MATTEO LAURENZI

Dottore di ricerca

ciclo: XXXVII


supervisore: Prof. Antonino Raffone

Titolo della tesi: The Self as a Pattern: Integrating Neural and Phenomenological Perspectives

La presente tesi indaga le dimensioni neurali, fenomenologiche e comparative dell’identità del sé attraverso il quadro integrativo della Pattern Theory of Self (PTS), che concepisce il sé come un pattern dinamico e multidimensionale di processi interrelati, piuttosto che come un’entità singolare o localizzata. Attraverso quattro studi interconnessi, la tesi operazionalizza e testa empiricamente questo quadro teorico, utilizzando metodi provenienti dalle neuroscienze cognitive, dalla fenomenologia, dall’immaginazione mentale e dalla psicologia comparata. Il secondo capitolo presenta una revisione sistematica della ricerca empirica sulla coscienza corporea del sé, con un focus sul sé minimale, che rappresenta il senso immediato e pre-riflessivo di possesso corporeo e di agenzia. Le evidenze provenienti da paradigmi illusori (ad esempio, l’illusione della mano di gomma e le illusioni del corpo intero), da popolazioni cliniche e da pratiche contemplative evidenziano la centralità delle reti di integrazione multisensoriale (che coinvolgono corteccia premotoria, insula, corteccia parietale posteriore e aree somatosensoriali) e il ruolo critico dell’ancoraggio emotivo, in particolare mediato dall’amigdala, nel mantenere un senso coerente del sé incarnato. La revisione supporta una visione del sé minimale come fragile, malleabile e modellato sia dalla regolazione interna sia dall’interazione intersoggettiva. Il terzo capitolo estende la PTS al dominio della coscienza animale, affrontando una lacuna storica nella letteratura proponendo un modello non gerarchico e graduale dell’identità del sé tra le specie. Rigettando distinzioni binarie tra capacità corporee e cognitive del sé e integrando contributi da etologia, neuroscienze e psicologia comparata, questo contributo teorico dimostra che il quadro PTS può accogliere pattern specie-specifici di auto-organizzazione modellati da vincoli ecologici e neurali, offrendo una nuova prospettiva per indagare forme non umane di identità. Il quarto capitolo introduce un nuovo paradigma neurofenomenologico che combina compiti di immaginazione mentale con autovalutazioni in prima persona per indagare otto dimensioni fondamentali dell’identità del sé derivate dalla PTS: aspetti incarnati, minimali, affettivi, cognitivi, intersoggettivi, estesi, situati e narrativi. I partecipanti hanno eseguito condizioni di immaginazione "feel" (esperienziale) o "think" (riflessiva), valutando ogni scenario lungo assi emozionali, temporali e prospettici. I risultati hanno rivelato differenze sistematiche nella valenza emotiva (più bassa per l’esperienza incarnata, più alta per le condizioni narrativa e intersoggettiva), orientamenti temporali distinti (con il sé minimale ancorato al presente e il sé narrativo esteso nel passato autobiografico) e variazioni prospettiche (prevalente prospettiva in prima persona per la maggior parte delle dimensioni, tranne per il sé narrativo, che mostrava una distribuzione più bilanciata). L’analisi di rete ha mostrato che i sé situato e narrativo funzionano come hub centrali, sostenendo l’interconnettività delle dimensioni del sé e la struttura a pattern proposta dalla PTS. Il capitolo finale utilizza tecniche elettroencefalografiche per esaminare firme neurali specifiche per frequenza attraverso le diverse dimensioni del sé, rivelando che la connettività nella banda alpha 2 distingue tra modalità del sé. Le condizioni di sé affettivo e situato hanno suscitato una connettività globale significativamente più alta rispetto alle condizioni di sé narrativo e intersoggettivo. L’attività alpha 2, associata alla regolazione emotiva e all’attenzione diretta internamente, è emersa come un potenziale marcatore neurale di una consapevolezza del sé ancorata emotivamente. Questi risultati suggeriscono una gerarchia funzionale nel processamento autoriferito, in cui le dimensioni incarnate e affettive guidano una maggiore integrazione neurale, mentre gli aspetti concettuali risultano più dipendenti dal contesto. Nel complesso, questi studi offrono la prima operazionalizzazione neuroscientifica comprensiva della Pattern Theory of Self. Integrando approcci sperimentali, teorici e comparativi, la tesi articola un quadro in cui l’identità del sé non è riducibile a eventi neurali isolati o a costrutti statici, ma è emergente, flessibile e distribuita attraverso molteplici domini funzionali e fenomenologici. I risultati contribuiscono alla mappatura empirica dell’identità del sé, evidenziano la validità di combinare metodologie in prima e terza persona e aprono nuove direzioni per lo studio della coscienza, della psicopatologia e della cognizione animale. Questo lavoro avanza la comprensione scientifica dell’identità del sé come fenomeno a pattern, incarnato e radicato in contesti biologici, sociali ed esperienziali.

Produzione scientifica

Connessione ad iris non disponibile

© Università degli Studi di Roma "La Sapienza" - Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma