Thesis title: Abitare in movimento. L'Appennino centrale tra abbandono e nuove forme di cura.
Volendo considerare il terremoto come un acceleratore di fenomeni già in corso, il Centro Italia, oggi, si presenta come un caso studio di particolare interesse per osservare le possibili ricadute di una narrazione ormai consolidata che vede il rilancio delle aree interne come legato indissolubilmente ad una loro riconversione turistico-ricettiva. Un sistema complesso e stratificato come quello appenninico, infatti, appare oggi sottratto alla possibilità di essere abitato, di farne uso diverso da quello turistico.
Alla luce di ciò, la ricerca si pone come obiettivo quello di dipanare alcune questioni centrali che emergono dall’osservazione di questo territorio e rispondere ad alcune domande:
È possibile decostruire tale narrazione dominante? Quale ruolo giocano le comunità locali in queste trasformazioni e a chi sono composte oggi tali comunità? In un contesto che vede diminuire progressivamente i residenti stabili in favore di forme temporanee dell’abitare, quali nuove modalità possono permettere di presidiare questi territori, di prendersene cura? Su questo punto in particolare si interrogano e si intrecciano, nello specifico, due casi studio, due autodefinitesi comunità temporanee in apparenza molto differenti tra loro: un gruppo di abitanti di seconde case a Castelluccio di Norcia, e Corale-Preci, collettivo di artisti che da quattro anni porta avanti pratiche di innovazione a base culturale (Sacco, 2018) e accompagnamento alla comunità terremotata.
Come possono coesistere l’idea di rilancio turistico come unica forma di sviluppo locale con quelle forme di immaginazione e proiezione costruttiva nel futuro (Appadurai, 2014) necessarie perché i territori marginali possano diventare effettivamente luoghi di sperimentazione di logiche e pratiche nuove di abitare? Quale ruolo possono giocare in questo senso forme vecchie e nuove di abitare temporaneo?