Titolo della tesi: Alcuni indicatori di anomalia quantitativi per l’individuazione delle imprese cosiddette cartiere e filtro coinvolte in reati fiscali
Le imprese cosiddette cartiere e filtro sono due tipologie di imprese molto pericolose per il sistema nazionale in quanto sono frequentemente coinvolte in frodi fiscali e in operazioni di riciclaggio, come il trade-based money laundering. Gli intermediari bancari e finanziari (IF), obbligati al rispetto dalla normativa antiriciclaggio (AML), devono identificare tempestivamente queste imprese tra i propri clienti e segnalarle all’Unità d’Informazione Finanziaria per l’Italia tramite una segnalazione di operazioni sospette (SOS), per evitare sanzioni e danni reputazionali.
In questo contesto, questa tesi raccoglie tre studi pubblicati che propongono alcuni indicatori quantitativi utili alle funzioni AML degli IF italiani per ricercare tra i propri clienti, imprese cartiere e filtro coinvolte in reati fiscali. I lavori si basano su dataset originali costruiti a partire dalle sentenze della Cassazione e sulle SOS.
Il primo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Minerva Bancaria, analizza la durata legale delle cartiere da diverse prospettive, evidenziando, tra gli altri risultati, che il primo evento rilevante (trasferimento, liquidazione, evento giudiziario, cancellazione) avviene in media dopo 4,9 anni dalla prima iscrizione in camera di commercio. Il secondo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Money Laundering Control, esamina il fatturato delle cartiere, mostrando una crescita media annua dei ricavi del 131% fino al massimo livello di fatturato; questo è raggiunto in meno di tre anni, mentre la durata operativa delle cartiere è di circa quattro anni. Inoltre, è verificata una convergenza beta e sigma nei fatturati delle cartiere. Entrambi i lavori colmano un vuoto nella letteratura, poiché non sono noti studi che analizzino questi aspetti delle cartiere da un punto di vista quantitativo.
Il terzo studio, co-autorizzato con Marco De Simoni e pubblicato come working paper sui Quaderni dell’Antiriciclaggio dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia – Banca d’Italia, analizza le imprese filtro, evidenziandone la loro natura “anfibia”; infatti, le imprese filtro presentano caratteristiche simili sia alle cartiere (basso valore aggiunto, ciclo del capitale circolante rapido) sia alle imprese reali (accesso al credito bancario) oltre ad una maggiore produttività, misurata come ricavi in milioni di euro su dipendenti, rispetto alle imprese operative e alle cartiere. Viene proposto un indicatore sintetico, basato su una regressione logistica, utile per identificare le buffer companies tra i clienti degli IF. Anche in questo caso, non sono noti studi in letteratura sull’identificazione quantitativa delle buffer.
I principali limiti dei tre studi riguardano la dimensione ridotta e la selezione non probabilistica dei campioni. Si suggerisce, pertanto, la creazione di un osservatorio permanente sulle imprese cartiere e filtro per rafforzare l’efficacia degli strumenti proposti.