Titolo della tesi: CONFINI DI SOSTENIBILITÀ, ECOLOGIA E RELIGIONE Transizione energetica europea e paradigmi ambientali nella tradizione ortodossa romena
La tesi esplora la complessità del fenomeno della crisi climatica globale partendo da un’impostazione teorico-metodologica che ne propone una lettura innanzitutto come crisi di senso radicata nelle categorie culturali e giuridiche occidentali. In quest’ottica, la transizione energetica europea, proposta dal Green Deal, viene analizzata non solo come processo tecnico di intervento e risoluzione del problema, ma come processo di riconfigurazione del rapporto epistemico essere-umano/natura. L’indagine si articola in tre livelli interconnessi: il primo di natura epistemico-religiosa, il secondo giuridico-istituzionale, ed infine l’ultimo di carattere etnografico. Tali livelli corrispondono ai piani simbolico religioso, normativo e pratico, su cui si gioca la crisi eco-epistemica del presente.
La ricerca etnografica condotta in alcune comunità rurali cristiano-ortodosse della Romania, indaga la riconversione energetica imposta dal Green Deal Europeo e, in particolare, la sostituzione dell’uso tradizionale della biomassa legnosa con tecnologie green. Tale pratica, apparentemente marginale, rivela una tensione più profonda: il conflitto tra un sapere tecnico-economico e una cosmologia relazionale in cui la natura è parte del vincolo familiare e spirituale per le comunità locali, rappresentando un’entità ibrida definibile come ‘boscofamiglia’. Per gli abitanti delle zone rurali, l’uso della legna non è solo necessità materiale, ma gesto etico e rituale, che lega il corpo domestico al ritmo dell’ambiente.
L’analisi mostra come il Diritto Ambientale Europeo, nel tentativo di universalizzare la propria razionalità, perda la capacità di tradursi nei linguaggi locali, generando forme di disaffezione e disobbedienza nei confronti dell’apparato normativo, minandone la stessa legittimità che lo struttura. In questa prospettiva, la transizione ecologica richiede un ripensamento del Diritto come spazio di mediazione e traduzione, non come apparato prescrittivo, ma come dispositivo dialogico, capace di connettere norme e vissuti, istituzioni e territori attraverso un approccio inclusivo e traduttivo nei confronti tanto della pluralità dei contesti locali quanto dei loro saperi religiosi, simbolici e pratici. Così intesa, la sostenibilità diventa una categoria relazionale, capace di coniugare equilibrio ecologico e coesione sociale, cura dell’ambiente e cura dell’umano, restituendo alla giustizia ecologica la sua dimensione affettiva e partecipativa.