Titolo della tesi: L'inserimento lavorativo dei detenuti. Profili problematici e prospettive pratiche del reinserimento sociale
Uno dei temi più rilevanti per il mondo carcerario riguarda il reinserimento sociale dei detenuti al termine della pena, che è strettamente collegato, e a volte impropriamente sovrapposto, con quanto prescritto dall’art.27 della Costituzione, in base a cui la pena, accanto alla funzione afflittiva, deve avere anche un ruolo rieducativo. In questa prospettiva, è stata reinterpretata la funzione del lavoro dei detenuti durante la permanenza in carcere, in origine destinata a uno scopo unicamente punitivo. A partire dagli anni ‘70 del Novecento, il lavoro in detenzione assume dunque un ruolo non più afflittivo ma volto a valorizzare la prospettiva rieducativa, acquisendo caratteristiche, come la remunerazione, simili a quelle del lavoro libero. In tal senso, sono state istituite misure alternative alla detenzione o benefici che consentono agli internati di svolgere attività alle dipendenze di datori di lavoro pubblici e privati: così, accanto alla semilibertà, è stata consentita l’ammissione al lavoro esterno in base all’art.21 dell’Ordinamento penitenziario.
L’indagine intende approfondire questo aspetto, considerando l’inserimento lavorativo come una solida base per un processo di reinserimento in società al termine della detenzione. Pertanto, gli obiettivi cognitivi e gli interrogativi della ricerca riguardano l’effettiva utilità delle attività svolte dai detenuti ai fini di un proficuo inserimento nel mercato del lavoro una volta scontata la pena, l’importanza delle reti di supporto nei processi di reinserimento, nonché l’analisi delle aspettative e dei desideri dei detenuti alla luce dei percorsi svolti.
È stata, dunque, svolta una ricerca qualitativa con uno studio di caso nell’istituto carcerario di Rebibbia Nuovo Complesso, che ha previsto la raccolta, attraverso lo strumento dell’intervista semistrutturata focalizzata, delle testimonianze di detenuti ed ex detenuti che hanno potuto accedere ad attività lavorative all’interno e all’esterno dell’istituto, nonché a testimoni qualificati che, in virtù del loro ruolo, hanno una visione d’insieme del fenomeno in esame. I principali risultati emersi dall’indagine rispondono adeguatamente agli interrogativi di ricerca. Si evidenzia una mancanza di supporto istituzionale per i detenuti in uscita, talvolta sostenuti unicamente da associazioni del Terzo settore; una generalizzata inadeguatezza delle mansioni svolte e delle conseguenti competenze apprese all’interno del carcere ai fini di un successivo inserimento (laddove, peraltro, i dipendenti di datori di lavoro esterni acquisiscono competenze più spendibili); il ruolo cruciale svolto dalle reti di supporto esterne, familiari o di conoscenze. Risulta altresì che le aspettative e i desideri individuali dei soggetti intervistati spesso non si riflettono su aspirazioni relative all’ambito lavorativo. L’indagine descritta ha pertanto consentito di acquisire una migliore conoscenza delle dinamiche di reinserimento sociale dei detenuti a fine pena, anche nella prospettiva del conseguimento di risultati relativi al processo di rieducazione di tali soggetti.