Titolo della tesi: Transizione ecologica e mobilità sostenibile: una prospettiva costituzionale
Questa ricerca si propone di collocare la riforma costituzionale del 2022 nel più ampio quadro della transizione ecologica, mostrando come l’inserimento in Costituzione della tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi (art. 9) e l’orientamento dell’iniziativa economica a fini ambientali e sociali (art. 41) abbiano riplasmato gli strumenti pubblici per guidare il cambiamento. In tale cornice, il settore dei trasporti emerge come snodo critico: contribuisce in modo rilevante alle emissioni climalteranti, condiziona la qualità dell’aria e la vivibilità urbana e richiede investimenti infrastrutturali e tecnologici coerenti con gli obiettivi europei (Green Deal, NGEU) e nazionali (PNRR, PTE, PNIEC). La tesi evidenzia che una mobilità sostenibile non è soltanto una questione legata alla decarbonizzazione, ma anche all’accessibilità e all’equità: senza correttivi mirati si accentuano divari territoriali e digitali e si cronicizza la cd. «povertà dei trasporti», che comprime l’esercizio di diritti sociali e la partecipazione economica. La cd. mobility justice, teorizzata dalla sociologa statunitense Mimi Sheller, diventa così il criterio con cui misurare la conformità costituzionale delle politiche in materia di mobilità sostenibile, affinché la transizione sia allo stesso tempo verde e giusta. In questa direzione, il rinnovato art. 41 Cost. legittima interventi coerenti con la tutela dell’ambiente e con le finalità sociali, nel rispetto delle garanzie costituzionali. Dette finalità consentono al legislatore di disegnare strumenti di internalizzazione delle esternalità e, al contempo, di prevedere correttivi redistributivi in grado di garantire l’equità dell’accesso alla mobilità sostenibile. In tal senso, l’art. 41 opera come clausola di legittimazione ed espressione coerente della funzione sociale dell’economia costituzionalmente orientata, necessario per sopportare e distribuire i costi della decarbonizzazione dei trasporti senza sacrificare, ma anzi, promuovendo, la “giustizia” della transizione. Su queste basi, in conclusione, la ricerca si propone di sostenere lo sviluppo di un (diritto) alla mobilità sostenibile come valore e compito della Repubblica, ancorato agli artt. 9, 16 e 41 e orientato all’eguaglianza sostanziale dell’art. 3, co. 2: un programma costituzionalmente vincolante che impone di rimuovere le diseguaglianze e di distribuire in modo giusto oneri e benefici della transizione ecologica.