Offerta formativa anno accademico 2021/2022


Elenco dei corsi/attività primo anno

titolocrediti
ROBERTO CHERUBINI_ ARCHITETTURA E CITTÀ DEI MARGINI COSTIERI_ Seminario Teorico-progettuale 10
PAOLA GREGORY_ EMPATIA E NEUROSCIENZE: NUOVE PROSPETTIVE PER L’ARCHITETTURA_ Seminario Teorico 10
ANTONINO SAGGIO_ LINEE DI RICERCA_ Seminario Teorico 10
ANDREA BRUSCHI, PAOLA VERONICA DELL'AIRA_ IL PAESAGGIO DI ROMA CAPITALE. PROGETTARE I "NUOVI" SPAZI APERTI DI RELAZIONE (POST COVID) DELLA CITTÀ DELLE ISTITUZIONI_ Seminario Teorico Progettuale 10
NICOLA FLORA_ PROGETTARE E COSTRUIRE CON LE COMUNITÀ:TATTICHE E STRATEGIE PER UNA POLITICA ARCHITETTONICA DAL BASSO_ Seminario Teorico Progettuale 10
PIERO OSTILIO ROSSI_ LEARNING FROM TEAM 10_ Seminario Teorico 10
ROBERTO SECCHI, ANDREA BRUSCHI_ TEMI ED ESEMPLIFICAZIONI DELL'ARCHITETTURA DELLA STRADA_ Seminario Teorico Progettuale 10
ANTONELLO STELLA_ IL PROGETTO/PRETESTO DEL MUSEO: TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO_ Seminario Teorico 10
GIANCARLO ROSA_ SPAZIO INTERNO ESSENZA DELL'ARCHITETTURA. INDAGINE CRITICO-PERCETTIVA SUI GRANDI SPAZI INTERNI PUBBLICI NELLE ARCHITETTURE DEL '900 A ROMA_ Seminario Teorico 10
DOMIZIA MANDOLESI, MASSIMO ZAMMERINI_ LA CASA AI TEMPI DELLA PANDEMIA. ANALISI ED ELABORAZIONI PROGETTUALI SULLA CASA ITALIANA DEL NOVECENTO: SPUNTI CRITICI E SOLUZIONI_ Seminario Teorico Progettuale 10

Eventuali maggiori informazioni per le voci sopra elencate

ARCHITETTURA E CITTÀ DEI MARGINI COSTIERI
Roberto Cherubini
La proposta di Seminario si inquadra in una tradizione di studi sull’architettura e sulla città costiera proposta nell’ambito dell’offerta formativa del Dottorato che data ormai da più di un decennio.
Il Seminario offre ai partecipanti una esperienza di ricerca legata a questioni operative correlate ad un soggetto ampio, capace di dispiegarsi in relazioni con oggetti progettuali specifici, con fonti archivistiche vicine e lontane, con Enti ed Istituzioni partner del Dipartimento.
Questo in un contesto, quello mediterraneo, che rappresenta l’orizzonte più ampio dell’interesse di ricerca istituzionale del Dipartimento e del Dottorato nel loro muovere dal locale (Roma, il suo territorio e i suoi temi) verso l’ambito ampio che mantiene in Roma il suo centro, ma ha come confini i limiti dei territori affacciati sul mare che le appartiene per baricentricità geografica e culturale.
Il seminario concluso nell’anno accademico 2018-2019 ha prodotto uno studio sulle rive del bacino del Danubio, grande corso d’acqua continentale ma allo stesso tempo mediterraneo, con un breve periodo di permanenza dei dottorandi nell’Università partner di Belgrado, e con la possibilità di una esplorazione anche archivistica di prima mano sulle fonti locali messe a disposizione. I risultati, sottoposti a review, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica A&A ArchitetturaAmbiente.
Il seminario 2019-2020 non ha potuto svolgersi a causa delle restrizioni generate dal Covid-19, a dimostrazione dell’importanza essenziale della mobilità in questo particolare tipo di proposta didattica.
Ai soggetti connessi al Mediterraneo, che appartengono all’identità del Dipartimento e del Dottorato, il Seminario affianca un interesse per questioni urbane e architettoniche proprie della contemporaneità nelle sue manifestazioni ubique e generalizzanti.
Nell’ambito del tema della trasformazione delle aree costiere e portuali e della sostenibilità del progetto, il seminario intende esplorare la logica di una città capace di attrezzarsi puntualmente per il risparmio della risorsa territorio, riutilizzando per le nuove funzioni spazi marginali oggetto di trasformazione e valorizzazione e focalizzando la sua attenzione sul forte vincolo imposto dalla presenza della linea di costa a forma urbana e architettura.
Una linea critica ormai consolidata ipotizza una moratoria dell’espansione urbana, sostituita da una applicazione del progetto urbano e di architettura
all’esistente, anche per demolizione, ricostruzione, per sostituzione delle sostanze edilizie, e per radicale trasformazione di ruoli e di funzioni. Questo punto di vista si basa sulla semplice constatazione che la città come oggi ormai ovunque si presenta è tutt’altro che un continuo, quanto piuttosto una sorta di groviera dove ai buchi e ai punti molli corrisponde una opportunità di intervento. Opportunità di intervento che, dove la città è inadeguata alle funzioni, agli stili di vita, alle realtà contemporanee, e non è testimonianza di un passato notevole alle spalle (non ogni spiazzo è stato una piazza), conviene siano spese per evitare l’inevitabile consumo di territorio esterno connesso allo sviluppo. E per determinare all’interno un aumento di qualità nella forma e nella sostanza del costruito. Generando sostenibilità nelle cose urbane.
Nelle realtà urbane costiere e portuali, per loro natura costrette dal limite d’acqua esistente, ciò è consuetamente sempre accaduto, sta tutt’ora accadendo e rappresenta la strategia futura di una trasformazione capace di essere allo stesso tempo sviluppo e sostenibilità in una città prevalentemente dedita ai servizi e ai commerci, quindi attenta alle cose che contano.
L’opportunità offerta dal seminario è quella di studiare i termini della sostenibilità della trasformazione, in termini modellistico-progettuali, su un campione rappresentativo della realtà urbana costiera contemporanea, avendo al centro le competenze proprie della disciplina architettonica, senza tuttavia escludere i contributi di delle conoscenze di tipo economico e ingegneristico (marittimo, navale, idraulico) che compongono la complessità interdisciplinare del fenomeno in esame.
Obiettivo operativo del seminario, che sarà condotto in stretta relazione con l’attività di ricerca di LabMed – Laboratorio di ricerca modellistica progettuale per il Mediterraneo (DIAP Sapienza) – diretto da Roberto A. Cherubini, è la messa a punto da parte di ogni partecipante di un ragionamento guidato – debitamente circostanziato e supportato da materiali iconografici e bibliografici – della dimensione di un articolo o di un saggio breve, riguardante un argomento o un caso di studio nell’ambito della problematica in esame. Il seminario si svolgerà nel corso di quattro incontri settimanali più una consegna, utilizzando ampiamente nel lavoro feedback per via telematica.
Cinque monografie di riferimento:
1. CHERUBINI Roberto A. (2007). CSIAA_Docks Reloaded. Roma: Palombi Editori. Volume della collana CSIAA Internazionale diretta da Roberto A. Cherubini. Testo in Italiano/Inglese ISBN: 978-88-6060-073-8.
4. CHERUBINI Roberto A., BOTTA A., DJURIC I. (2016) Piazze Galleggianti. Roma: Franco Angeli. Testi in Italiano/Inglese. ISBN: 978-88-917-4419-7.
5. CHERUBINI Roberto A. (2018) Mediterraneo Contemporaneo. Roma: Franco Angeli. ISBN: 978-88-917-7916-8
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EMPATIA E NEUROSCIENZE: NUOVE PROSPETTIVE PER L’ARCHITETTURA
Paola Gregory
Abstract
Il seminario intende focalizzare l'attenzione su alcuni contributi che, dall’estetica alle scienze cognitive, stanno producendo un nuovo paradigma nella comprensione dell’esperienza soggettiva dello spazio, nella quale diviene sempre più importante un’ampia sfera di risonanza emotiva. Sebbene anche l’architettura abbia prodotto nel XX secolo studi interessanti, orientati a sottolineare l’influenza dell’habitat costruito sulle nostre modalità comportamentali, è solo negli ultimi decenni che la risposta pre-cognitiva, legata alla percezione, alle emozioni e ai sentimenti, sembra trovare terreno fertile di riflessione. A questo riguardo, l’empatia e la scoperta dei “neuroni specchio” assumono un’importanza fondamentale, richiamando, da un lato, la “nuova fenomenologia” e l’atmosferologia, dall’altro gli sviluppi delle neuroscienze.
Il seminario tenterà di ripercorrere alcune delle tappe più importanti di questo processo, attraverso n. 5 incontri da prevedere nel 1° semestre (aprile e maggio 2021), durante i quali verranno discussi alcuni testi di discipline diverse e avviato un confronto su una vostra rappresentazione emotiva (emotional and cognitive map) di uno spazio conosciuto e vissuto (urbano o domestico, in funzione dell’evolversi della situazione pandemica).
Bibliografia principale di riferimento
Böhme, G. 2010. Aisthetik. Vorlesungen über Ästhetik als allgemeine Wahrnehmungslehre. München: Wilhelm Fink Verlag (It. trans.,2010. Atmosfere, estasi, messe in scena. L’estetica come teoria generale della percezione, trans. and ed. by T. Griffero. Milano, Marinotti).
- Böhme, G. (2017), Atmosheric Architectures. The Aesthetics of Felt Spaces. London, Bloomsbury.
- Griffero, T. (2010), Atmosferologia. Estetica degli spazi emozionali, Roma- Bari, Laterza.
- Holl S., Pallasmaa J., Pérez-Gómez A., Questions of perception. Phenomenology of architecture, William Stout
- Publ., San Francisco 2006 (1° ed. in “A+U”, Special Issue, July 1994).
- Mallgrave, H. F. (2013). Architecture and Embodiment. The Implications of the New Sciences and Humanities for Design, New York, Routledge. (It. trans. 2015. L’empatia degli spazi. Architettura e neuroscienze, preface by V.
Gallese. Milano, Raffaello Cortina).
- Mallgrave, H. F., From object to experience. The new culture of design, Bloomsbury Publ., London 2018.
- Rizzolatti, G. e Sinigaglia, C. (2005), So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Milano, Raffaello Cortina.
- Robinson, S., and Pallasmaa, J., eds. (2017), Mind in Architecture. Neuroscience, Embodiment, and the Future of Design, Cambridge (MA), MIT Press.
- Thompson, E. (2010), Mind in Life: Biology, Phenomenology, and the Sciences of Mind, Cambridge (MA), Harvard University Press.
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LINEE DI RICERCA
Antonino Saggio

Il seminario è indicato in particolare per i dottorandi del primo anno di corso e vuole raggiungere una serie di obiettivi tra loro collegati. Si articola con incontri che esaminano gli sviluppi critici e co-noscitivi dell’architettura degli ultimi cento anni a partire dal principale testo di riferimento Architet-tura e Modernità dal Bauhaus a la Rivoluzione Informatica.
Si affronteranno le otto grandi parti in cui è diviso il volume ciascuna focalizzata sulla presa di co-scienza degli architetti di un nuovo orizzonte problematico. I temi fondamentali sono: l’Età della macchina, il dibattito tra Internazionalità o universalità negli anni Trenta il Tema del Significato e della città dopo la seconda guerra mondiale, il Big Bang degli anni Sessanta del Novecento, con l’esplodere di molteplici parcellizzazioni del sapere architettonico rivolte; la centralità del Tema del linguaggio, con l’affermazione del recupero di stilemi del passato o con l’uso di tecniche inclusive basate sul collage e sulla memoria, mentre il grande Tema del contesto, in una fase storica di rinnova-ta attenzione all’erosione delle risorse del pianeta. Il tema delle Interconnessioni dinamiche afferma la rilevanza del mondo dell’informazione, dell’informatica e dell’elettronica per le ricerche più avan- zate dell’ultimo decennio.
La riscrittura del passato parte in questo libro dall’oggi ed è in rapporto all’emersione del paradigma informatico ed è condotta con chiavi interpretative più vicine alle teorie e ai metodi della progetta-zione architettonica che all’indagine filologica o storica. Svolgendo sessioni seminariali su questi te-mi, oltre a percorrere argomenti che possono avere incidenza in alcuni aspetti del lavoro successivo dei dottorandi, l’obiettivo è anche quello di sviluppare modalità di lavoro e collaborazioni tra i dottorandi stessi.
Il seminario può terminare con un prodotto che verrà delineato lungo lo sviluppo dello stesso seminario e il cui grado di coinvolgimento è volontario e supera i limiti isti-tuzionali del seminario. Nel 2013 è stato organizzata una giornata di studio dedicata alla figura di Alessandro Anselmi e pubblicato il relativo volume, nel 2014 una giornata di studio ed una pubblicazione su UNStudio, nel 2015 un seminario sul pensiero progettua-le in relazione alla città di Roma di cui stati pubblicati gli esiti, l’anno successivo un se-minario sulla comunicazione di alcune Tecniche della progettazione architettonica, l’anno successivo un lavoro sulla sSoria e su alcuni esiti del Dottorato di Architettura Teorie e Progetto con un volume e un contributo al sito, nel 2017 è stato organizzato un Simposio di tre giorni con conferenzieri esterni, una discussione sugli esiti di alcuni seminari, la presentazione di tesi dottorali e di volumi redatti all’interno del dottorato, nel 2019 gli esiti dei lavori dei dottorandi sono stati presentati in una apposita sessione agli studenti del corso d studio in architettura, nel 2020 si è realizzato un volume dal titolo Architettura come prodotto di ricerca. Lungo lo sviluppo del seminario si verificherà se esiste un tema di interesse comune che possa convogliare la redazione di un prodotto pubblicistico.
Bibliografia
Antonino Saggio, Architettura e Modernità dal Bauhaus a la Rivoluzione Informatica, Carocci, Ro-ma 2010
Joseph Maria Montaner, Dopo Il Movimento Moderno, Laterza, Roma 2008 Una delle tesi dottorali già prodotte nel Dottorato di Architettura teorie e progetto.
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IL PAESAGGIO DI ROMA CAPITALE.
PROGETTARE I “NUOVI” SPAZI APERTI DI RELAZIONE (POST COVID) DELLA CITTÀ DELLE ISTITUZIONI
Andrea Bruschi, Paola Veronica Dell’Aira
Premessa d’inquadramento
Il seminario si inserisce nelle tematiche interne alla Ricerca d’Ateneo appena finanziata 2021: Il paesaggio di Roma Capitale. Nuovi luoghi del “collettivo” tra spazi del governo e vita urbana, che prosegue a sua volta la Ricerca d’Ateneo del precedente anno: Roma Capitale della Repubblica. Città, cittadini e istituzioni fra gestione dello Stato e progetto della metropoli e della quale è complementare. La ricerca affronta i comparti formatisi tra ‘800 e ‘900 (in relazione all’elezione a Capitale) e più recentemente per trasferimento/implementazione di organi di amministrazione/governo.
La dimensione del quotidiano è il focus.
Al progetto di molti contesti urbani “governativi”, cosa è mancato in attenzione verso la dimensione intima della vita urbana? Come convivono grande e piccolo? Head Quarter, Multinazionali, Sedi Leader, Funzioni rare, fanno da forti attrattori di capitale per la costruzione di un paesaggio fortunatamente affidato in primis alla mano pubblica. Ed è sulla regia statale che si vuol far leva per una rigenerazione che non guardi tanto all’eloquenza delle costruzioni quanto al loro intreccio con la minuzia della vita in città: la dimensione, appunto, del giorno per giorno.
Grava infatti, sui brani urbani dominati da “grandezze”, un ingombrante peso critico: eccessiva razionalità insediativa, mortificante settorializzazione priva della mixité vitale dei nuclei più antichi, apertura indistinta degli spazi, motivo di sfiducia nel carattere benefico che le attività di rilievo dovrebbero offrire: densità proba, solidi scenari costruiti, sicure cornici di vita generatrici di intense relazioni umane.
La città delle istituzioni manca di cura e attenzione prossemica.
Gli studi in corso colgono un primo nucleo sperimentale nella centralità di Pietralata il cui processo pianificatorio è ancora aperto in molte parti: la continuità spaziale e fruitiva, tra entità direzionali (tra cui Stazione TAV, Nuova Sede BNL_BNP, nuove sedi Sapienza, nuova Istat, nuovo HQ di FS...) e realtà d’intorno, mostra infatti aspetti di grave carenza. Ed è soprattutto lo spazio aperto a risentirne.
Ma Pietralata è, da più di un cinquantennio, un inarrestabile laboratorio progettuale e promette alla città un insediamento a elevato contenuto di urbanità. La rete dello spazio aperto pubblico non può mancare di esserne il fil rouge; il “negativo urbano” dovrà equiparare le eccellenze architettoniche tra le quali stenderà i suoi spazi. Con quali tecniche e risorse si potranno ricreare le sedi dell’incontro e delle funzioni collettive in città? La nuova “piazza del governo”, la nuova “via dei ministeri”, il nuovo plateau d’ingresso alla stazione, non smettono di rappresentare anche oggi, a emergenza sanitaria ancora in pieno corso, un traguardo forte. Su questo vorremmo spingere il pedale, affinché gli spazi pubblici en plein air del nuovo direzionale esplorino assetti e metodi per farsi sfida-guida urbana al dopo Covid_19.
Neo-strade, neo-piazze, neo-parchi, ma anche spazi minori -cortili, cul de sac, recessi- beneficiari di attiguità con architetture di ruolo, andranno rivisitati e rigenerati, sull’onda della potenziale sinergia con i grandi pesi urbani, dotandoli di attrezzatura e qualità spaziale, valide per garantire un nuovo tipo di “sicurezza” e di “sostenibilità sanitaria”, ricomponendo gli effetti dello sgretolamento sociale.
Svolgimento call e risultati attesi.
Individuazione e ricomposizione di un ambito all’aperto indefinito da
riprogettare complessivamente (un largo, una passeggiata, un parco ...)
Oppure
Progetto/design di un elemento_oggetto_sistema di “arredo urbano covid” (per es. sistema stalli posteggio bike “sicuri”, seduta “a fisarmonica” per separare gli utenti, sistema di padiglioni schiena contro schiena, sistema di bancarelle mercato a scacchiera o disposte “a giano bifronte”).
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PROGETTARE E COSTRUIRE CON LE COMUNITÀ: TATTICHE E STRATEGIE PER UNA POLITICA ARCHITETTONICA DAL BASSO
Nicola Flora
Modalità di lavoro e risultati attesi
Una lezione di carattere generale introdurrà gli studenti alle ragioni per le quali oggi abbiano particolare presa sulla comunità scientifica internazionale esperienze condotte spesso da collettivi molto giovani, capaci di coinvolgere le comunità nei processi, ma particolarmente nelle tattiche, su azioni finalizzate alla rigenerazione urbana. Processi capaci di rendere realizzabili nel breve tempo, e gestibili e manutenibili dalle stesse comunità, piccoli interventi finalizzati alla qualificazione di aree dismesse, alla inclusione di aree abbandonate e di scarto nella vita di quelle comunità, fino a veri e propri processi di rigenerazione sociale e urbana. E, sempre partendo dalle relazioni di vicinato tra comunità, tra comunità e architetti, e molto spesso con la partecipazione di gruppi interdisciplinari (artisti, sociologi, paesaggisti, artigiani, politici locali, associazioni) partecipanti alle esperienze principali, l’architettura torna così ad essere percepita come utile (cosa da tempo non scontata per i non addetti ai lavori), spesso indispensabile e non più ripiegata sulla propria “autorappresentazione”. Queste azioni e strategie permettono a molti di cogliere quell‘aspetto fondante delle discipline del progetto alla piccola e media scala: un mezzo per aiutare gli uomini a condividere sensi ed usi (anche simbolici e quindi politici) degli spazi comuni e pubblici. Nell’attesa, ovviamente, che processi più stanziali e definitivi possano attrezzare in maniera più persistente luoghi finalmente divenuti “vivi” e “partecipati” dalle comunità nelle nostre città.
In tre incontri successivi (uno per settimana) gli studenti riceveranno tre conferenze da diversi gruppi che operano con queste tattiche (di diversa esperienza e visibilità nazionale e internazionale) come il gruppo Orizzontale (laziale), i gruppi BLAM e Zapoi (campani), e i gruppi SenzaStudio e Periferica (siciliani).
Al termine di ciascuna di queste quattro lezioni/conferenze gli studenti dovranno produrre due pagine A4 quali relazioni riassuntive dei temi trattati e consegnarli al docente.
Il seminario si concluderà infine con un workshop applicativo (dal titolo UPliving Sanità) che si svolgerà nel rione Sanità a Napoli (dove da anni cooperiamo con associazioni locali e in particolare la Fondazione san Gennaro) sotto la guida del docente. Qui, in una tre giorni di fine ottobre o nei primi giorni di novembre 2021, alcuni di questi gruppi (a seconda delle effettive disponibilità in quella specifica fase di lavoro) interverranno a indirizzare, con il docente, il workshop di progettazione condivisa (con la comunità locale e le associazioni di territorio) per realizzare, in autocostruzione, piccole strutture urbane in aree sensibili scelte con la comunità locale e rispondere così a domande che sorgeranno dalla relazione tra il gruppo dei dottorandi e la comunità locale della Sanità.
Il gruppo dei dottorandi, infine, in maniera collettiva, produrrà un ppt e un book dove con video e immagini racconterà l’esperienza condotta nel workshop pe presentarlo al gruppo docente.
Bibliografia minima di partenza
- Oppenheimer Dean A., Hursley T., Proceed and Be Bold: Rural Studio
After Samuel Mockbee, Princeton Architectural Press, 2005.
-Ricci G., I workshop di Orizzontale sulla autocostruzione per le comunità in Calabria, Domus 1042, gennaio 2020.
-Flora N., Iarrusso F., Progetti Mobili, Letteraventidue, 2018.
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LEARNING FROM TEAM 10
Piero Ostilio Rossi
Abstract
Il seminario intende riflettere criticamente, a più di quarant’anni di distanza, sull’eredità degli architetti del Team 10 che, secondo l’arco temporale definito da Risselada e van den Heuvel, nel libro TEAM 10. In search of a Utopia of the present, operò in quanto tale tra il 1953 e il 1981; il gruppo – formato da architetti tra i trenta e i quarant’anni - si presentò alla ribalta internazionale in occasione del IX CIAM di Aix-en-Provence (1953), fu incaricato di organizzare il X CIAM a Dubrovnik nel 1956 - di qui il nome - e contribuì in maniera decisiva allo scioglimento dei CIAM stessi in occasione dell’XI CIAM di Otterloo (1959).
Il Team 10 era un gruppo aperto, a geometria variabile, continuamente in cerca della discussione e del confronto al suo interno che ebbe un nucleo di fondatori (tra i quali Alison e Peter Smithson, Aldo van Eyck, Jaap Bakema, Georges Candilis, Alexis Josic, Shadrach Woods e José Antonio Coderch), al quale si aggregarono ben presto Giancarlo De Carlo, Ralph Erskine, Pancho Guedes e molti altri, fino ad Herman Hertzberger. Intorno a loro si formò un circolo di progettisti interessati ad innestare nella migliore tradizione del moderno la realtà e la complessità della vita urbana così come si andava riorganizzando dopo la sciagura e le distruzioni della seconda guerra mondiale o, meglio, “desiderosi di ricatturare l’eroica spinta morale del primo moderno per poi incanalarla in modi pertinenti ad un mondo completamente trasformato”, per dirla con lo storico William Curtis.
Il seminario assumerà come modello di riferimento per costruire le sue riflessioni l’Autobiografia scientifica di Aldo Rossi (un libro che tutti i progettisti- ricercatori dovrebbero leggere) nella quale l’autore ricostruisce il percorso, le suggestioni, i ricordi, le immagini, i riferimenti e talvolta gli imprevisti della vita attraverso i quali si sono andate progressivamente definendo le linee del suo personale modo di intendere e praticare l’architettura e quindi della sua poetica. È lo straordinario percorso a ritroso di un architetto nel suo ininterrotto processo di formazione.
Il seminario si articolerà in quattro incontri che, qualora fosse possibile, si svolgeranno in presenza, in caso contrario saranno organizzati in remoto attraverso Google Meet. Nei primi tre, saranno presentati e discussi temi, strategie e progetti di alcuni dei componenti del Team 10, letti attraverso la mia personale esperienza di progettista e di docente: si parlerà in particolare degli Smithson, di van Eyck, di Candilis, Josic e Woods, di De Carlo, di Erskine e di Hertzberger.
Nel quarto incontro – che si terrà un paio di settimane dopo - i dottorandi presenteranno e discuteranno in forma seminariale con me e con i loro colleghi le loro proposte di paper. Il seminario ha quindi un carattere critico-progettuale ed è quindi consigliato a coloro che hanno una qualche familiarità – o sono interessati a misurarsi - con le idee, le strategie e le pratiche progettuali dei componenti del Team 10.
Il prodotto atteso è un paper, un testo scritto di circa 15.000 battute (eventualmente illustrato con disegni e fotografie – molto meglio se i primi fossero dell’autore) nel quale il dottorando sarà chiamato a definire, attraverso una narrazione tutta personale, le relazioni tra il proprio modo di fare architettura e l’esperienza teorica, progettuale, critica di uno o più componenti del Team 10. Una sorta di riflessione introspettiva - o forse un ping pong intellettuale - allo scopo di svelare e concettualizzare alcune traiettorie del proprio percorso di formazione.
Bibliografia di base
- M. Risselada, D. van den Heuvel, TEAM 10 1953-81. In search of a Utopia of the present, NAi Publisher, Rotterdam 2006
- Team 10 Primer, Edited by Alison Smithson, Studio Vista, London 1968 (altre edizioni: 1962 e 1965)
- Team 10 Primer, The MIT Press, Cambridge/London, 1974
- “L’Architecture d’Aujourd’hui”, n. 177, janvier-février 1975, numero monografico Team 10+20
- K. Frampton, Storia dell’architettura moderna, Zanichelli, Bologna 1982, parte III, capitolo 3, Le vicissitudini dell’ideologia: CIAM e Team X, critica e controcritica 1928-1968
- W. J. R. Curtis, L’architettura moderna del Novecento, Bruno Mondadori, Milano 1999, capitolo 24, L’Unité d’Habitation a Marsiglia come prototipo di residenza collettiva, pp. 437-451. V. anche la voce Team X nell’indice dei nomi
- A. Rossi, Autobiografia scientifica, Il Saggiatore, Milano 2009 (la prima edizione americana è del 1981, la prima edizione italiana è del 1990).
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TEMI ED ESEMPLIFICAZIONI DELL’ARCHITETTURA DELLA STRADA
Roberto Secchi, Andrea Bruschi
Sulla natura del progetto della strada
La strada come matrice della morfologia urbana Figure e temi ricorrenti del rapporto strada/edifici
La strada come indicatore dell’organizzazione sociale La strada come fattore ambientale e paesaggistico La strada come spazio pubblico
Attrezzature della viabilità: nodi, svincoli, caselli,...
1. A partire dai paragrafi dell’introduzione del volume L’architettura della strada Forme, immagini, valori produrre articolazioni e approfondimenti in un saggio di 6000 battute.
2. Presentare un’antologia di immagini emblematiche delle tematiche trattate.
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IL PROGETTO/PRETESTO DEL MUSEO: “PONTE E PORTA” TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO
Antonello Stella
Parafrasando il titolo del noto saggio di Simmel, tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da Lotus nel 1995, il seminario proposto vuole indagare, all’interno del più generale tema della Museografia e della sua evoluzione nel tempo a partire dal concetto originario di Museo maturato sostanzialmente nel XIX secolo, la questione del particolare rapporto contenuto/contenitore in relazione alle nuove modalità di comunicazione che il Museo pone oggi nell'ambito sia fisico che sociale della città contemporanea. Come in una scatola cinese , a sua volta, il sotto-tema del rapporto contenuto/contenitore implica una ulteriore riflessione sul progetto di architettura nel patrimonio esistente, con le conseguenti implicazioni sulla continuità/discontinuità con il divenire storico dell’architettura, argomento, questo, certamente molto dibattuto, ma necessariamente da includere nel tema qui affrontato.Il seminario si svolgerà quindi in due fasi più una. La prima sarà di inquadramento teorico del tema, attraverso contributi sotto forma di lezioni interpretative, una seconda più dedicata a dei casi studio ed infine una terza in forma di tavola rotonda. Partendo quindi dall'incipit iniziale fondato sul tema particolare del Museo verrà sviluppata una sua generalizzazione, anche interdisciplinare, nell'ambito del più complesso e spinoso tema del rapporto tra progetto di architettura e divenire della storia, circoscrivendo però l'ampiezza del tema attraverso la lettura di alcune parole chiave ritenute,in questo ambito teorico, centrali nel processo progettuale
Programma del Seminario:
Giorno 1 Museologia (cosa esporre) e Museografia (come esporre)
Antonello Stella: Introduzione al tema Intorno alla Museografia
Prof. Anna Maria Visser ( Museologa Consiglio Direttivo ANMLI (Associazione Nazionale Musei Locali Italiani) Museologia e Museografia,
Arch.Gianni Bulian (Architetto-Museografo) La Museografia in Italia. Passato e presente
Marco Mulazzani (UNIFE) Allestimenti in Italia tra le due guerre
Giorno 2 Contenuto e Contenitore
Introduzione e coordinamento : Andrea Grimaldi
Antonello Stella (UNIFE) : Esperienze didattiche sulla museografia ad UNIFE FUSEWORKS (www.fuseworks.it) Progettare la multimedialità
Gabriele Toneguzzi (IUAV_UNIFE) La comunicazione museale
Werner Tscholl /Markus Scherer(Architetto) Interventi sull'esistente.
Giorno 3 Progettare l'esistente. Il progetto di architettura tra continuità e discontinuità storica.
TAVOLA ROTONDA- Coordinatori Antonello Stella e Andrea Grimaldi
Parole Chiave: Storia, Ripetizione, Reiterazione, Addizione, Sostituzione,
Antico, Nuovo, Frammento, Unità,
3+3 Domande sul tema a:
Giuliano Volpe (Archeologo, Consulente MIBAC), Giovanni Corbellini (POLITO) , Hansmichael Hohenegger (Lessico italiano CNR) Valerio Mosco(IUAV) Marco Biraghi (POLIMI) Stefano Velotti (UNIROMA)
I dottorandi dovranno produrre un saggio di 18.000 battute sui temi discussi nel seminario. Verrà fornita una bibliografia di riferimento in anticipo sul seminario.
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SPAZIO INTERNO ESSENZA DELL’ARCHITETTURA
INDAGINE CRITICO-PERCETTIVA SUI GRANDI SPAZI INTERNI PUBBLICI NELLE ARCHITETTURE DEL ‘900 A ROMA.
Giancarlo Rosa
Il seminario ha un carattere teorico-pratico finalizzato alla considerazione e necessità fortemente progettuale dello spazio interno di ogni architettura, dall’invenzione dello spazio interno moderno alle sperimentazioni odierne. Verificare, conoscere, prima attraverso i diversi sistemi di rappresentazione e comunicazione dello spazio architettonico, a partire da quello grafico (schizzi, piante e sezioni, assonometrie, le assonometrie dal basso di Choisy, prospettive, modelli) al sistema fotografico, al filmico, utili alla conoscenza iniziale, ma non esaurienti, per giungere all’imprescindibile esperienza diretta dell’architettura, nella considerazione che nessun mezzo può sostituirla.
Le architetture non delimitano spazi, li contengono assolvendo alle funzioni per cui sono costruite.
I rapporti tra spazio esterno e spazio interno:
non si tratta di inventare belle scatole, dove gli interni sono i forzati contenitori delle funzioni dell’edificio, si deve rivoltare questa convinzione, per cui le architetture delimitano strade e piazze, che a loro volta si vogliono dire interni urbani, e affrontare il progetto dall’interno, da ciò per cui l’architettura nasce. La pianta del Nolli del 1748, costituisce un raro esempio di rappresentazione grafica di tutti gli interni pubblici necessari alla città.
Quattro sono i momenti della costruzione architettonica: conoscenza della storia, comprensione delle funzioni, stesura del progetto, esecuzione nel cantiere.
Lo spazio interno nella concezione dei maestri del ‘900, nel contributo degli architetti a Roma alla qualità dei grandi spazi, negli spazi sacri, negli spazi culturali, negli spazi per l’amministrazione, negli spazi commerciali, negli spazi ipogei per i trasporti, negli allestimenti museali e delle mostre, naturalmente diversi dallo spazio intimo abitativo.
Il seminario, che si svilupperà in conversazioni e visite alle architetture romane, si prefigge di indurre il dottorando a sperimentare completamente “l’interno architettonico”, con la ricerca di documentazione di un caso prescelto, la sua analisi, e quindi la sintesi dei risultati attraverso la comprensione dei diversi mezzi di rappresentazione e comunicazione, su una tra le opere dei più significativi architetti operanti a Roma:
a. F. Berarducci, A. Lambertucci, A. Libera, L. Moretti, P. Nervi, F.lli Passarelli, M. Ridolfi;
b. F. Albini, J.N. Baldeweg, M. Carmassi, D. Chipperfield, O. Decq, K. Fisker, V. Gregotti, Z. Hadid, R. Meier, R. Piano, U. Riva, C. Scarpa, A. Siza, G. Valle, F. Venezia, etc.
Il risultato finale previsto è un video, cioè la rappresentazione filmica realizzata sul luogo, intesa a mostrare le “scoperte” compiute dallo stesso dottorando, nella completa comprensione dello spazio architettonico interno.
Bibliografia essenziale
S. Giedion, Spazio, tempo ed architettura, Hoepli 1944-1989
S.M. Eisenstein (Ėjzenštejn), Tecnica del cinema, Einaudi Editore 1955.
R. Grignolo B. Reichlin, Lo spazio interno come oggetto di salvaguardia, Silvana Editoriale 2012
Le Corbusier, Verso una architettura, Longanesi 1923-2020
L. Moretti, Spazio, Christian Marinotti Edizioni 2019
H. Plummer, L’esperienza dell’architettura, Einaudi 2016
G. Rosa, L’architettura degli interni, Officina Edizioni 1999
W. Wenders, L’atto di vedere. The Act of Seeing, Ubulibri 1992
F.L. Wright, Una autobiografia, Jaka Book 1943-2016
B. Zevi, Saper vedere l’architettura, Einaudi 1948-2009.
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LA CASA AI TEMPI DELLA PANDEMIA. ANALISI ED ELABORAZIONI PROGETTUALI SULLA CASA ITALIANA NEL NOVECENTO:SPUNTI CRITICI E SOLUZIONI.
Il seminario propone un ambito di ricerca centrato sull’architettura della residenza in Italia realizzata nel Novecento, all’interno del quale approfondire diversi aspetti legati alle forme dell’abitare contemporaneo.
Semestre dell’offerta
2° Semestre (ottobre - dicembre 2021)
Durata: 2 mesi
Il lavoro avrà la durata di due mesi a partire dalla seconda metà di ottobre e sarà organizzato in 4/5 incontri più la consegna e discussione degli elaborati richiesti.
Abstract
Il seminario propone una riflessione progettuale sul tema della casa oggi. La pandemia in corso ha fatto emergere con evidenza una serie di criticità, già note, legate agli stili di vita e ai comportamenti nella nostra società, riportando inaspettatamente la casa al centro dei nostri interessi dopo un periodo in cui il suo valore simbolico e sociale si era notevolmente ridotto, superato da un’interpretazione meramente utilitaristica e funzionale. Da bene rifugio, dedicato quasi esclusivamente alla vita privata, la casa si sta trasformando in luogo polivalente in cui si alternano attività diverse a partire da quella lavorativa. Riteniamo che questa trasformazione in corso sia un’occasione per ripensare ad alcuni temi chiave concernenti la progettazione dello spazio domestico come, ad esempio, quelli della flessibilità e adattabilità, delle soglie tra ambienti privati domestici e spazi collettivi, delle relazioni con gli spazi esterni e il tessuto della città.
In quest’ottica, il lavoro all’interno del seminario verterà sull’analisi e la rielaborazione progettuale di alcuni modelli abitativi individuati nell’ambito della produzione architettonica italiana del Novecento.
In particolare, ai dottorandi sarà richiesto di:
1 – Selezionare un’opera significativa realizzata tra il 1920 e il 1970 ove nell’impianto distributivo si rintraccino spunti utili da cui ripartire per ripensare la forma dello spazio domestico. Si consiglia di porre particolare attenzione a quei progetti nei quali si ritrovino uno o più temi tra i seguenti: la casa rurale, la casa colonica, le tenute agricole, la casa a schiera, la casa a patio, l’isolato a corte, la casa studio, la casa albergo, il porticato, la molteplicità degli ingressi, il corridoio.
2 – Individuare per ogni ambito cronologico legato all’opera i principali accadimenti nel contesto culturale italiano di quegli anni.
3- Produrre degli elaborati grafici di analisi mediante una rappresentazione che metta in risalto i principi distributivi degli alloggi e delle parti comuni, spiegando con chiarezza le relazioni tra le parti comuni e le parti private.
4 – Proporre uno studio progettuale che verifichi in modo critico l’adattabilità dei principi ricavati dal progetto studiato alle esigenze della contemporaneità, e valuti nelle sue possibili reinterpretazioni la sostenibilità economico/commerciale delle soluzioni proposte, accompagnato da un breve testo critico.
5 – Redigere una bibliografia riferita agli esempi realizzati.
Testi di riferimento
Tafuri M., Storia dell'architettura italiana 1944-1985, Einaudi, 1986 Rosselli, P., Giò Ponti la casa all’italiana, Electa 1988
Massobrio, G., Portoghesi, P., Album degli anni Venti, Electa, 1978 Massobrio, G., Portoghesi, P., Album degli anni Trenta, Electa, 1978 Massobrio, G., Portoghesi, P., Album degli anni Cinquanta, Electa, 1983
Giuseppe Pagano Pogatschnig. Architetture e scritti, Editoriale Domus, 1947
Diotallevi, Irenio; Marescotti, Franco, Il problema sociale costruttivo ed economico dell'abitazione, Milano, Poligono (Problemi di architettura sociale), 1948
James Graham Ballard, Il condominio, Feltrinelli 2014
Mandolesi D., Temi di ricerca e forme dell’abitare contemporaneo, in “l’industria delle costruzioni” n. 456 luglio-agosto 2017
Dall’Olio L., Mandolesi D., “Residenze Collettive”, Mancosu editore, 2014
Mandolesi D. e. De Cesaris A., “Modular, sustainable and customized: projects for contemporary home, in: “Open House International” vol. 38 - n.3 – 2013
Mandolesi D., “La qualità urbana dell’abitare”, in Calzolaretti M. “Molteplice modulare flessibile. Tre progetti per la casa”, Gangemi 2009
Zammerini, M., La casa come risorsa. Dalla privacy alle relazioni, tra stanza e open space, in “FAM Magazine”, Coronavirus, Città, Architettura, Prospettive del progetto architettonico e urbano, 52, 2020. Zammerini, M., Elementi architettonici per l’abitazione flessibile: la piattaforma, la custodia, l’intercapedine, il blocco servizi, in: G. Cafiero, N. Flora, P. Giardiello (a cura di), Costruire l’abitare contemporaneo. Nuovi temi e metodi del progetto, Il Poligrafo, Padova 2020, pp. 226-229.
Zammerini, M., - La domanda di flessibilità nella concezione dell'alloggio contemporaneo. Dall'eredità modernista alle nuove proposte progettuali, in: G. R. Cellini (a cura di), La domanda di architettura. Le risposte del progetto. Atti del VI forum proArch della società scientifica nazionale del progetto. Docenti icar 14, 15, 16, Società scientifica nazionale del progetto. Docenti icar 14 15 16, Roma 2018, pp. 138-141. Zammerini, M., Vita nuova, casa vecchia. Liberare lo spazio per una casa flessibile, in: A. Giancotti, F. Giofrè, L. Ribichini, Rooms Rome, Orienta Edizioni di Spazioerre di G. Romano. Roma 2019, pp. 66-77.
Zammerini, M., Lo spazio complesso della residenza contemporanea, in: Bellomo M. et al. (Editors), Abitare il nuovo/abitare di nuovo ai tempi della crisi, Atti delle Giornate Internazionali di Studio “Abitare il Futuro” 2a Edizione, 12-13 dicembre 2012, Clean, Napoli.
Zammerini, M., La casa flessibile, in: “A&A Architettura & Ambiente Rivista Quadrimestrale del Dipartimento di Architettura e Progetto”, n. 20/2009, Palombi Editori, Roma 2009.
Zammerini, M., La casa contemporanea, in: “A&A Architettura e Ambiente Rivista Quadrimestrale del Dipartimento di Architettura e Progetto” - Allegato, n. 20/2009 “Architettura per l’abitare contemporaneo”, Palombi Editori, Roma 2009, pp. 50-61.
Zammerini, M., Permanenza e Flessibilità. Struttura e Distribuzione, in: Vedute – Rivista d’indagini e riflessioni sull’architettura e sulla città contemporanea, n° 0, a cura di D. Nencini, Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Architettura e Costruzione ArCos, Editore Quodlibet, 2009, pp. 138-142.



Modalità di scelta del soggetto della tesi

Nel 1° anno di corso, i seminari e i workshop rappresentano per i Dottorandi un’importante occasione per una prima forma di avvicinamento agli specifici caratteri della ricerca nel campo della progettazione architettonica e delle teorie dell’architettura e dall’altra permette loro di sondare differenti linee di ricerca al fine di individuare e delimitare i campi di interesse nell’ambito dei quali costruire le prime ipotesi di dissertazione finale.


Modalità delle verifiche per l'ammissione all'anno successivo

I seminari e i workshop di progettazione costituiscono una delle componenti principali dell’offerta formativa del Dottorato nel 1° anno di corso. La partecipazione ad essi e la produzione dei papers o degli elaborati progettuali richiesti permette di ottenere un significativo numero di crediti per il passaggio all’anno successivo


Elenco dei corsi/attività secondo anno

titolocrediti
RENATO BOCCHI_ CORRISPONDENZE ARTE-ARCHITETTURA FRA ITALIA E SPAGNA DAL DOPOGUERRA AD OGGI _ Seminario Teorico 10
ORAZIO CARPENZANO, CATERINA PADOA SCHIOPPA, LUCA PORQUEDDU_ SULL'OPERA DI CARLO AYMONINO. TIPOLOGIA/MORFOLOGIA/ASTRAZIONE/IBRIDAZIONE_ Seminario Teorico-progettuale 10
ANTONELLA ROMANO_ L'ILAUD, INTERNATIONAL LABORATORY OF ARCHITECTURE AND URBAN DESIGN, DAL 1976 A OGGI: SPERIMENTALE, INCLUSIVO, NECESSARIO_ Seminario teorico 10
GUENDALINA SALIMEI, CRISTINA IMBROGLINI, FRANCESCA CASTELLI_ CONNECTING PEOPLE FROM TWO NATIONS. URBAN RENEWAL FOR HANOI CENTRE - TUBE HOUSE, A TYPOLOGY TO PRESERVE_ Workshop internazionale 10
ROSALBA BELIBANI_ URBAN INNOVATION CENTER E PROGETTO URBANO: RUOLI, STRATEGIE E NUOVE FORME DEL PROGETTO_ Seminario Teorico progettuale 10
NICOLETTA TRASI_ NUOVE FORME DI COMPLESSITÀ DEL PROGETTO ARCHITETTONICO E URBANO_ Seminario Teorico 10
NILDA VALENTIN_ IN(D)HERITAGE. RIGENERAZIONE URBANA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE TRA MEMORIA E NUOVI SIGNIFICATI_ Seminario Teorico 10

Eventuali maggiori informazioni per le voci sopra elencate

CORRISPONDENZE ARTE-ARCHITETTURA FRA ITALIA E SPAGNA DAL DOPOGUERRA AD OGGI
Renato Bocchi
Abstract
L’obiettivo del seminario, in continuità con quello condotto (forzatamente on- line) lo scorso anno, è di fornire – mediante la comparazione e il montaggio dei concetti e delle strategie progettuali dell’arte e dell’architettura contemporanee – un apparato teorico-metodologico utile ad esplorare le diverse tendenze con cui l’arte e l’architettura contemporanee affrontano temi comuni, quali il tema dello spazio (d’interno, ma anche urbano e di paesaggio), il tema dei rapporti fra corpo e spazio e quindi fra fruitore e spazio dell’opera, il tema dei rapporti fra l’opera-manufatto e il suo contesto- ambiente. Campo privilegiato d’indagine sarà uno spaccato delle tendenze artistiche e architettoniche sviluppatesi negli ultimi settant’anni fra Italia e Spagna, approfittando della cortese disponibilità a collaborare col programma da parte della Real Academia de España in Roma.
Al centro del lavoro artistico e progettuale che interessa indagare non è l’oggetto ma la relazione fra gli oggetti, fra di loro e con il fruitore: si indaga cioè attorno ad una architettura delle relazioni, che conduca alla pratica del progetto architettonico e urbano o paesaggistico come capace di incidere non tanto sulle opere-oggetto finite ma su processi in continuo divenire. Questa logica relazionale ha radici ormai lontane nell’esperienza che accompagna il cosiddetto Movimento Moderno ed ovviamente è fortemente legata al lascito delle avanguardie artistiche del Novecento, ma è ritrovabile anche in molte esperienze dell’arte (soprattutto dell’arte ambientale) e dell’architettura contemporanee.
È su questa traccia che si svolge la fertile connessione della ricerca architettonica con le arti visive e performative e con l’architettura del paesaggio. In questa prospettiva di studio risulta cruciale l’apporto di tutti quegli artisti moderni e contemporanei che hanno assunto la materia-spazio quale principale preoccupazione di ricerca.
Si analizzeranno in particolare gli apporti in tal senso delle ricerche “spazialiste” dell’arte italiana del secondo Novecento, da Lucio Fontana in poi, quelli dei grandi scultori baschi, Oteiza e Chillida, nonché quelli di esperienze artistiche italiane e spagnole più recenti (fra queste Tomàs Saraceno, Enrico Castellani, Gianni Colombo, Cristina Iglesias, Eulalia Valldosera, Esther Pizarro, Lara Almarcegui, etc).
È soprattutto motivo di indagine il modo con cui queste ricerche possano ritrovarsi e compararsi con l’azione sullo spazio architettonico e sulle relazioni con il contesto ambientale condotta con le loro opere, pur secondo diversi filoni, da architetti contemporanei, spesso gravitanti in area iberica, ma anche
fortemente tangenti all’architettura italiana coeva, quali Alberto Campo Baeza, Juan Navarro Baldeweg, Rafael Moneo, fino a Anton Garcia Abril, Barozzi+Veiga, Manuel Mateus e, prima di loro, molte figure-chiave della generazione precedente, quali per esempio Javier Saenz de Oiza, Alejandro de la Sota, Josep Antoni Coderch.
Il seminario si inquadra nell’ambito della collaborazione in atto da parte dello scrivente ad un programma di ricerca internazionale avviato presso l’Universidad de Valladolid che fa capo ai prof.ri Fernando Zaparain e Jorge Ramos Jular, dal titolo Espaciar. Categorías Espaciales en Arquitectura y otras Disciplinar Artística.
È pertanto prevista la partecipazione ai lavori seminariali, con comunicazioni, dibattiti e workshop, da parte di alcuni componenti di quel gruppo di ricerca (Jorge Ramos, Fernando Zaparain, JuanCarlos Quindos, Amaya Bombin), grazie al già menzionato sostegno della Real Academia de España in Roma.
Riferimenti bibliografici essenziali
Oltre ai testi di riferimento dei docenti:
R.Bocchi, Progettare lo spazio e il movimento, Gangemi, Roma 2009;
R.Bocchi, La materia del vuoto, Universalia, Pordenone 2015;
R.Bocchi, Espacio Tiempo Arquitectura según Chillida, in: Eduardo Chillida, Catalogo Razonado de Escultura, Nerea, San Sebastian 2019;
J.Ramos Jular, Hoyo, agujero y vacío. Conclusiones espaciales en Jorge Oteiza, Fundaciòn Oteiza, Alzuza 2018;
J.Ramos Jular (a cura di), Estetisemas. Instalaciones entre espacio y tiempo, Valladolid, in corso di pubbl.
F.Zaparain, “Off-Screen: The Importance of Blank Space”, in: New Directions in Picturebook Research
Routledge, New York 2010, pgg. 165-176
P.Llamazares, J.Ramos, F.Zaparain, “Nueva York y la reformulación del objeto. Transferencias norteamericanas entre arquitectura y escultura en el siglo XX”, in: [i2] Investigación e innovación en arquitectura y territorio, vol. 8, no 1, Alicante 2020, pgg. 1-23.
si consiglia la lettura di:
H.Foster, Il complesso arte-architettura, Postmedia Books, Milano 2017

G.Bruno, Superfici, Johan&Levi, Milano 2016
G.Didi-Huberman, Atlas. Como llevar el mundo a cuestas?, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, tfEditores, Madrid, 2010-11
Juan Navarro Baldeweg, Ministerio de Fomento, Madrid 2017
I.Moreno, Dibujos mentales. Principios del universo creativo de Juan Navarro Baldeweg, Asimetricas, Madrid 2017
Oltre ai testi di riferimento del docente:
R.Bocchi, Progettare lo spazio e il movimento, Gangemi, Roma 2009; R.Bocchi, La materia del vuoto, Universalia, Pordenone 2015
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SULL’OPERA DI CARLO AYMONINO.
TIPOLOGIA / MORFOLOGIA | ASTRAZIONE / IBRIDAZIONE
Orazio Carpenzano, Caterina Padoa Schioppa, Luca Porqueddu
Programma
Nell’ambito della riflessione sulla complessa personalità di Carlo Aymonino promossa dal DiAP attraverso un convegno a lui dedicato a dieci anni dalla scomparsa, il Dottorato di Architettura. Teorie e Progetto propone un seminario analitico/progettuale con oggetto le opere del maestro.
La febbrile attività di questo architetto, teorico, professore e Rettore dello IUAV, uomo politico impegnato come Assessore al Comune di Roma, ha rintracciato nell’interdipendenza, insieme naturale e problematica, tra tipologia e morfologia una delle chiavi interpretative storicamente– tipicamente italiana– più interessanti e attuali per la costruzione delle relazioni di senso – e non solo – tra città e architettura.
Con queste premesse, il seminario di dottorato proposto vuole indagare il valore concreto della tesi formulata nei primi anni Sessanta da Aymonino secondo cui tra il progetto di architettura e il progetto di città esiste una sostanziale corrispondenza di natura metodologica, strumentale e formale: tesi che sembra riprendere l’enunciato albertiano per cui “se una casa va concepita nell’articolazione degli spazi, come una piccola città, una città allora rappresenta una grande casa”.
Con un esercizio empirico-sperimentale, basato sulla scomposizione critico- analitica del dato oggettuale e sulla ricomposizione del dato metafisico, i dottorandi si muoveranno su una doppia e complementare traiettoria, al fine di leggere le regole interne – note, ma anche ignote, enigmatiche, oscure nelle architetture di Aymonino – e riscrivere le stesse, per poter sancire il carattere istruttivo, in-formativo della pratica notazionale (o “dell’arte notazionale”, come la definisce Peter Eisenman).
Concepite come “architetture-città” e al tempo stesso come “architetture della città”, le opere di Aymonino saranno sottoposte a un’operazione di progressiva e rigorosa distillazione dei caratteri tipologici allo scopo di far emergere un vocabolario di elementi formali, attraverso cui quel dialogo tra architettura e città si dispiega nella realtà, tanto fenomenologica quanto virtuale.
Parallelamente, assumendo il progetto come “testo” – vale a dire come apparato grafico capace di ri- attualizzare i propri significati nello spazio e nel tempo – dal grado zero della scrittura sarà possibile iniziare un processo manipolativo che condurrà a una stratificazione di segni e significati, e all’accumulo di nuove figure architettoniche e urbane.
All’indubbio valore pedagogico di tale esercizio – largamente sperimentato nelle scuole delle Avanguardie artistiche del passato e del presente – il seminario vuole unire l’immediato confronto con altre letture interpretative delle architetture di Carlo Aymonino. Il Convegno sarà infatti accompagnato da una mostra di fotografie e di tributi grafici autoriali elaborati da architetti che abitualmente adottano il disegno come strumento di indagine teorica, invitati a reinterpretare le architetture del progettista romano.
Con il carattere unitario, figurativamente compatto di un lavoro collettivo
coordinato, i prodotti del seminario prenderanno parte alla mostra e saranno allestiti dai dottorandi stessi. L’allestimento, in questo senso, si configura come estensione coerente dell’indagine pratico-concettuale, di cui tenere conto dalle primissime fasi del lavoro seminariale.
Bibliografia
C. Aymonino, Copenaghen: i nuovi quartieri e il loro inserimento nella forma della città, in Urbanistica, n. 30, 1960.
C. Aymonino, Origine e sviluppo della città moderna, Marsiglio, Padova 1965.
C. Aymonino, La formazione del concetto di tipologia edilizia: atti del corso di caratteri distributivi degli edifici (anno accademico 1964-1965), Cluva, Venezia 1965.
Carlo Aymonino, Gli alloggi della municipalità di Vienna, 1922-1932, Dedalo libri, Bari 1965.
C. Aymonino et al., La città di Padova: saggio di analisi urbana, Officina, Roma 1970.
C. Aymonino, Il significato delle città, Laterza, Bari 1975.
C. Aymonino, G. Fabbri, A. Villa, Le capitali del XIX secolo. Parigi e Vienna, Officina, Roma 1975.
C. Aymonino, Lo studio dei fenomeni urbani, Officina, Roma 1977.
C. Aymonimo, G. Braghieri, A. Rossi, 1977: un progetto per Firenze, Officina, Roma 1978.
C. Aymonino (a cura di), L’abitazione razionale: atti dei congressi C.I.A.M. 1929-1930, Padova, Marsilio 1980.
C. Aymonino, R. Panella, Un progetto per il centro storico di Roma, Officina, Roma 1983.
C. Aymonino, Prefazione a L. Altarelli et al., L’isolato come tema: progetti per il quartiere Esquilino, Edizioni Kappa, Roma 1983.
C. Aymonino, C. Lamanna, F. Pittaluga, Modello, prototipo, soluzione architettonica, CLUVA università, Venezia 1983.
C. Aymonino, R. Panella, Roma: centro storico, in Casabella, n. 487/488, 1983, p. 90-97.
C. Aymonino, F. Battimelli, R. Panella, Centro direzionale Benelli a Pesaro, in Casabella, n. 497, 1983, p. 50-61.
C. Aymonino, Campus di Pesaro, in Casabella, n. 507, 1984, p. 52-61.
C. Aymonino, Piazze d’Italia : progettare gli spazi aperti, Electa, Milano 1988.
C. Aymonino, Progettare Roma Capitale, Laterza, Bari 1990.
C. Aymonino, Progetto per la sistemazione del giardino romano nei Musei Capitolini, Comune di Roma, Roma 1995.
Su Carlo Aymonino
F. Moschini, Tra continuità e rottura - Due interventi di Carlo Aymonino, in L’industria delle costruzioni, n.73, 1977.
C. Conforti, Carlo Aymonino: l’architettura non e un mito, Officina, Roma 1980.
G. Priori (a cura di), Carlo Aymonino: architetture, Zanichelli, Bologna 1990.
E. Pitzalis, Carlo Aymonino: disegni 1972-1997, Federico Motta, Milano, 2000.
V. Ottavino, V. Sansoni (a cura di), 4 coppie 2 figure. Carlo Aymonino, Catalogo mostra, Roma 2013.
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STRUMENTI DI RICERCA SUL PROGETTO DI ARCHITETTURA L’ILAUD, INTERNATIONAL LABORATORY OF ARCHITECTURE AND URBAN DESIGN, DAL 1976 A OGGI: SPERIMENTALE, INCLUSIVO, NECESSARIO
Antonella Romano
«Leggere vuol dire identificare i segni dello spazio fisico, estrarli dalle loro stratificazioni, interpretarli, riordinarli e ricomporli in insiemi che siano significativi oggi per noi [...]. La lettura dev’essere compiuta con mente progettante [...]. Si legge avendo in mente le nuove immagini che ci si propone di materializzare [...]. »
(Giancarlo De Carlo)
Il seminario ha l’obiettivo di offrire dati e strumenti metodologici finalizzati alla ricerca sul progetto di architettura mediante l’analisi di uno specifico tema di storia dell’architettura contemporanea che attraversa l’intreccio indissolubile tra il progetto di architettura e i diversi piani della società e della cultura.
Nato a Urbino nel 1974 e diretto da Giancarlo De Carlo, l’ILAUD, International Laboratory of Architecture and Urban Design, è un forum internazionale di alcune tra le più prestigiose scuole di architettura europee e americane (e poi, via via, dell’intero panorama mondiale), dove si svolge un’attività permanente di ricerca teorica e di progetto. In un corso residenziale - con sede di carattere itinerante a Urbino, Siena, San Marino, Genova, Venezia - studenti e docenti delle università partecipanti ed esperti elaborano progetti sviluppando principi di teoria e di metodo, nel confronto e nella collaborazione di contesti culturali diversi, per affrontare i problemi dell’architettura con una consapevolezza il più possibile ampia e con una rigorosa coerenza con i loro contenuti.
Aldo van Eyck, Peter Smithson, Charles Moore, Ralph Erskine, Renzo Piano, Gae Aulenti, Donlyn Lyndon, Georges Candilis, Balkrishna Doshi sono alcuni dei docenti progettisti che hanno preso parte ai corsi annuali dell’ILAUD.
Capisaldi della sperimentazione, nel corso degli anni, sono state: la ricerca di approcci nuovi alla disciplina del progetto, tanto alla scala architettonica quanto alla scala urbana e alla dimensione paesaggistica; la creazione di “reti” tra diversi paesi che interconnettano studenti, docenti e università, secondo una formula fino ad allora inedita di confronto orizzontale; la fecondità di un’attenta lettura del territorio; la natura tentativa del progetto.
Fondato quando, nell’ambito dell’attività accademica e della ricerca scientifica, la cultura architettonica si frammentava estremizzando una sola componente alla volta (la sintassi, la tecnica, la rappresentazione, la funzione, ecc.) e lo strappo tra le discipline dell’architettura e dell’urbanistica si
mostrava nella scuola veneziana, l’ILAUD - manifestando sin dal nome un pensiero inclusivo - ha mantenuto una visione unitaria che abbraccia insieme recupero e nuova architettura, costruzione e forma, funzione e contesto, città e paesaggio e, soprattutto, architettura e urbanistica.
Attivo ancora oggi, dopo la scomparsa di Giancarlo De Carlo, con la sua proposta di ristabilire una forte interazione tra i progettisti e i luoghi fisici e le comunità in cui operano, e di aprire processi per progettare per il futuro, l’ILAUD può stimolare nuove pratiche e filosofie formative, come nuovi metodi nella prassi progettuale, affrontando i problemi più pressanti dell’architettura contemporanea.
La struttura del seminario prevede tre incontri: durante i primi due si svolgeranno lezioni in aula e dialogo sui temi indicati e nell’ultimo un laboratorio di ricerca su itinerari articolati dai dottorandi, attraverso opere, idee e visioni di architettura e arti visuali.
Riferimenti bibliografici
(le indicazioni bibliografiche saranno ulteriormente integrate e specificate nel corso del seminario)
Ceccarelli, P. (Ed.). (2019). Giancarlo De Carlo and ILAUD. A movable frontier. Milano: Fondazione OAMi.
De Carlo, G. (1977) Report on the first Residential Course. In: 1st Residential Course Urbino 1976. Milano: ILAUD.
De Carlo, G., & Bunčuga, F. (2014) Conversazioni su architettura e libertà. Milano: Eleuthera.
Romano, A. (2001). Giancarlo De Carlo. Lo spazio, realtà del vivere insieme. Torino: Testo e Immagine.
Samassa, F., ed. (2004). Giancarlo De Carlo. Inventario analitico dell’archivio Archivio Progetti Università IUAV di Venezia. Padova: Il Poligrafo.
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CONNECTING PEOPLE FROM TWO NATIONS.
URBAN RENEWAL FOR HANOI HISTORICAL CENTRE - TUBE HOUSE, A TYPOLOGY TO PRESERVE
Guendalina Salimei, Cristina Imbroglini, Francesca Castelli
Il workshop si inserisce all’interno di un accordo quadro tra la Facoltà di Architettura dell’Università Sapienza e la National University of Civil Engineering of Hanoi - NUCE, con il patrocinio di diverse istituzioni, tra cui l’ITABC-CNR Science for knowledge, la Conservation and Use of Cultural Heritage, l’ ITC - Italian Trade Commissione, e la partecipazione dell’ambasciata italiana in Vietnam e della municipalità di Hanoi.
Il centro storico di Hanoi si configura come un quartiere di particolare interesse per la sua morfologia frutto di una commistione di influenze: l’impianto urbanistico europeo e le tipologie edilizie tipicamente asiatiche dette “tube-house”. Oggi, la città storica è particolarmente a rischio per l’aggressiva pressione immobiliare sul territorio vietnamita, per la quale potrebbe essere risolutiva la conoscenza e l’esperienza italiana sul campo della prevenzione e riqualificazione del patrimonio culturale. L’obiettivo del workshop è quello di riaffermare l’importanza strategica della riqualificazione del centro storico di Hanoi, considerato oggi un vero e proprio unicum nel mondo e patrimonio culturale degno di prevenzione e protezione al fine di evitarne la “distruzione”. Lo scopo è duplice: da un lato lo studio della tipologia, residenziale e insediativa, unica nel suo genere della “tube house” che ne permetta una profonda comprensione per ipotizzarne usi e potenzialità future; dall’altro, la definizione di strategie conservative sia dell’impianto morfologico urbano, sia dell’impalcato edilizio tradizionale di Hanoi, attraverso gli strumenti propri della progettazione.
I primi cinque giorni saranno dedicati a un viaggio conoscitivo di alcune città del Vietnam e del paesaggio naturale e antropizzato tra cui sarà fondamentale la visita alla città storica di Hanoi con particolare riferimento alla Thang Long (la città imperiale) e al quartiere Hoan Kiem per entrare meglio in contatto e conoscere a fondo la cultura e le usanze tradizionali. La seconda parte del soggiorno si svolgerà nei locali di “Casa Italia” ad Hanoi e si concentrerà sull’esperienza laboratoriale, per la quale gli studenti riceveranno dei dossier contenenti i materiali bibliografici e cartografici necessari per approntare delle strategie di conservazione e riqualificazione urbana e architettonica. Alla fine dei lavori, si prevedono: un convegno in Vietnam con la presentazione del libro Hanoi: la città fra due fiumi. Storia e contemporaneità a cura di Guendalina Salimei pubblicato all’interno della collana Diap Print – Progetti; una revisione finale collettiv; una instant exhibition degli elaborati prodotti e la consegna dei diplomi da parte dell’ambasciatrice italiana in Vietnam.
Gli esiti del workshop saranno raccolti e sistematizzati per la pubblicazione di un volume dedicato al quartiere delle 36 strade insieme ai risultati ottenuti nel
seminario del 2020.
Bibliografia essenziale
M. Aimini, Hanoi 2050: Trilogia di un paesaggio asiatico, INU edizioni, Roma 2013.
M. Bruguière, Le chemin defer du Yunnan, Paul Doumer et la politique d’intervention française en Chine (1889-1902), “Revue d’histoire des chemins de fer”, 1963.
S. Geertman, L.Q. Chi, The globalization of urban forms in Hanoi, La mondialisation des formes urbaines à Hanoi, Deuxième partie Research report, Fonds National Suisse de la recherche scientifique, https://www.unine.ch/geographie/Mondialisation_des_formes_urbaines_a_Ha noi_et_Ouagadougou.
S. Geertman, Urban development trends in Hanoi & impact on ways of life, public health and happiness. Liveability from a Health Perspective, “Vietnamese Urban Planning Journal”, Tap Chi Xay Dung 2010.
C. Imbroglini, G. Salimei, Geografie d’acqua. Paesaggi di Hanoi. Water geographies. Landscapes of Hanoi, “Metamorfosi”, 2019, n. 6, pp. 70-77.
W. S. Logan, Hanoi: Biography of a City, University of Washington Press, Washington 2000.
G. Salimei (a cura di), Hanoi: la città tra due fiumi. Storia e contemporaneità. Quodlibet, Macerata 2020.
D. Solomon, Global City Blues, Island Pr, Washington 2003.
Cino Zucchi, Schermi abitati. “Individuo” e “tipo” nell’ housing contemporaneo, in Atlante dell’abitare contemporaneo, Alessandra Segantini (a cura di), Skira, Milano 2008.
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URBAN INNOVATION CENTER E PROGETTO URBANO: RUOLI, STRATEGIE E NUOVE FORME DEL PROGETTO
Rosalba Belibani
Descrizione
Gli UIC (Urban Innovation Center) recentemente si stanno delineando come interlocutori privilegiati nel panorama della progettazione urbana in Europa e in Italia per la loro capacità di intercettare risorse economiche e mettere a sistema interessi che consentono loro di porsi non più solo come narratori e comunicatori dell'urbano, ma anche come soggetti portatore di agency e advocacy sulle tematiche di loro interesse.
Oggi gli UIC si pongono anche come incubatori/acceleratori di impresa e think tank per tutte quelle iniziative che negli ultimi anni stanno letteralmente trasformando non solo la fisicità della spazialità urbana ma anche il modo di progettarla, viverla e di appropriarsene, attraverso la progettazione e il design di servizi volti a migliorare proprio il rapporto tra cittadino e spazio, sulla scorta di un approccio sempre più sharing-oriented.
L'indagine sugli UIC può essere inquadrata nel più ampio filone delle ricerche sulla proposta e sulla partecipazione dei cittadini ai processi di trasformazione urbana: queste istituzioni, infatti, hanno lo scopo di coinvolgere a vari livelli la cittadinanza su problematiche che spaziano dall'arredo al progetto urbano, fino alla pianificazione di vasta scala.
I casi studio presi in esame saranno: Torino (Urban Center Metropolitano Torino - UCM), Bologna (Fondazione per l’Innovazione Urbana), Milano (Urban Center Milano). L’obiettivo è condurre una ricognizione della loro attività attraverso l’analisi di una o più iniziative/progetti condotti da queste istituzioni e ragionare sulle potenzialità, criticità e innovazioni che possono presentare per il Progetto Urbano contemporaneo
Gli UIC (Urban Innovation Center) recentemente si stanno delineando come interlocutori privilegiati nel panorama della progettazione urbana in Europa e in Italia per la loro capacità di intercettare risorse economiche e mettere a sistema interessi che consentono loro di porsi non più solo come narratori e comunicatori dell'urbano, ma anche come soggetti portatore di agency e
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advocacy sulle tematiche di loro interesse.
Oggi gli UIC si pongono anche come incubatori/acceleratori di impresa e think tank per tutte quelle iniziative che negli ultimi anni stanno letteralmente trasformando non solo la fisicità della spazialità urbana ma anche il modo di progettarla, viverla e di appropriarsene, attraverso la progettazione e il design di servizi volti a migliorare proprio il rapporto tra cittadino e spazio, sulla scorta di un approccio sempre più sharing-oriented.
L'indagine sugli UIC può essere inquadrata nel più ampio filone delle ricerche sulla proposta e sulla partecipazione dei cittadini ai processi di trasformazione urbana: queste istituzioni, infatti, hanno lo scopo di coinvolgere a vari livelli la cittadinanza su problematiche che spaziano dall'arredo al progetto urbano, fino alla pianificazione di vasta scala.
I casi studio presi in esame saranno: Torino (Urban Center Metropolitano Torino - UCM), Bologna (Fondazione per l’Innovazione Urbana), Milano (Urban Center Milano). L’obiettivo è condurre una ricognizione della loro attività attraverso l’analisi di una o più iniziative/progetti condotti da queste istituzioni e ragionare sulle potenzialità, criticità e innovazioni che possono presentare per il Progetto Urbano contemporaneo
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NUOVE FORME DI COMPLESSITÀ DEL PROGETTO ARCHITETTONICO E URBANO
Nicoletta Trasi
Premessa
Il Seminario, intende focalizzare l'attenzione sulle sfide delle trasformazioni urbane contemporanee, esplorando il futuro dell’architettura attraverso la chiave della complessità.
Esplorare la città e l’architettura come sistema complesso di flussi e di reti; come sistema integrato di artificio e natura; come luoghi plasmati di continuo da una pluralità di soggetti, individui, traiettorie; le città come luoghi di produzione materiale e immateriale; come luoghi in cui la specie umana ha l’occasione di invertire gli effetti disastrosi del cambiamento climatico, rigenerando gli spazi e le relazioni. E il mondo dell’architettura, in tutte le sue sfaccettature, gioca un ruolo fondamentale in questa fase di necessaria inversione di rotta.
L’architetto deve stare al passo con i tempi e con le sfide urgenti da fronteggiare; deve essere dunque preparato a comprendere in maniera profonda i sistemi complessi e interconnessi in cui viviamo; deve altresì essere capace di adottare una prospettiva a lungo termine e di suggerire una serie di misure concrete che possono ispirare abitudini e attitudini per ricostituire, tra le altre cose, i nostri legami con la natura.
Articolazione del Seminario
Dopo una Lezione introduttiva di N. Trasi sul tema del Seminario (primo incontro), seguiranno 4 incontri con gli autori dei libri dove ogni incontro affronterà un tema specifico attraverso la prestazione di un libro, a cui seguirà un brain storming con l’autore, con N.Trasi e con i dottorandi.
Al termine dei 4 incontri sarà chiesto ai dottorandi di redigere un testo critico dei libri presentati, accompagnato da un concept progettuale. La Relazione dovrà avere un carattere scientifico, teorico e critico e sarà un lavoro individuale. I dottorandi dovranno redigere anche un Manifesto, una sorta di “Carta delle intenzioni” che mirino a pensare in maniera diversa alla nostra relazione con l’ambiente (lavoro di gruppo).
Gli esiti di questa esercitazione richiesta ai dottorandi, sarà presentato al
Jury finale (quinto incontro) in cui saranno presenti tutti i relatori del Seminario.
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IN(D) HERITAGE
Rigenerazione urbana e valorizzazione del patrimonio industriale tra memoria e nuovi significati.
Nilda Valentin
Il seminario intende trattare un tema di grande rilevanza e attualità all’interno del panorama architettonico contemporaneo ovvero la tutela e valorizzazione del patrimonio industriale abbandonato presente nella maggior parte dei paesi più industrializzati del mondo.
L’obiettivo del seminario è quello di analizzare una serie di esempi utili a comprendere gli aspetti storici, architettonici, tecnologici, sociali, economici e ambientali del patrimonio industriale. Successivamente verranno individuate le migliori strategie d’intervento da attuare per la conservazione, il restauro, o adaptive reuse di tali strutture o complessi architettonici. Infine saranno esaminati le potenzialità e il ruolo della riqualificazione delle aree industriali nella rigenerazione urbana d’intere parti di città.
La conoscenza approfondita delle condizioni architettoniche e urbane o extraurbane del patrimonio industriale ci permette, attraverso lo sviluppo di reinterpretazioni consapevoli, di raggiungere scelte adeguate sia alle strutture esistenti che ai vari luogo. Tutto ciò come alternativa alla continua crescita della città e al consumo del suolo. Il progetto di trasformazione delle aree industriali abbandonate rende, infatti, questi luoghi zone privilegiate delle future trasformazioni urbane e territoriali.
Il riutilizzo del patrimonio industriale rappresenta una significativa opportunità per la creazione di nuove attività culturali, residenziali, sociali, economiche che, da un lato promuovono la rivitalizzazione di aree economicamente stressate, dall'altro favoriscono lo sviluppo della memoria storica e del senso di appartenenza delle varie comunità. Si ritiene infatti che quest’ultime siano importanti valori aggiunti ai progetti di riqualificazione.
Il seminario si svolgerà in quattro incontri. Alla fine si richiederà lo studio e l’analisi di un’area dismessa o abbandonata a scelta dei singoli dottorandi, seguendo uno specifico indirizzo di ricerca che verrà discusso all’interno del seminario.


Modalità di preparazione della tesi

Nel 2° anno di corso, i seminari e i workshop rappresentano per i Dottorandi l’occasione per un approfondimento dei personali interessi di ricerca o di specifiche metodologie di analisi che di norma tendono a confluire in una più precisa definizione dei temi intorno ai quali si svilupperà la dissertazione finale. Va ricordato che i Dottorandi del 2° anno presentano e discutono con il Collegio dei Docenti la loro proposta di tesi nella prima settimana di febbraio.

Modalità delle verifiche per l'ammissione all'anno successivo

Anche nel 2° anno di corso, i seminari e i workshop di progettazione costituiscono, sia pur in misura più contenuta rispetto al 1° anno, una componente importante dell’offerta formativa del Dottorato. La partecipazione ad essi e la produzione dei papers o degli elaborati progettuali richiesti permette di ottenere un significativo numero di crediti per il passaggio all’anno successivo.


Elenco dei corsi/attività terzo anno


Eventuali maggiori informazioni per le voci sopra elencate

Il secondo semestre del 2° anno e l’intero 3° anno del corso di Dottorato sono dedicati all’elaborazione della dissertazione finale. Non è quindi prevista la partecipazione dei Dottorandi alle attività seminariali (se non in casi particolari e su base volontaria) e il loro lavoro si svolge in stretta relazione con i tutor e attraverso una serie di confronti con il Collegio dei Docenti. Comunque, poiché l'articolazione dell'offerta formativa non è rigida, i dottorandi del terzo anno possono frequentare tutti i seminari o i workshop che fossero di loro interesse.

Modalità di ammissione all'esame finale

La presentazione al Collegio dei Docenti della proposta di dissertazione da parte dei Dottorandi avviene di norma nel mese di gennaio, all’inizio del 3° anno del corso di Dottorato. Almeno un capitolo e l’indice deve essere consegnato in formato cartaceo. La tesi è presentata al Collegio dei Docenti in forma di programma e successivamente illustrata dal tutor ai membri del Collegio che la discutono. Nel mese di ottobre - alla fine quindi del terzo anno – la tesi viene inviata a due valutatori esterni che dovranno esprimersi sull’ammissione del candidato all’esame per il conseguimento del titolo nella prima sessione dell’anno successivo (e cioè entro il 28 febbraio) oppure sull’opportunità di concedere al candidato stesso una proroga per gli approfondimenti che si rendessero necessari (di norma 6 mesi), rinviando la discussione della tesi alla sessione straordinaria

Modalità di svolgimento dell'esame finale

Secondo le indicazioni del Regolamento vigente, l’esame finale di fronte alla commissione nazionale si svolge di norma in due sessioni. La prima entro il 28 febbraio dell’anno successivo alla conclusione del percorso di Dottorato, la seconda – la sessione straordinaria - entro il 30 settembre dello stesso anno. A seguito delle valutazioni di merito espresse dai due valutatori esterni, i candidati ammessi dal Collegio dei Docenti a sostenere l'esame finale devono inviare almeno un mese prima della data fissata per l’esame copia della loro dissertazione ai membri della Commissione e ne devono depositare una copia cartacea presso la Biblioteca del Dipartimento di Architettura e Progetto oltre che nelle Biblioteche Nazionali di Roma e di Firenze. Rendono inoltre disponibile in versione elettronica la loro dissertazione inserendola in una cartella condivisa da docenti e dottorandi e accessibile dal sito web del Dottorato. L’esame finale prevede una presentazione orale del candidato - di norma attraverso un ppt o un pdf con immagini - che riassume i contenuti della dissertazione. Successivamente il candidato risponde alle domande da parte dei membri della Commissione e in questo contesto opera la "defence" della propria dissertazione.

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