EDOARDO BRAUNER

Dottore di ricerca

ciclo: XXXIV


supervisore: Prof. Stefano Di Carlo
relatore: Prof. Stefano Di Carlo

Titolo della tesi: TRATTAMENTI CUSTOMIZZATI NELLA RIABILITAZIONE DEI PAZIENTI GRAVEMENTE ATROFICI

La riabilitazione dei pazienti gravemente atrofici rappresenta, ad oggi, ancora una importante sfida per il clinico, una sfida che si basa e al contempo si supera partendo dalle conoscenze e dai limiti del clinico stesso. Lo studio è stato condotto presso il reparto di Implanto-Protesi del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo-Facciali dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Abbiamo analizzato 221 pazienti nel periodo dall’ottobre 2015 all’ottobre 2020 che necessitavano di riabilitazioni complesse e cioè casi in cui, alla perdita degli elementi dentari, corrispondeva anche una atrofia almeno di IV grado, secondo la classificazione di Cawood e Howell. Le cause dell’atrofia sono stare classificate tra oncologiche, malformative, esiti traumatici e esiti di patologie dentali infettive. 26 siti, sono risultati idonei alla procedura di GBR e sono state registrate le complicanze legate alle procedure di rigenerazione ossea guidata sorte sia durante la chirurgia che durante la guarigione tissutale.In 9 siti si è avuta una esposizione precoce di membrana (<6 mesi). In tali sedi, si è avuta la necessità di rimuovere la membrana anzitempo. In altri 3 siti, invece, si è avuta una esposizione tardiva, al termine dei 6 mesi, la quale ha portato comunque alla formazione di osso in quantità e qualità sufficiente all’inserimento implantare previsto. Il valore medio della rigenerazione verticale dell’osso è stato di 5,8 mm mentre a livello orizzontale di 5 mm, valori in linea con i dati presenti in letteratura. Tale guadagno ha consentito, in tutti i casi, di soddisfare le necessità protesiche inserendo gli impianti in sicurezza senza entrare nel seno mascellare e senza ledere il nervo alveolare inferiore. Lo spessore vestibolo-orale è stato pari o maggiore ad 8 mm e questo ci ha consentito di mettere impianti di almeno 3 mm di diametro. Tutti gli impianti utilizzati nello studio hanno una lunghezza minima di 8 mm. Tranne in 2 casi, negli altri 24 è stato inserito il numero di impianti programmato nella fase preoperatoria sotto la guida di dime chirurgiche. Sono stati inseriti 58 impianti complessivamente. Sebbene le tecniche di rigenerazione ossea siano molteplici, questo studio ha evidenziato quanto la rigenerazione protesicamente guidata sia un valido strumento in più nelle mani del clinico, che si è dimostrato assolutamente risolutivo per la gestione di queste gravi condizioni clinche. Il progresso tecnologico, già notevolmente avanzato, ci proietterà a breve verso tecniche sempre più individuali per paziente e per condizione clinica, illustreremo pertanto, in conclusione, quelli che sono i primi passi di una vera rivoluzione bio-ingegneristica.

Produzione scientifica

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