Titolo della tesi: Strategie di ri-significazione tra archeologia e paesaggio. Il caso studio del Lago Patria e dell’area archeologica di Liternum
I paesaggi del rifiuto, definiti come brani fragili situati al margine di contesti urbani e rurali, costellano il territorio quale esito del costante divenire della società, classificandosi in differenti tipologie e livelli di complessità. Si definiscono tali poiché esito di un depauperamento di valori identitari, frammentazione e significativi livelli di degrado socioeconomico e politico (Maniglio, 2010). Tali aree, pur trovandosi in una condizione di bordo e di apparente sospensione funzionale, conservano celati valori paesaggistici e culturali, per tale motivo esprimibili come patrimonio. La ricerca, pertanto, si concentrata sul patrimonio archeologico al margine, analizzando strategie di riattivazione che trascendano una mera funzione conservativa e pongano il bene al centro, divenendo elemento attivo e propulsore nello sviluppo di nuove narrative e configurazioni spaziali.
Lo sviluppo legislativo dalla Convenzione Europea del Paesaggio (2000), ponendo il concetto di eredità culturale (Settis, 2012), riconosce la necessità di una tutela integrale del paesaggio, inteso con un’accezione relazionale, come unione di ecosistemi e permanenze storico-culturali, frutto del connubio tra fattori naturali ed antropici (Turri, 1988). La cura degli ambiti patrimoniali non può esaurirsi in una singola prospettiva disciplinare, ma richiede una visione strategica e progettuale olistica e di sistema, che legga l’insieme paesaggio/documento archeologico come un unicum integrato e complesso, in continua e dinamica evoluzione, da affrontare con un set di strumenti diversificati inter e transdisciplinari, capaci di lavorare su diverse scale, spaziali e temporali. Obiettivo della ricerca è articolare una nuova narrazione per paesaggio marginale del Lago Patria e dell'area archeologica di Liternum, capace di porre in dialogo dialettico il genius loci, il carattere ambientale e l’identità collettiva, restituendo voce e dignità a un contesto geografico da tempo sfruttato e dimenticato. Si propone una visione per i paesaggi archeologici come esito di un articolato processo di costruzione di una trama di relazioni, basato sulla comprensione della topografia storica non solo come valore archeologico ma anche come valore urbano, capace di assicurare una relazione tra realtà transtoriche (Tsiomis, 2002). L’aspetto relazionale del progetto di paesaggio e la centralità del fattore tempo conferiscono una particolare specificità a questo campo di ricerca, che mira a rintracciare il potenziale esprimibile di questi non-luoghi (Augé, 2002), influenti riserve di possibilità, attraverso un metaprogetto ed un approccio multi scalare per descrivere e comunicare il patrimonio.
Parole chiave: Paesaggi del rifiuto, Patrimonio culturale, Paesaggio archeologico, Riuso