Titolo della tesi: Traccia Campo Atmosfera. Verso il progetto di messa in presenza degli arcipelaghi archeologici: il caso delle vie Appia e Latina tra Roma e Capua
I territori archeologici contemporanei si presentano come arcipelaghi frammentati: sistemi in cui i siti sono isolati fisicamente — attraverso perimetri, vincoli e categorie normative — e concettualmente, nel prevalere dell'interpretazione sull'esperienza corporea dei luoghi. Due paradigmi convergenti producono questa separazione: il paradigma perimetrativo, che trasforma i siti in enclave sottratte alle dinamiche del territorio circostante, e il paradigma ermeneutico, che orienta le pratiche di valorizzazione verso apparati interpretativi — pannelli, ricostruzioni, dispositivi multimediali — lasciando inesplorata la dimensione di presenza, affettiva e materiale. Significato ed esperienza cessano di dialogare.
La ricerca si interroga su come riattivare tale dialettica, proponendo il paradigma atmosferico — fondato sulla fenomenologia del corpo vissuto — come strumentazione concettuale e operativa per il progetto nei territori archeologici. L'ipotesi è che questo approccio consenta di articolare immaginari alternativi: possibilità di esperienze e scenari progettuali capaci di orientare l'architettura verso una messa in presenza fondata sull'esperienza corporea e materiale dei luoghi, che integra le pratiche interpretative esistenti.
Il percorso della ricerca muove dalla costruzione di un apparato teorico, attraversa l'elaborazione di strumenti metodologici, e approda alla sperimentazione su un caso studio. L'apparato teorico si articola attraverso la triade traccia-campo-atmosfera: la traccia come dispositivo di mediazione tra materialità e significato, capace di operare simultaneamente come documento interpretabile e come innesco di presenza; il campo come sistema relazionale che trascende i perimetri fisici e concettuali, riconnettendo frammenti dispersi; l'atmosfera come dimensione affettiva dell'esperienza spaziale, emergente nell'incontro tra corpo vissuto e qualità dei luoghi.
La metodologia integra tre sguardi complementari — dall'alto (relazioni sistemiche), attraverso (esperienza fenomenografica del percorso), dal basso (specificità materiali dei siti) — permettendo l'emergenza della dimensione atmosferica nell'intersezione tra scale e prospettive diverse. Il progetto di messa in presenza traduce questo apparato in modalità di lettura, analisi e orientamento progettuale.
Il caso studio delle vie Appia e Latina tra Roma e Capua costituisce il terreno di sperimentazione metodologica. La scelta risponde a tre criteri: la condizione paradigmatica di arcipelago archeologico, la natura lineare e percorribile che consente l'indagine fenomenografica fondata sul cammino, e la peculiarità epistemologica della strada antica — unico monumento fruibile secondo la propria funzione originaria.
La ricerca consegna strumenti per le condizioni di conoscenza del progetto. Sul piano concettuale, la triade fornisce un'articolazione per dare spazio e voce a dimensioni dei territori archeologici tradizionalmente inesplorate. Sul piano metodologico, i campi di presenza — configurazioni relazionali individuate dall'attraversamento — costituiscono unità di analisi. Sul piano operativo, tre orientamenti — attivazione, modulazione, mediazione — traducono l'apparato teorico in indicazioni per il progetto. Il paradigma atmosferico integra quello ermeneutico, ampliando il registro dell'intervento verso quella dimensione di presenza che gli strumenti interpretativi non sono strutturati per attivare. La sperimentazione sul caso Appia-Latina mette a punto l'approccio e restituisce, con l'articolazione dell'atlante, una conoscenza dei territori esaminati amplificata nella dimensione di presenza e orientata al progetto.