Ricerca: Ricchezza e Benessere. Sidgwick nella tradizione utilitarista dell'economia neoclassica
Henry Sidgwick è oggi ampiamente considerato come uno dei filosofi morali più influenti degli ultimi due secoli. Questo riconoscimento si deve in gran parte al lavoro di studiosi contemporanei come Roger Crisp, David Phillips e Bart Schultz che – a partire dagli anni Settanta – hanno profondamente rivisto l’immagine tradizionale di Sidgwick, fino ad allora determinata soprattutto dal confronto critico con G. E. Moore.
Anche questa più recente ondata di studi su Sidgwick ha avuto la tendenza a concentrarsi, però, quasi esclusivamente su The Methods of Ethics (1874), senza dubbio il capolavoro di Sidgwick, e a trascurare, invece, le altre opere di Sidgwick, tra cui The Principles of Political Economy (1883) e The Elements of Politics (1891). Sidgwick, infatti, come del resto gli altri grandi utilitaristi classici – Jeremy Bentham e James e John Stuart Mill – non fu solo un filosofo morale, ma anche un teorico sociale e un economista di primo piano, il cui sistema morale era concepito per rispondere a questi più ampi interessi sociali e inserirsi in uno schema generale, capace di dare vita, perciò, a ciò che John Rawls ha chiamato una “dottrina morale globale”.
Nel caso di Sidgwick, tuttavia, questa “dottrina globale” ha ricevuto molta meno attenzione critica rispetto a quanto avvenuto, per esempio, per Bentham e Mill. Solo negli ultimi anni storici del pensiero economico come Steven Medema e Roger Backhouse hanno, infatti, iniziato a proporre un’interpretazione più sistematica dei contributi di Sidgwick all’economia politica, sebbene con ancora scarsa attenzione al legame tra questi e la filosofia morale.
L’obiettivo del mio progetto di ricerca, in linea con questa tendenza della critica, è, pertanto, quello di ampliare il normale campo degli studi su Sidgwick, esaminando The Methods of Ethics finalmente in stretta relazione con le opere politiche ed economiche di Sidgwick. Tento così di delineare un'immagine più complessiva di Sidgwick moralista, economista e politico, in linea con l’approccio già adottato dagli studiosi nei confronti di altri grandi utilitaristi classici.
Questo non significa ovviamente sminuire la centralità di The Methods of Ethics, che resta il contributo più significativo di Sidgwick. Al contrario, vuol dire suggerire che gli stessi Methods possono essere meglio compresi se considerati all’interno del più ampio progetto filosofico di Sidgwick. In particolare, la teoria politica ed economica di Sidgwick offre importanti spunti per comprendere quella che è forse la sua idea più famosa e dibattuta: il dualismo della ragione pratica. La sua interpretazione del mercato, centrale per gli utilitaristi precedenti come strumento di armonizzazione tra interessi individuali e collettivi, rivela la specificità della dottrina globale di Sidgwick rispetto a quella degli altri utilitaristi, segnando una svolta decisiva che avrà una grande influenza anche sull'economia.
Sidgwick è stato, infatti, talvolta visto, da un punto di vista politico, da un lato, come un utilitarista conservatore - il suo utilitarismo sarebbe una forma di Benthamismo “addomesticato”, privo del riformismo aggressivo che caratterizzava i Philosophical Radicals - dall’altro lato, però, anche come il filosofo morale che più di ogni altro ispirò la nascita dell’Economia del Benessere di Pigou, alla base di molti programmi di riforma sociale del Novecento. Quale di queste visioni, apparentemente opposte ma forse non inconciliabili, rappresenta la lettura migliore della filosofia politica di Sidgwick? Questo costituisce una delle domande chiave del mio progetto di ricerca.
Rawls ha sostenuto, inoltre, l’incompatibilità tra utilitarismo e liberalismo. Il dibattito che ne è seguito si è concentrato principalmente sul conflitto tra utilitarismo e liberalismo nella filosofia politica di Bentham e Mill, trascurando ampiamente quella di Sidgwick. Ciò è in linea con la tendenza generale che ho già evidenziato a trascurare Sidgwick come filosofo politico. Un'altra domanda chiave del mio progetto di ricerca tenta di esaminare, pertanto, il problema classico di Rawls sulla compatibilità tra utilitarismo e liberalismo, concentrandosi, però, a differenza di quanto ha fatto la maggior parte degli studiosi, in modo specifico sulla filosofia politica di Sidgwick. Questo è particolarmente importante sia perché Sidgwick si distanzia in modo rilevante dalla filosofia politica di Bentham e Mill, sia perché Rawls lo descrive come “chi ha saputo dare la migliore l'esposizione del sistema utilitarista classico” e quindi come l'utilitarista classico la cui filosofia politica, più di ogni altra, dovrebbe essere, perciò, a mio avviso, presa in considerazione per rispondere alla sua domanda classica sulla compatibilità tra utilitarismo e liberalismo. E questo è di grande rilevanza nell'attuale dibattito sulla filosofia liberale.