Titolo della tesi: Energia e Territorio: la “Transizione Energetica” nei sistemi insulari minori
Abstract
La ricerca si inserisce nel dibattito contemporaneo sulla transizione energetica e sulle sue implicazioni territoriali, con particolare riferimento ai contesti insulari minori non interconnessi, interpretati come spazi-laboratorio della trasformazione ecologica e sociale. L’obiettivo è ricondurre la questione energetica al suo significato territoriale, politico e culturale, analizzando come i processi di decarbonizzazione stiano ridefinendo la fisionomia dei territori marginali, mettendo in luce le contraddizioni tra retoriche globali della sostenibilità e capacità effettiva di implementazione locale delle politiche.
Le isole minori, pur rappresentando contesti fisicamente limitati e strutturalmente fragili, costituiscono ecosistemi complessi in cui si intrecciano dimensioni tecniche, ambientali, sociali e istituzionali. In tali spazi, la transizione energetica si manifesta in forma amplificata, rendendo evidente la tensione tra due modelli di sviluppo: da un lato quello centralizzato, fondato su logiche estrattive e monopoli infrastrutturali; dall’altro un modello decentrato e comunitario, orientato all’autonomia energetica, alla cooperazione e alla giustizia territoriale.
La ricerca si fonda su un impianto teorico multidisciplinare che integra i modelli di transizione sociotecnica (Multi-Level Perspective e Strategic Niche Management) con gli approcci della geografia critica dell’energia e della political ecology. In particolare, si è voluto indagare come le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) possano costituire non solo strumenti tecnici per la produzione distribuita, ma anche dispositivi istituzionali e sociali capaci di generare capitale territoriale, coesione e nuove forme di governance democratica dell’energia.
Dal punto di vista metodologico, il lavoro adotta una prospettiva multi-scalare e situata: alla scala sovralocale vengono analizzate le cornici normative e i programmi di sostegno europei e nazionali (Clean Energy for EU Islands, PNRR “Isole Verdi”, Decreto CACER), mentre alla scala locale l’indagine si concentra sui casi studio di Ventotene e Lampedusa. Entrambi i casi sono stati approfonditi attraverso un approccio qualitativo basato su analisi documentale, interviste semi-strutturate e osservazione diretta dei processi di progettazione e partecipazione.
I risultati mostrano come la transizione energetica nelle isole minori italiane sia ancora un processo incompleto, frammentato e diseguale. Le barriere tecnologiche (limitata capacità di accumulo e interconnessione), amministrative (ritardi nei decreti attuativi e nella regolazione delle CER), e soprattutto economiche (cofinanziamento del 60% degli impianti) costituiscono ostacoli strutturali alla diffusione di modelli realmente inclusivi. In particolare, l’obbligo di cofinanziamento tende a escludere le amministrazioni periferiche e le famiglie con scarsa disponibilità economica, favorendo invece l’intervento dei grandi operatori energetici.
Questo processo rischia di produrre una privatizzazione della transizione, in cui le grandi imprese, pur non potendo formalmente partecipare alle CER, ne condizionano la sostenibilità economica attraverso contratti di servizio e meccanismi di bilanciamento. Si tratta di una dinamica che riproduce, sotto nuove forme, le medesime logiche estrattive e centralizzate della fase fossile dello sviluppo industriale. La promessa di una “democrazia energetica” fondata sull’autonomia e sulla partecipazione rischia così di restare incompiuta, trasformandosi in una retorica adattiva del neoliberismo ecologico.
Nonostante ciò, la ricerca evidenzia segnali di cambiamento significativi: la diffusione dei programmi “Isole Verdi”, l’emergere di esperienze di micro-autoproduzione e la crescente consapevolezza energetica di cittadini e amministratori locali stanno contribuendo alla costruzione di un nuovo linguaggio territoriale dell’energia. Tali esperienze, pur nella loro parzialità, dimostrano che la transizione può divenire strumento di innovazione sociale e politica, capace di ridefinire le relazioni tra energia, spazio e comunità.
La tesi sostiene che una transizione realmente giusta e trasformativa debba fondarsi su un nuovo patto tra istituzioni e territori, superando la subordinazione delle logiche pubbliche a quelle del profitto. È necessario concepire la politica energetica non più come mera strategia di efficientamento tecnico, ma come progetto di emancipazione collettiva e di ricomposizione territoriale. In questa prospettiva, le isole minori assumono un ruolo paradigmatico: non più margini del sistema energetico nazionale, ma laboratori di un possibile autogoverno energetico, capace di coniugare sostenibilità, democrazia e giustizia spaziale