoti” di natura che corrispondono al desiderio, o meglio alla necessità, di trovare nella città quella “condizione di apertura” imprescindibile affinché essa torni ad essere, per dirla à-la Sennett, “sana ed abitabile”. È con queste premesse che si intende quindi affrontare il rapporto tra la “forma del costruito” e la “forma del vuoto”, con l’obiettivo di delineare una alternativa possibile al recente “modus operandi” della costruzione della città che tende a riproporre e consolidare una indifferenziata “continuità” e la sua pervasiva “internità”. In altri termini, la ricerca intende definire “modi alternativi” a questo atteggiamento che – nel rispetto dei valori storico-morfologici dei tessuti – siano capaci di definire una relazione tra il “costruito” e il “vuoto” che compendi e utilizzi la discontinuità dell’edificato insieme alla finitezza delle parti urbane.
La ricerca si articola in quattro parti: “Comprendere il vuoto”, “Idee di città: teorie e progetti”, “Casi studio” e “Costruire il vuoto”. Le parti sono precedute da una breve “Introduzione” in cui si inquadra il campo di indagine, si individuano gli obiettivi e si delinea l’impostazione metodologia alla base dello studio. In chiusura, l’apparato “Conversazioni sul vuoto”, cui segue la “Bibliografia tematica”, raccoglie brevi discussioni sul tema tenute con studiosi e architetti che, con le opportune differenze, hanno incentrato la loro attività progettuale e di ricerca sulla forma della città ponendo particolare attenzione alla possibilità di inserire delle “pause naturali” nella compattezza della trama urbana della città consolidata. Nella prima parte, “Comprendere il vuoto”, si indaga sinteticamente il ruolo che il tema del “vuoto” ha rivestito nei diversi ambiti disciplinari (filosofico, scientifico, artistico) per poi giungere a ragionare della sua rilevanza e pertinenza nel campo dell’architettura e degli studi urbani. Se la prima parte affronta, in termini generali, la forma che il “vuoto” ha assunto nel corso del tempo, la seconda, “Idee di città: teorie e progetti”, specifica la natura e i caratteri della porzione di realtà che la ricerca osserva, vale a dire la “città per parti”, laddove con tale locuzione si intende, riferendosi a Carlo Aymonino, una città che ha acquisito dimensioni inedite rispetto al passato e non è più riconducibile ad una unica “forma urbis” ma nella quale sia ancora possibile riconoscere parti diverse che si sono giustapposte nel corso del tempo. Riconosciuta l’esistenza nella “città per parti” di queste differenti matrici urbane (o idee di città) e la necessità che esse siano rese distinte da una singolare e differente “parte”, il “vuoto”, la ricerca indaga la cosiddetta “teoria dei vuoti” di Giuseppe Samonà e il modello di “città arcipelago” di Oswald Mathias Ungers. Le due “idee di città” assumono una significativa rilevanza ai fini della trattazione proprio in virtù del valore conferito al “vuoto”. In entrambi i casi, infatti, il vuoto diviene “figura” in relazione alla presenza del “pieno” e il “costruito” – che è in questo caso lo “sfondo” – assume un valore diverso rispetto al “vuoto di natura”, in quanto diventa strumento di “delimitazione” e di “definizione” di parti urbane (o “isole” urbane) individuate nel tessuto della città. Contemporaneamente alla precisazione del campo di azione in cui la ricerca agisce, si analizzano poi alcune esemplari esperienze progettuali. La terza e quarta parte, rispettivamente “Casi studio” e “Costruire il vuoto”, costituiscono la parte di natura applicativo-sperimentale della ricerca, dove si tenta di applicare, a partire da pertinenti strumenti analitici, i principi teorici precedentemente enunciati a tre città europee (Napoli, Palermo, Dortmund) assunte come “casi studio” in virtù della singolare forma del suolo, del rapporto con l’acqua e delle mura urbane. Le rappresentazioni della morfologia e della spazialità urbana nel loro divenire consentono di individuare le differenti matrici urbane e comprendere dove è possibile intervenire con gli “spazi dell’esternità” nell’ambito dei contesti consolidati. Infine, la parte conclusiva sintetizza gli esiti della ricerca rispetto al campo di indagine ed esprime considerazioni critiche e indicazioni riguardo agli ulteriori sviluppi che dallo studio potrebbero scaturire.
In definitiva, assumendo l’idea che la città sia una costellazione di parti, la ricerca, operando una “inversione topologica” – per dirla à-la Giedion – tenta di far emergere le parti urbane e di lavorare sul “vuoto” al fine di delineare una “figura” capace di dare una forma allo “sfondo” della città consolidata europea.