Titolo della tesi: Metro-logistica. Un’etnografia affettiva su infrastrutture, assemblaggi e mobilità multiscalari (d)a Exarchia, Atene
La ricerca segue etnograficamente le vicende del quartiere di Exarchia, ad Atene, che ha visto negli ultimi anni una cristallizzazione identitaria (quella della "roccaforte anarchica") operata dalle retoriche istituzionali, dell’industria turistica e del discorso accademico. Tali retoriche hanno sovraesposto e al contempo indebolito le reti, i legami e le pratiche sociali di mutuo-aiuto storicamente costruite e tramandate nel quartiere che, pure, gli e le abitanti cercano strenuamente di mantenere e riparare. L’obiettivo è indagare il ruolo politico delle infrastrutture, intese sia da un punto di vista materiale, che in ottica concettuale e relazionale, in questi processi. In particolare, la tesi vuole mostrare come esse si stratifichino creando assemblaggi socio-tecnici dove si intersezionano vari livelli di infrastrutture fisiche e digitali, utilizzi, contro-usi, piccoli atti di sabotaggio, discorsi, interessi, poteri e posizionamenti. Si vedrà inoltre come questi assemblaggi dinamici e imprevedibili operino contemporaneamente una risignificazione della località e una “indigenizzazione” (Appadurai 1996) dei fenomeni globali, in quello che nella tesi viene definito “collasso di scale”.
La ricerca sul campo in questo senso si è concentrata sullo spazio dell’unica piazza del quartiere, ad oggi occupato interamente dal cantiere della stazione della futura linea 4 della metropolitana. Prendendo l’infrastruttura “come lente e come metodo” (Cowen 2020), la dimensione del quartiere viene osservata in modo sempre relazionale: diacronicamente rispetto ai “tempi lunghi” della storia e delle storie che l’hanno attraversato e costruito materialmente e simbolicamente, ma anche spazialmente: cercando cioè di ricostruire Exarchia come uno spazio poroso, sempre in tensione e in comunicazione con il resto della città di cui fa parte. Questo, oltre ad essere una prospettiva “logistica” che mira a mettere in luce le connessioni dentro la città e i flussi di persone, capitali e immaginari che lì si danno, risponde a un altro obiettivo dichiarato della tesi: desoticizzare Exarchia e la sua legacy spazio-politica che troppo spesso descrive questo come un luogo "eccezionale".
L’etnografia come pratica teoricamente orientata (immersiva, situata e implicata) in questo senso, congiuntamente ad un approccio interdisciplinare che coniuga linguaggi e saperi diversi (patch anthropology, Tsing 2015), illumina gli aspetti multiscalari, polisemici e insieme materiali e “più che materiali” dello spazio infrastrutturale.