ALESSANDRO DI EGIDIO

Dottore di ricerca

ciclo: XXXVIII



Titolo della tesi: Performing Spaces. Dalla progressiva deumanizzazione dell’architettura alla riattivazione dello spazio anestetico contemporaneo

La tesi valuta gli effetti della rivoluzione digitale sullo spazio vissuto dell'architettura e sulle mutazioni alla base del modo di pensarlo e produrlo. L'esposizione quotidiana all'ambiente virtuale prettamente immateriale comporta una progressiva dismissione dall'dall’esperienza dello spazio fisico, con i limiti e le conseguenze che comporta nel campo della progettazione. Si individua un circolo vizioso chiuso: più il disegno dello spazio contiene e scoraggia la fruizione dello spazio, più ne verrà minata la percezione e la capacità di utilizzarlo, più a sua volta il progetto dovrà attenersi a nuove prescrizioni che non espongano gli individui a esperienze a cui non sono più abituati e così via. Da questo loop trapelano due argomenti principali: da un lato emerge la concezione del corpo nel progetto – e quindi nella cultura – contemporaneo; dall’altro si ravvisa la coincidenza della crisi della dimensione materiale con l’affermarsi dello scenario della cultura digitale immateriale. Nella tesi si cerca di indagare se c’è un nesso tra l’intangibilità del virtuale e la crisi dello spazio fisico; questa è determinata anche dal ruolo che assume il corpo, nella maniera in cui interagisce con l’ambiente in cui si trova così come nella maniera in cui vi individua i pericoli o le situazioni che lo inibiscono. L’analisi dell’esperienza spaziale permette di individuare alcune criticità contemporanee della disciplina architettonica, costretta a confrontarsi con l’emergere di una dimensione virtuale che propone un’abitabilità che prescinde dalla conformazione, dalla fruibilità e dalla natura dello spazio fisico. È opportuno valutare come rischino di divenire obsoleti gli sforzi architettonici di definire la materialità dello spazio, sia sul piano percettivo che sul piano esperienziale. Performing Spaces. Dalla progressiva deumanizzazione dell’architettura alla riattivazione dello spazio anestetico contemporaneo racchiude nel titolo le intenzioni del testo: l’osservazione e l’analisi del contesto problematico in cui si muove oggi l’architettura ha condotto a produrre delle ipotesi per riequilibrare lo scenario in cui lo spazio architettonico costituisce sempre meno un territorio di espressione, non è più il teatro che ospita e suscita gli eventi di cui si compone l’ordinaria quotidianità o l’esperienza puntuale straordinaria. Il sottotitolo della tesi ne indica anche la struttura: i primi due capitoli si concentrano sulle alterazioni prodotte dal digital spatial turn, mettendo in luce il modo in cui l’interattività si sostituisce all’interazione, minando i presupposti tradizionali dell’esperienza fisica dello spazio; il terzo e il quarto capitolo approfondiscono lo scenario dello spazio anestetizzato restituito dalle analisi precedenti, considerandone le criticità e proponendo infine un approccio progettuale che ambisce a riabilitare l’esperienza dei luoghi integrando espressività fisica e potenzialità digitali. È quindi nel quarto capitolo che si comprende il titolo Performing spaces, un termine in cui il modo gerundio ha il pregio di confondere il soggetto dell’azione: al tempo stesso agiscono lo spazio e il soggetto nello spazio, influenzandosi mutualmente nel determinare la condizione che abilita l’espressività e l’esperienza del luogo.

Produzione scientifica

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