Titolo della tesi: Paesaggi kitsch. Artifici e nature nel progetto contemporaneo
Il kitsch è un termine ampio e sfaccettato, che sfugge alla definizione, spesso associato a un’accezione negativa, confuso come sinonimo di “cattivo gusto”. Il concetto sembra attraversato da una duplice condizione, da un lato sembra ampiamente superato, appartenente a condizioni sociali e culturali ormai lontane, dall’altro sembra recentemente tornato a interessare il dibattito contemporaneo che, ribaltandolo, lo propone come atteggiamento che permea molti ambiti della vita. Dal punto di vista del progetto, studiando le declinazioni della parola, emergono condizioni che sono ancora oggi operative: il kitsch può essere sinonimo di scarto, usura, simulazione e copia di elementi, alterazione del contesto, è sinonimo di autenticamente falso, è essenzialmente conciliante perché non urta il pensiero comune, è riposante e moderato, propone un’identificazione immediata, racconta una storia. In questi termini diviene un parametro attraverso cui sistematizzare alcune dinamiche progettuali, al tempo stesso contiene possibili strumenti con i quali progettare la realtà in cui siamo immersi.
L’obiettivo della ricerca è quello di indagare nuovamente il concetto di kitsch considerando le sue molteplici definizioni e sfaccettature all’interno del progetto di paesaggio, attraverso il confronto critico tra alcune esperienze progettuali dal moderno al contemporaneo, intersecate con alcune operazioni dalla sfera delle arti e della letteratura.
I Paesaggi kitsch identificano con “kitsch” quel parametro che registra le oscillazioni tra intenzionalità ed effetti del progetto, tra falso e autentico, quel parametro che utilizza lo strumento della narrazione per definire queste oscillazioni. Mentre con “paesaggi” si identifica il concetto di paesaggio come sistema relazionale in grado di tenere uniti artefatto e biologico, realtà e immaginario.