FEDERICA POLEGRI

Dottoressa

ciclo: XXXII



Titolo della tesi: GLI STRUMENTI DI COORDINAMENTO TRA I SISTEMI DI TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI IN EUROPA

Nel costituzionalismo moderno e nel diritto internazionale la protezione dei diritti umani gioca un ruolo fondamentale. Dopo la Seconda guerra mondiale, infatti, sono stati adottati una molteplicità di strumenti nazionali, regionali e universali a tutela dei diritti dell’uomo e sono emersi conseguenti sistemi di controllo a garanzia del rispetto e dell’attuazione degli stessi. L’obiettivo del presente scritto è quello di verificare come dall’applicazione dei meccanismi di coordinamento istituzionalizzato e non istituzionalizzato tra sistemi, sia a livello statale che europeo, si produca generalmente un innalzamento dei livelli di tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, poiché le singole corti, anche nel caso di apparente minaccia di atteggiamenti di chiusura verso i sistemi “concorrenti”, in realtà realizzano efficacemente, nella maggioranza dei casi, il principio della maggior tutela dell’individuo nel caso concreto. Nell’analisi che seguirà si adotterà un approccio teorico quanto analitico: in particolare, attraverso lo studio della normativa in materia si fornirà una base teorica dalla quale muovere per un’analisi dettagliata della giurisprudenza rilevante, nazionale ed europea, a supporto della dimostrazione della tesi appena evidenziata. Peraltro, la scelta di analizzare il tema dei meccanismi di coordinamento tra sistemi nell’ambito europeo - pur esistendo meccanismi di tal guisa anche in altri contesti regionali - è stata dettata dalla necessità di circoscrivere la portata degli argomenti trattati, non avendo peraltro alcuna pretesa di esaustività data l’ampiezza degli stessi e dei contributi di approfondimento da parte della dottrina; alcuni parallelismi ad altri sistemi regionali verranno comunque proposti nel corso del presente scritto. In particolare, dopo un primo capitolo introduttivo sulle principali fonti a tutela dei diritti umani fondamentali in ambito nazionale, sovranazionale e internazionale, con particolare riferimento al continente europeo, l’elaborato si propone di analizzare la tematica del “dialogo” o coordinamento tra i sistemi a tutela dei diritti fondamentali e delle tecniche impiegate dalla giurisprudenza, tanto statale quanto extra-statale, per l’attuazione di modalità di cooperazione, applicando un concetto “ampio” dello stesso, includendo sia le tecniche di coordinamento istituzionalizzate che quelle informali. Dopo un primo riferimento, nel secondo capitolo di questo scritto, alle tecniche di coordinamento previste a livello “procedurale” in ambito europeo, ovvero allo strumento del rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE, al meccanismo individuato nel Protocollo n. 16 CEDU - proponendo anche un’analisi della prassi di applicazione di tali meccanismi nella materia della tutela dei diritti fondamentali – e ai meccanismi di “collaborazione spontanea” tra sistemi, ci si soffermerà sullo studio degli aspetti “sostanziali” del dialogo tra corti a tutela dei diritti. In particolare, dopo aver analizzato, a livello normativo, le clausole di coordinamento tra sistemi individuate tanto nella CEDU quanto nella Carta di Nizza, oltre ad alcuni riferimenti a disposizioni rilevanti dei Trattati istitutivi UE, ci si renderà conto che la vaghezza di tali disposizioni ha portato alla formulazione, apparentemente a livello unilaterale da parte delle corti europee e delle corti costituzionali nazionali, di alcune “dottrine”, o principi sostanziali, che mirano alla definizione di ipotesi di antinomie normative tra i diversi sistemi. In primo luogo, nel terzo capitolo del presente elaborato, verranno analizzate la teoria del primato del diritto dell’Unione europea, tanto ordinario quanto costituzionale, così come elaborata dalla Corte di giustizia UE, e la teoria del margine di apprezzamento statale individuata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, oltre che i principi dell’interpretazione conforme del diritto interno al diritto UE e alla CEDU e la teoria della protezione equivalente, la quale assicura un coordinamento tra sistema UE e sistema CEDU nella materia dei diritti fondamentali. In secondo luogo, nel quarto capitolo di questo scritto, si darà conto dei diversi gradi di apertura degli ordinamenti costituzionali nazionali al diritto internazionale ed europeo, analizzando la normativa e la prassi di recepimento delle fonti internazionali a tutela dei diritti dell’uomo e la loro interazione con il principio generale della primazia del diritto internazionale sul diritto interno di cui all’art. 27 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, oltre che con il sopra menzionato principio della primazia del diritto UE, così come elaborato dalla giurisprudenza della Corte di Lussemburgo. In conclusione, sulla scorta di quanto osservato nei capitoli riguardanti tanto gli aspetti procedurali quanto quelli sostanziali del coordinamento tra sistemi di tutela dei diritti fondamentali in Europa, si rileverà come, data l’apparente impossibilità, allo stato attuale, di adottare una Costituzione che si “imponga” a tutti gli Stati parte della “comunità europea” per le ragioni che si esporranno nell’ultimo capitolo di questo scritto, occorra continuare a ragionare in un’ottica dialogica tra sistemi, al fine dell’attuazione del principio della massima espansione delle tutele dell’individuo. Di conseguenza, nelle conclusioni di questo scritto, si cercherà di dimostrare come, in forza dei meccanismi di dialogo e di coordinamento individuati nei capitoli precedenti si produca un innalzamento del livello di salvaguardia dei diritti, sia a livello “procedurale” – in quanto l’individuo che ritiene siano stati violati diritti contenuti sia nelle fonti statali che in quelle extra-statali potrà rivolgersi agli organi di controllo dei diversi sistemi – sia a livello “sostanziale” – poiché, dall’analisi di alcune pronunce rilevanti delle corti nazionali ed europee, anche in apparente “conflitto” tra loro, si rileverà che è attraverso l’interazione tra sistemi, sia a livello normativo che giurisprudenziale, che si raggiunge più efficacemente l’obiettivo della massima espansione delle tutele dell’individuo nel contesto europeo.

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