Titolo della tesi: Miniatura e illustrazione libraria nelle edizioni del Quattrocento. Contributo allo studio di un linguaggio iconografico condiviso a partire da un’indagine sistematica sulle collezioni di Torino
La ricerca indaga la decorazione manuale degli incunaboli conservati nelle biblioteche torinesi, con l’obiettivo di approfondire un patrimonio in parte ancora inedito e di analizzarlo da una prospettiva storico-artistica. Il lavoro si inserisce nel quadro degli studi sulla materialità del libro e adotta un approccio "copy-specific", che considera ogni esemplare come un unicum dotato di una propria storia materiale.
Attraverso un censimento sistematico degli incunaboli conservati presso le principali istituzioni cittadine, la ricerca ha individuato diverse tipologie di interventi decorativi, dalla semplice rubricatura alle iniziali miniate fino alle più complesse miniature figurate. Oltre a costituire una base conoscitiva per la catalogazione del patrimonio, il censimento ha permesso di formulare nuove proposte attributive e di riconoscere l’intervento delle botteghe di miniatori di rilievo attivi nel secondo Quattrocento, quali Maestro dei Putti, Gioacchino de Gigantibus e Bartolomeo di Benincà. Parallelamente, la tesi ha esplorato il ruolo della decorazione libraria come indizio di provenienza e come testimonianza dei processi di circolazione, appropriazione e uso dei primi libri a stampa nel ducato di Savoia. I fondi di incunaboli conservati a Torino hanno offerto un corpus di indizi privilegiato per indagare la presenza di maestranze attive nella regione, la tipologia di committenti di libri a stampa decorati, le pratiche ornamentali locali e il modo in cui queste si confrontarono con modelli e stili provenienti dai principali centri tipografici europei.
Un ulteriore livello di indagine ha riguardato l’impiego di risorse digitali, in particolare le banche dati Material Evidence in Incunabula (MEI) e ICo (IVS Commune online), utilizzate per documentare e condividere i risultati della ricerca, ma anche come veri e propri ambienti di ricerca, capaci di stimolare interrogativi e favorire connessioni tra i dati. L’integrazione dei dati torinesi in queste piattaforme ha consentito di inserire il patrimonio locale in una rete internazionale di studi e di sperimentare nuovi modelli di descrizione dell’iconografia giuridica mediante il sistema ICONCLASS.