Titolo della tesi: La codificazione dell’endecasillabo nella poesia castigliana quattro-cinquecentesca: i sonetti di Juan Boscán
Questo studio si incentra sul ruolo cruciale ricoperto dalla produzione poetica di Juan Boscán nel processo di acclimatamento della forma-sonetto alla lirica castigliana del primo Cinquecento. Partendo da una ricostruzione della genesi del petrarchismo – dalla configurazione del modello petrarchesco alle prime sperimentazioni quattrocentesche dell’endecasillabo in area iberica, con particolare riguardo per i testi emblematici del protopetrarchismo, tra cui i quattro sonetti di Villalpando, i quarantadue sonetti del Marchese di Santillana e il «canzoniere» di Gómez Manrique –, la ricerca si propone di chiarire secondo quali modalità Boscán abbia contribuito a veicolare i moduli metrici e ritmici, gli artifici retorici e i motivi tematici del Canzoniere di Petrarca, adattandoli alla poesia castigliana cinquecentesca, ancora vincolata alla tradizione tardomedievale. La metodologia adottata combina un’analisi metrico-prosodica dettagliata e un’indagine lessicale e rimica su un corpus testuale costituito dai cento sonetti dell’autore. I dati (gli schemi sillabico-accentuali, il rimario, il lessico in rima) sono stati immessi anche sul portale online «Boscán en versos» – progetto finanziato dal PNRR e realizzato con il supporto del Professor Stefano Milonia, filologo romanzo ed esperto di Digital Humanities, mediante il programma software Drupal 10 –, che include la trascrizione dei cento sonetti, con i relativi schemi metrico-prosodici e la riproduzione digitale delle pagine corrispondenti del manoscritto autografo di Boscán (il Manoscritto Lastanosa-Gayangos, Ms. 17969, conservato presso la Biblioteca Nacional de España). Ciascun testo, inoltre, è stato corredato da connessioni interattive e rimandi ipertestuali che agevolano l’analisi delle frequenze rimiche e delle aggregazioni lessicali ricorrenti.
Dall’indagine complessiva, si consolida lo status di Boscán come primo autore petrarchista castigliano: i suoi sonetti, infatti, pur presentando retaggi della tradizione autoctona, ancorata all’uso dell’ottosillabo, e residui metrico-prosodici del verso di arte mayor, sono caratterizzati dall’uso predominante di endecasillabi di tipo reale, con predilezione per l’eroico, e dalla combinazione di tali scelte formali con una ricorsività ritmica e delle aggregazioni rimiche che contribuiscono in modo determinante all’unitarietà e all’organicità di quello che possiamo definire un «canzoniere» petrarchista, seppur con le sue specificità. L’analisi evidenzia, inoltre, come la struttura metrico-prosodica di un componimento non rappresenti solo un mero dato formale, ma contribuisca alla costruzione di un vero e proprio «itinerario esistenziale» dell’io lirico: la disposizione degli ictus (primari e secondari), la ricorrenza di taluni moduli ritmici, le scelte rimiche e le connessioni ritmico-semantiche presentano delle ripercussioni sul piano retorico-tematico e stilistico che rafforzano la rappresentazione di una coscienza interiore frammentata e scissa, di chiara ascendenza petrarchesca, ma declinata in modalità proprie del panorama letterario castigliano e dell’esperienza biografica dell’autore.
Il lavoro apre, dunque, a uno studio più approfondito sul primo petrarchismo castigliano propriamente detto, proponendo un modello di lettura che integra analisi metrico-prosodiche, strumenti digitali e interpretazione testuale per spiegare come si sia concretizzato, nel passaggio dal tardo Medioevo al Rinascimento, il processo di codificazione e cristallizzazione del sonetto nella poesia castigliana.