LUCIO CASALINI

Dottore di ricerca

ciclo: XXXII



Titolo della tesi: I beni comuni nel prisma della proprietà intellettuale. Profili evolutivi dei modelli contrattuali e circolazione della conoscenza in rete

L’ambito entro cui si dischiude la ricerca è quello dei cd. diritti di quarta generazione, fra cui il diritto a beneficiare dell’accesso ad Internet ed alle fonti della conoscenza disponibili in rete occupa una posizione centrale. Segnatamente, l’analisi avrà nella categoria dei beni comuni il suo punto di riferimento elettivo. In astratto, limitandosi a guardare il sistema sul piano dei principi, l’estensione del concetto di bene comune ai beni della conoscenza nel disegno costituzionale dei rapporti economici e della proprietà si stabilisce con una certa linearità: titolarità esclusiva dei diritti di paternità dell’opera e disponibilità diffusa alla fruizione dell’opera circolante in rete trovano con evidenza una loro comune modalità attuativa tra i due poli della funzione sociale della proprietà e, soprattutto, della sua accessibilità (art. 42, co. 2, Cost.). È lineare il collegamento e, tutto sommato, non risulta prima facie particolarmente problematica, in termini di politica del diritto, una rimeditazione dell’apparato della proprietà intellettuale improntata all’Open Access, finalizzata alla massima espansione della conoscenza. Pertanto, nel disegno astratto delineato sul piano dei principi dal legislatore, pare percorribile una linea evolutiva del diritto d’autore tesa alla massima diffusione della conoscenza in rete (art. 9 Cost.). Passando dal piano dei principi a quello del complesso ed estremamente articolato sistema delle fonti, la linearità del disegno si perde in un quadro disordinato, dove i medesimi principi costituzionali sembrano talvolta contraddetti. La più recente dottrina ha evidenziato, in particolare, la necessità di un affrancamento dal paradigma dominicale, nella convinzione che il rapporto tra proprietà pubblica e privata (art. 42, co. 1, Cost.) non possa esaurire la complessità del rapporto tra persona e beni, con la conseguente necessità di individuare una terza via opposta alla proprietà. Nella specifica direzione del rapporto tra funzione sociale, accessibilità e diritti d’autore, una prospettiva di analisi privilegiata sembra offerta dalle modalità di accesso dei fruitori alla conoscenza sul web. L’attenzione si concentrerà sull’Open Access e sul ruolo del contratto, da ritenersi allo stato lo strumento più duttile contemplato dall’ordinamento per l’avanzamento del sistema. In seguito alla presa d’atto del mutamento epocale avvenuto grazie alla facilità con cui il web consente la circolazione delle informazioni, si apre una prospettiva affatto peculiare di un nuovo livello di circolazione delle risorse sul quale misurare il grado di bilanciamento in concreto effettivamente realizzabile tra titolarità dell’opera e diffusione della conoscenza. La ricerca, quindi, si propone di valutare il possibile ampliamento dell’ambito delle eccezioni al diritto d’autore, mettendo in correlazione tra loro, in particolare, tre termini ideali: i beni comuni, l’Open Access e il contratto. Ciò, in particolare, alla luce del recente intervento del legislatore europeo con la direttiva 790/2019/UE (cd. direttiva copyright), che forma oggetto di un’approfondita riflessione, soprattutto per l’impatto che – de iure condendo – avrà in materia di diritto d’autore e di diritti connessi all’interno del mercato unico digitale.

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